Valutare i politici: Il valore della risposta pertinente

Il recente à¢â‚¬Å“scontroà¢â‚¬? fra Berlusconi e Lucia Annunziata conferma una tendenza: quella cioè di pretendere di usare la televisione come un megafono e i giornalisti come figuranti, o meglio come spalle addestrate a suggerire la battuta al politicante di turno. Lucia Annunziata, nella sua trasmissione à¢â‚¬Å“Mezzà¢â‚¬â„¢oraà¢â‚¬?, ha provato a fare esattamente il contrario: ha preteso cioè di comportarsi per ciàƒÂ² che formalmente è, e cioè una giornalista e una conduttrice [Andrea Franzoni – Cani Sciolti].

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, con un Berlusconi che se ne va a testa alta, pulito e vincitore, uscito da quello che ha sempre reputato un covo di serpi, cioè la Rai, da candido martire.

Dopo aver visto il dibattito per intero si potrebbe discutere sullà¢â‚¬â„¢atteggiamento della Annunziata, che fra là¢â‚¬â„¢altro è stato il medesimo nelle scorse interviste ad altri esponenti della CdL, sul tono forse troppo carico, che molti avranno percepito come inquisitorio e eccessivamente incalzante, quasi maleducato, quasi da giustiziera, o sul suo proclamarsi à¢â‚¬anche se è risaputo- giornalista di sinistra, fatto che le ha fatto perdere quellà¢â‚¬â„¢aurea di credibilitàƒ e di autorevolezza che avrebbe potuto preservare, agli occhi dei telespettatori (specie di centro-destra o indecisi), mascherando le sue idee, con moderazione e serietàƒ , dietro la maschera di giudice imparziale e di intervistatore super partes che il suo ruolo le concedeva.

Eà¢â‚¬â„¢ utile peràƒÂ² concentrarsi brevemente su un altro particolare, la cui analisi potràƒ risultare particolarmente costruttiva anche in vista dei confronti televisivi, e cioè sulla reticenza di Berlusconi, e in parte di tutta la politica, a rispondere a domande precise con risposte precise.

Nelle interviste concesse ai giornali, o in quelle concordate concesse a conduttori televisivi più à¢â‚¬Å“compiacentià¢â‚¬?, mancano tutta una serie di domande precise, nette, che non lasciano scampo. Sono evitate, dagli intervistatori, per la paura di perdere la partecipazione del politico di turno o là¢â‚¬â„¢esclusiva sulla dichiarazione, e quando qualcuna di queste domande à¢â‚¬nette, precise- non puàƒÂ² non essere posta la risposta, matematicamente, è una divagazione su temi più comodi o più propagandistici.

A questo punto allà¢â‚¬â„¢intervistatore intimorito non resta che far finta di niente e accettare lo sproloquio del politicante, e cosàƒÂ¬ le domande veramente scomode, che ogni giornalista sogna intimamente di poter porre un giorno ai leader del Paese, sfuggono, mentre le interviste perdono ogni pretesa e si tramutano in comizi mascherati. Non è cosàƒÂ¬ solo con Berlusconi, anzi.

La strategia è quella di non dire nulla ma di farlo in maniera convincente per accontentare tutti: siamo pronti a cascarci?
Lucia Annunziata, con il suo insistere sui particolari e con il suo esigere una risposta pertinente alla domanda senza artifici o divagazioni, è andata invece contro questo sistema proprio con colui che, per vari motivi, è forse più vulnerabile a queste domande precise e dettagliate. Come tutta risposta, una volta provata la strada della divagazione senza successo, il premier ha addirittura tentato di prendere in mano le redini dellà¢â‚¬â„¢intervista e, venuto meno il ruolo di à¢â‚¬Å“spallaà¢â‚¬?, ha provato à¢â‚¬per usare un detto da lui amato- a cantare e a portare la croce, cioè a intervistarsi e a darsi delle risposte.

à‚«Mi fa dire qualcosa che puàƒÂ² interessare agli elettori? Adesso le dico io, vorrei che mi domandasse perchàƒÂ© gli elettori devono votare per noià‚» ha provato a dire in risposta a una domanda su dati economici e sulle recenti dichiarazioni di Confindustria il Presidente del Consiglio. E ancora: à‚«Allora mi domanda cosa ha fatto il governo in cinque anni, cosa ha intenzione di fare nei prossimi cinque anni?à‚». Lucia Annunziata, pur con tutte le riserve sopra espresse, ha provato a non farsi mettere i piedi in testa, forte del prestigio e del rispetto che la sua carriera le avrebbe dovuto assicurare. à‚«Questa è una trasmissione fatta da me, -ha rivendicato la Annunziata- avràƒ altre situazioni, altri giornalisti, altri posti, non è detto che tutti i giornalisti devono fare la stessa cosaà‚».

