Ha scritto il Financial Times: “Gli osservatori esteri della campagna elettorale sono rimasti stupefatti nello scoprire che Berlusconi nel giro di una settimana si è paragonato a Napoleone, Churchill e Gesù Cristo, promettendo anche di rinunciare al sesso fin dopo le elezioni di aprile. Gli osservatori distanti non dovrebbero farsi ingannare da queste apparenti buffonate. C’è molto metodo nella follia di Berlusconi.” Noi ci domandiamo quanto gli italiani continueranno, al contrario degli osservatori esteri, a farsi ingannare da queste buffonate. Non siamo cosàƒÂ¬ convinti che l’antidoto al virus Berlusconi sia stato sviluppato dagli italiani in questi anni di governo mediatico e cialtronesco [Utopico – Cani Sciolti]. Berlusconi è il testimonial dell’uomo italico di successo, furbo come Bertoldo, caciarone quanto basta, ma con l’ostentazione programmata, continua dei simboli del successo e non solo. Le ville, le barche, il lifting, le battute da caserma, la ridanciana e italica abitudine alla menzogna, il continuo atteggiarsi a vittima sacrificale, la finta modernitàƒ e l’uso spregiudicato dei media, le convention, gli slogan banali ma efficaci in una societàƒ che non legge, non ha uno livello culturale elevato e una preparazione scolastica insufficente.
L’impero che Berlusconi ha costruito in questi anni, con l’aiuto, le coperture, di una classe politica clientelare e anche di altre realtàƒ economiche, finziarie e non, spazia dalle televisioni ai giornali, alle catene di distribuzione, alle assicurazioni ecc.ecc. Una ragnatela di attivitàƒ con la quale ogni italiano si ritrova a dover fare i conti, a usarla e subirla, quotidianamente.
Ma è proprio la televisione l’oggetto o il soggetto di punta della strategia berlusconiana. I reality-show, le trasmissioni urlate, le piazze virtuali dove ogni cosa è costruita, gestita, manipolata in funzione dell’auditel, lo strumento di rilevazione degli ascolti che determina successi ed insuccessi e muove le strategie e gli investimenti pubblicitari delle aziende. Quindi è il profitto, il risultato economico che è l’obiettivo non il contenuto delle varie espressioni della televisione.
Basta ormai accendere il televisore a qualsiasi ora del giorno per rendersi conto di come quasi tutti gli spettacoli siano basati esclusivamente sui vizi privati di gente comune: sesso, litigi, umiliazioni, tutto ciàƒÂ² che fa ascolto ci viene mostrato senza inibizione alcuna, con l’unico limite della piena consapevolezza e accondiscendenza da parte di coloro che sono al centro dell’attenzione.
Anche la televisione pubblica, la Rai, ha seguito, in questi anni, il perverso meccanismo del risultato di ascolti e quindi del’introito pubblicitario e non, come dovrebbe essere, la funzione di informazione e comunicazione cosàƒÂ¬ come quella di approfondimento della realtàƒ e dei temi legati alla vita, al futuro dei cittadini.
Proprio in questi giorni il Financial Times, quotidiano economico inglese, ha scritto di Berlusconi paragonando la parabola dell’Omino di Arcore alla trama di un film. Quel “The Truman Show” che racconta di Truman Burbank, che crede di essere una persona come tante altre, finchè un giorno scopre che tutta la sua vita, fin dall’infanzia, va in onda in tv 24 ore su 24 in diretta mondiale e tutti quelli che lo circondano non sono altro che degli attori e la sua cittàƒ è solo un set cinematografico.
Il film è del 1998 ma racconta quello che stiamo vivendo ogni giorno in questa societàƒ dell’immagine. Dove ogni cosa viene spettacolarizzata e rimbalzata da schermi televisivi. Una realtàƒ che diviene spettacolo, dove lo spettatore viene guidato, manipolato fino a sentirsi protagonista senza esserlo e senza avere la possibilitàƒ di modificare la trama. Con una regia unica, che controlla emozioni e sensazioni, che indirizza l’opinione e il consenso.
