Europa divisa?

In questi giorni la differenza tra il titolo a 10 anni tedesco (Bund) ed il nostro BTP decennale ha raggiunto 92 bp. Questo è il sintomo evidente che gli speculatori finanziari puntano su un Europa a due velocità, dove la parte del leone la fanno Germania, Francia e Inghilterra mentre nell’Europa dei poveri ci saremo noi, la Grecia ed il Portogallo.

In questo momento dove  la crisi economica è già arrivata in buona parte del vecchio continente, Spagna, Italia, Irlanda, ed in cui i governi statali dovrebbero intervenire massicciamente per sostenere l’economia, gli assurdi accordi di Maastricht, che limitano il rapporto deficit PIL al 3%, impediscono ogni azione di sviluppo e investimento, accelerando in questo modo la crisi sistemica.

È arrivato il momento non più procrastinabile di rivedere tali assurdi
accordi, firmati con l’illusione di una crescita economica eterna,
altrimenti ci dovremo rassegnare a interpretare il ruolo di eterna
cenerentola e subire regole costruite sui paesi forti. Nella revisione delle regole non possiamo prescindere dalla riacquisizione agli stati membri della sovranità monetaria ceduta alla BCE, con il trattato

Il Bund tedesco è il titolo emesso dallo stato tedesco a 10 anni, è
l’omologo del BTP  (buono del tesoro pluriennale) italiano.

In normali consizioni di mercato avrebbero dovuto avere un rendimento simile con scarti minimi, in quanto emessi da stati aderenti all’Europa.

Oggi abbiamo un rendimento del titolo italiano (BTP decennale) superiore di 0,92% (92 basic point) rispetto a quello tedesco (Bund decennale). Questo vuol dire che l’italia ha un rischio paese più elevato della Germania e per questo deve “allettare” gli investitori con un tasso più elevato.

Arrivati a questo punto è facile prevedere che in mente ai poteri finanziari c’è una scissione dell’europa in due, da una parte i paesi forti (Germania, Francia, Inghilterra) dall’altro quelli deboli (Italia, Grecia e Portogallo e forse anche Spagna a causa della grave crisi economica in atto).

La conseguenza è l’aumento del costo del debito per i paesi “poveri”,
l’impossibilità di fare investimenti statali per rilanciare l’economia a
causa dei vincoli strettissimi di bilancio del trattato e quindi in pratica
è la sudditanza a vita di questi paesi nei confronti dei paesi
economicamente più forti.

Non è un caso che la Germania abbia assorbito oltre il 90% della quota di esportazioni che l’italia ha perduto dall’entrata in vigore dell’euro ad oggi.

Per questo è indifferibile ripensare le regole di maastricht o i prossimi
anni saranno anni davvero bui per il nostro paese.

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