Il tentativo di creare unà¢â‚¬â„¢oasi di discussione precisa su temi precisi è peràƒÂ² fallito. E se non è riuscita lei, a farsi rispondere dal premier su un tema, a voler vedere, nemmeno cosàƒÂ¬ scomodo, possiamo immaginarci un qualsiasi giovane giornalista o un quotidiano che, per mantenere il proprio prestigio, ha bisogno delle interviste concesse dai politici di spicco.

Eà¢â‚¬â„¢ fin troppo comodo, e purtroppo efficace, rispondere a una domanda con tuttà¢â‚¬â„¢altro, continuando ad appoggiarsi allà¢â‚¬â„¢avversario (confronto con il precedente governo, confronto con là¢â‚¬â„¢attuale governo) o abbarbicandosi ai soliti à¢â‚¬Å“punti di forzaà¢â‚¬? e alle solite frasi ad effetto (à¢â‚¬Å“Lei vuole decidere anche per gli altri, mentre io sono un liberale e decido solo per meà¢â‚¬?, cooperative, toghe rosse, no global, e paralleli dallà¢â‚¬â„¢altra parte).

E non è accettabile che un politico parta per un dibattito con il programma di dire determinate cose e di toccare soltanto determinati argomenti, e che faccia impensabili capriole verbali per scansare le domande del giornalista infilando il discorso, manco a farlo apposta, nei canali altamente propagandistici e minuziosamente preparati, senza che nessuno se ne accorga.

Quello di cui abbiamo bisogno è di risposte e ricette precise, e non delle solite nuvole di fumo che ad ogni tornata elettorale si alzano dalle schede sempre più lunghe e colorate. La pertinenza, sinonimo di coraggio, di competenza e di preparazione, soprattutto di fronte alle domande più scomode, deve diventare uno dei parametri più importanti sui quali valutare un politico.

Eà¢â‚¬â„¢ ora, per noi cittadini, di provare ad adottare questa chiave di lettura. Ognuno di noi avrebbe sicuramente decine di domande precise e brucianti che vorrebbe fare ai candidati al governo del paese, e certo ne hanno a centinaia i giornalisti che, come abbiamo visto, non possono farle a dispetto di quello che sembrerebbe. Nella speranza che prima o poi le cose in questo senso cambino, proviamo intanto a misurare la pertinenza delle risposte alle domande fatte, invece che infiammarci per i rispettivi proclami. Che si faràƒ della Tav, e quali saranno le modalitàƒ e i poteri decisionali delle varie autoritàƒ locali? Come si struttureranno i Pacs? Che dire delle basi NATO, dellà¢â‚¬â„¢Uranio Impoverito, della scuola, delle pensioni…fino ad oggi ciàƒÂ² che conosciamo sono i principi guida, che sono uguali per tutti. Mai sentito un politico dichiarare, per esempio, di voler smembrare la sanitàƒ pubblica o di voler basare la politica fiscale su criteri di palese ingiustizia?

Proviamo a imparare ad apprezzare quei politici, qualcuno ce nà¢â‚¬â„¢è, che non hanno paura di rispondere alle domande senza giri di parole ma che vanno dritti al cuore dei problemi. Il continuare a ripetere le stesse cose, anche quando le domande inviterebbero a battere tuttà¢â‚¬â„¢altri terreni, non puàƒÂ² avere che due ragioni: o i politici in questione non sono sufficientemente intelligenti da riuscire a svolgere il compito, elementare, di rispondere in maniera pertinente alle domande, oppure preferiscono, coscientemente, evitare di pronunciarsi su temi scomodi vuoi perchàƒÂ© non hanno le competenze per discutere à¢â‚¬Å“a braccioà¢â‚¬?, vuoi perchàƒÂ© hanno effettivamente qualche vergogna da nascondere.

Eà¢â‚¬â„¢ su questa capacitàƒ di affrontare i temi in maniera concreta, non con numeri lanciati a casaccio (tot punti di cuneo fiscale, tot posti di lavoro) ma con programmi e considerazioni pertinenti e convincenti, che va valutata là¢â‚¬â„¢abilitàƒ , là¢â‚¬â„¢onestàƒ e il valore di un politico e del suo progetto. I proclami generici non fanno altro che illudere noi e il paese. Non possiamo accettare di eleggere per là¢â‚¬â„¢ennesima volta politici che non sanno nemmeno loro cosa fare e che si presentano con programmi ambigui, che vogliono dire tutto e il contrario di tutto, pensando prima a insediarsi sulle poltrone e poi ai modi per concretizzare una minima parte dei principi e delle promesse.

Abbiamo bisogno di cose e di ricette concrete, e nulla di tutto ciàƒÂ² ci potràƒ essere dato da chi non ha nemmeno i mezzi o il coraggio di rispondere a domande vere con risposte pertinenti e magari anche convincenti.

Andrea Franzoni – Cani Sciolti

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