Credo che anche il più sprovveduto e ingenuo dei cittadini abbia potuto capire dall’andamento indecente dell’ultima crisi di governo come agli uomini politici, di qualsiasi parte, di destra o di sinistra, interessi solo il proprio potere e niente del cosiddetto «bene pubblico» che pur hanno sempre in bocca. àˆ un problema non solo italiano ma di tutte le democrazie. Il sistema elettorale democratico porta al potere degli uomini mediocri. [Articolo di Massimo Fini]
ll sistema elettorale democratico porta al potere (scientemente, perché teme il personaggio carismatico che può facilmente trasformarsi, travolgendo le regole, in un dittatore) degli uomini mediocri (Berlusconi, che mediocre non è, purtroppo si è portato appresso una serie di problemi accumulati quando faceva l’imprenditore). Personaggi senza nessuna qualità prepolitica si trovano proiettati da un giorno all’altro, grazie al meccanismo elettorale e all’impossibilità del cittadino di fare una vera scelta fra candidati imposti dai sordidi meccanismi di selezione di partito (e che comunque non conosce se non del tutto superficialmente e, a volte, per nulla) in posizioni di enorme potere, con una serie di privilegi, economici, di status, legali. Da quel momento la loro unica preoccupazione è di non perdere quel potere e semmai di aumentarlo.
La politica democratica, che secondo alcuni sarebbe un’arte sopraffina, è in realtà di una semplicità e di una banalità sconcertante, un gioco da bar.
Siamo cinque bambini. Tre si alleano contro gli altri due per vincere. Oppure uno fa la parte dell’ago della bilancia ricattando ora gli uni ora gli altri (il gioco dei «due forni» in cui eccelleva Craxi e che in questi giorni è stato messo in atto da Follini). Non si va molto più in là di questo. I valori, gli interessi, le idee, ammesso che ci siano, non sono che un paravento. In fondo il più onesto nel panorama politico italiano è Clemente Mastella (e anche per questo è simpatico a molti: perché scopre il gioco) che vende apertamente il suo pacchetto di preferenze al migliore offerente.
La politica, in democrazia, è questo gioco infantile e avvilente. àˆ un mercato di voti e un profluvio di parole. Il potere democratico si basa, più di qualunque altro, sulla parola. Il condottiero deve conquistare città e territori o difenderli. Il capo carismatico avrà alle spalle azioni con cui ha costruito il proprio prestigio. Il dittatore prende decisioni che sono direttamente e immediatamente riferibili alla sua persona. Il potere di origine divina o semidivina è invece silenzioso per non usurare con la parola la propria sacralità e credibilità .
L’uomo politico democratico invece parla. Non fa che parlare. àˆ la sua attività principale e quasi esclusiva. «La politica moderna» osserva Max Weber. «si serve della parola in misura quantitativa enorme». E la parola è inganno, frode, menzogna, manipolazione. «Il tuo dire sia sì sì no no, il resto viene dal Maligno» è scritto nel Vangelo.
Il leader democratico è un demagogo e non è un caso che questo termine sia stato appioppato per la prima volta a Pericle, il principe della democrazia ateniese, e non a un qualche tiranno. Vive di parole. àˆ tutto fuorché un uomo d’azione. E un «culo di pietra». E la possibilità di verificare la coerenza delle sue parole con i fatti, che si riducono sostanzialmente, quando va bene, alla partecipazione alla formazione delle leggi o all’emanazione di provvedimenti amministrativi, è minima. Tra le parole e gli atti passa in genere un tal lasso di tempo, riempito da altre parole, che il cittadino si è ormai dimenticato di ciò che è stato detto in origine. Non perché il popolo sia necessariamente «bue», come lo considerano gli oligarchi democratici, al di là degli omaggi verbali e di facciata, ma perché la gente, come canta il menestrello Jannacci, «la ga i so impegn». Deve lavorare. Per mantenere questi uomini mediocri perché ci comandino. Un masochismo abbastanza impressionante che, come notava Jacques Necker nel 1792, «dovrebbe lasciare stupiti uomini capaci di riflessione».
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