Nel nostro presente le forme di dominio e controllo da parte di unà¢â‚¬â„¢elite, di una casta, si sviluppano con forme e dinamiche del tutto diverse, decisamente più subdole e nascoste, legate fondamentalmente al consumo e alle dinamiche economiche ad esso collegate. Forme che sà¢â‚¬â„¢insinuano sotto la superficie delle cose, lasciando quindi inalterata la mera percezione della libertàƒ personale, che invece ci sarebbe segretamente ed inconsciamente limitata o negata dandoci l’impressione di una libertàƒ non sostanziale ma di facciata.
Siamo ormai abituati a vedere il mondo, o la sua rappresentazione, attraverso lo schermo televisivo, lo accettiamo cosàƒÂ¬ come ci viene presentato. Non abbiamo più la capacitàƒ di critica, della pratica del dubbio. Riceviamo messaggi e ne subiamo l’effetto senza domandarci “cui prodest”, a chi giova?
Se avessimo, o recuperassimo la capacitàƒ di porci domande, ci accorgeremmo che la scoperta di un possibile movente favorisce anche la scoperta del colpevole, o comunque limita il numero dei sospettati. Ma anche nella vita di ogni giorno, domandarsi sempre “cui prodest?” aiuta a rintracciare i fini ultimi e i reali interessi che leggi, decreti o semplici decisioni nascondono, al di làƒ degli alti ideali che sembrano proporsi e garantire.
Berlusconi è un grande comunicatore, ha applicato le leggi del marketing alla politica, le leggi del mercato allo Stato, ha usato e usa ogni possibilitàƒ mediatica in funzione dell’affermazione del proprio modello di socitàƒ e di cittadini-consumatori.
Le prossime elezioni saranno giocate, cosàƒÂ¬ come sta avvenendo, sul piano mediatico e in particolare televisivo. E senza che le persone, la maggioranza delle persone che non vivono più la politica come impegno, dialogo, confronto ma solo come fastidio troveranno in Berlusconi e nella sua ricetta di “felicitàƒ ” il porto a cui approdare.
Qualche milione di italiani ha come unico manuale di vita la televisione, i suoi protagonisti, le sue trasmissioni costruite e false, ma sono ormai incapaci di distinguere la realtàƒ dalla finzione, vivono in simbiosi cone il messaggio consumistico sia dei prodotti ma anche dei comportamenti sociali, dei modelli di vita, di aspirazioni legati alla televisione, al successo, al riconoscimento di un’identitàƒ patinata e da copertina.
Come diceva Andy Warhol “La televisione è quella cosa che renderàƒ tutti (quasi tutti) famosi per quindici minuti”. E oggi sono molti quelli che aspirano anche a solo cinque minuti di celebritàƒ televisiva.
L’ossessione del diventare famosi e l’ambizione tanto sfrenata che porta le persone a sacrificare la loro vita privata e crearsene una nuova falsa e ipocrita; la sete di potere e di comando. Tutto questo con l’abile regia di uno come Berlusconi, che si esprime anche con il delirio di onnipotenza, basta citare le utlime affermazioni con cui il Cavaliere si paragona a Gesù, Napoleone e via dicendo. Ma Berlusconi è soprattutto l’ideatore dello show, un uomo che da anni gioca con le vite di centinaia di persone, come fossero burattini, che considera consumatori anche nel loro essere citadini di una Repubblica. La costruzione di una dittatura mediatica, di controllo, senza violenza fisica ma mentale, manipolando i bassi istinti di una societàƒ bigotta e moralista.
C’è bisogno di una nuova Resistenza. Una resistenza culturale, intellettuale, politica. Ma non ci sembra che il centrosinistra o le forze che lo compongono abbiano tratti distintivi diversi dalla melassa berlusconiana. Anzi ci stiamo convincendo che le diversitàƒ non esistono più, sacrificate sull’altare di una societàƒ televisiva e mediatica dove tutti siamo, consapevoli o meno, protagonisti di un grande, colossale, Truman Show.
Utopico – Cani Sciolti
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