Sebbene il livello di povertà italiano si mantenga alquanto stabilerispetto all’anno scorso, questo fenomeno prosegue a “caratterizzarsi non solo per la sua diffusione ma anche per la sua gravità.” E’ quanto afferma l’Istat in merito ai dati che l’istituto ha presentato lo scorso 4 ottobre sulla povertà relativa in Italia nel 2006. Risultano essere 7 milioni gli italiani (pari al 12,9% della popolazione) che nel 2006 vivono ancora al di sotto della soglia di povertà, individuata dall’istituto in una spesa media mensile di 970,34 euro per persona [HelpConsumatori.it]. Il fenomeno risulta essere decisamente più rilevante nel Mezzogiorno, dove la quota delle famiglie povere è quasi 5 volte superiore a quella osservata nel resto del Paese. In particolare, Calabria e Sicilia sono le regioni con la percentuale di incidenza maggiore: rispettivamente il 28% e il 27%. Anche le famiglie con componenti anziani continuano a mostrare valori di incidenza superiori alla media.
La povertà risulta, in ultima analisi,rimanere sempre ancorata a bassi livelli di istruzione e a scarsi profili professionali con purtroppo conseguente l’esclusione dal mercato del lavoro. Come spiega l’Istat il basso livello di istruzione è, infatti, spesso associato alla difficoltà a trovare un’occupazione o un’occupazione qualificata: se a capo della famiglia c’è una persona in cerca di lavoro l’incidenza di povertà raggiunge il 28,2% (38,2% nel Mezzogiorno), valore pari al doppio rispetto a quello osservato nel caso in cui la persona di riferimento è ritirata dal lavoro e di oltre tre volte superiore a quello osservato tra le famiglie di occupati (8,8%)
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