Che paese è quello in cui una ragazza disarmata viene pestata a sangue, con un calcio le fanno volare via sette denti, al pronto soccorso i medici la suturano alla bellà‚´e meglio e lasciano che venga deportata in carcere? Che paese è quello in cui unà‚´altra ragazza, disarmata pure lei, perde la memoria per una manganellata, viene ricoverata in ospedale ed è costretta ad urinarsi addosso davanti ad agenti maschi di polizia penitenziaria? Eà‚´ Genova, luglio 2001. A riascoltarli oggi i racconti di Anna, Julie, Melanie, Ulrich, tutti studenti universitari tedeschi fanno ancora venire i brividi. E anche per loro la rievocazione è difficile [Marco Preve, La Repubblica].
Ieri, 22esima udienza del processo contro i 29 poliziotti, tra alti dirigenti e capisquadra, accusati a vario titolo di lesioni personali gravi, percosse, falso, calunnia, e irruzione arbitraria. Anna mentre ricordava il raid dei picchiatori della celere romana nella scuola Diaz, dove dormivano decine di giovani manifestanti stranieri, è scoppiata a piangere e il presidente del tribunale ha ordinato unà‚´interruzione.
Anna: à‚«Avevamo le mani alzate e la polizia arrivava correndo. Urlavano bastardi. Ho ricevuto un primo colpo al viso e poi un calcio al mento. Mi sono accorta che avevo perso dei denti. Ero in ginocchio ma con la schiena dritta e avevo le mani vicino alla testa, poi sono stata colpita con il manganello… poi ho subito ancora diversi colpi, ma me ne ricordo solo uno esattamente sulla schiena, e un altro calcio sulla mano… in ospedale mi hanno iniettato dei sedativi nelle labbra superiori, subito dopo senza aspettare due dei miei incisivi che erano rivolti verso là‚´interno, hanno tentato di rimetterli nella loro posizione nella mandibola… eà‚´ stato molto e cà‚´erano almeno 4 persone che mi tenevano ferma.. ho avuto incubi per sei mesi che non mi consentivano di dormire… nel gennaio dopo là‚´accaduto, ho dovuto fare una terapia di intervento di crisi nel centro per la gente seviziata.
Melanie: à‚«Ricordo che sono in piedi con le mani alzate e i poliziotti arrivano. Poi non ricordo più niente mi è stata diagnosticata una amnesia retroattiva. I ricordi riprendono in ambulanza dove sono svenuta e poi in ospedale dove ero semincosciente per 24 ore. Ricordo le infermiere che mi pulivano davanti ai poliziotti dopo che mi ero urinata addosso in seguito ad una crisi epiletticaà‚». Analoghi i resoconti delle altre parti offese. Tutti con tappe identiche la selvaggia brutalitàƒ della polizia alla Diaz, i soprusi e le violenze prolungate in ospedale senza che medici o infermieri intervenissero (anche il giuramento di Ippocrate venne sospeso in quei giorni del 2001) e per qualcuno a Bolzaneto.
Ulrich, trauma cranico, naso e dita rotte dai manganelli: à‚«Una mia amica, Julia, era terrorizzata e gridava “questi ora ci ammazzano”. CosàƒÂ¬, come per difenderci, ci siamo abbracciatià‚». Molti testi hanno poi ricordato come un funzionario ad un certo momento intervenne urlando “basta basta” di fronte ai pestaggi continuati. Era uno degli imputati, Michelangelo Fournier, vice di Vincenzo Canterini capo dei Nuclei speciali antisommossa. Difficile sapere se il suo fu un grido di vergogna oppure un semplice comando per riportare allà‚´ordine la truppa scatenata.
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