Potere legale. E illegittimo.

Maurizio Blondet«Legalità e legittimità sono ormai ricondotte ad un concetto comune… il quale afferma che la legittimità della democrazia parlamentare è ormai solo nella sua legalità».

«La legalità è il modo di funzionamento della burocrazia».

«La legalità è diventata un’arma della guerra civile… Lenin l’aveva già proclamato con piena consapevolezza e a tutta forza». «La massima ‘la legge è legge’ corrisponde sostanzialmente a ‘la guerra è guerra’… [ricordiamo] La lunga serie i tribunali rivoluzionari, tribunali speciali, tribunali popolari, camere ed istanze che sono stati attivi nella storia e nelle cui mani la legge è stata strumento di persecuzione e di vendetta».


Raccolgo come un mazzetto queste citazioni di Carl Schmitt che ho trovato nel volume «Modernità e secolarizzazione», di Giuseppe Reguzzoni, Università Cattolica, Milano, 2006.

Affido al lettore, se vuole, la fatica di applicare queste massime alla situazione italiana presente, a come il potere, essenzialmente criminale e spoliatore, – ormai tutt’uno con le mafie affaristiche – si tuteli e conservi per mezzo della sua «legalità».

Con Reguzzoni, mi limiterò a ricordare che «per Schmitt, il diritto precede lo Stato, non ne deriva».

Per Schmitt, «lo Stato ‘rappresenta’ il diritto, nel senso che rende presente ed efficace ciò che per definizione lo precede».

«Lo Stato non è creatore del diritto, ma il diritto è creatore dello Stato».

Con palmare evidenza, Schmitt evoca qui il diritto naturale, che lo Stato deve solo applicare nei casi concreti.

Ciascuno giudichi di quanto lo Stato italiano (e l’eurocrazia) siano lontani da questa definizione.

Tale distanza è la misura della illegittimità dei poteri pubblici, tutti, nessuno escluso.

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