Non tanto una liberalizzazione quanto una privatizzazione dei servizi pubblici locali e dell’acqua. È questa la posizione espressa dal segretario nazionale del CODICI Ivano Giacomelli di fronte alla nuova disciplina che modifica la normativa sui servizi pubblici locali di rilevanza economica, “sostenendo in questo modo di adeguare la disciplina all’ordinamento comunitario e incrementare la spinta liberalizzatrice in un quadro regolatorio che incentiva l’iniziativa dei soggetti privati – sostiene Giacomelli – Nonostante tale affermazione, ad un esame attento sembra più una privatizzazione, e alquanto selvaggia, piuttosto che una “liberalizzazione” per le ragioni che vado ad esporre.
Per Giacomelli, al sistema di gare pubbliche è invece facile che si sostituisca “un sistema fatto di giochi ad incastro per sottrarre gli appalti al libero mercato e al controllo pubblico”.
“Le liberalizzazioni – scrive ancora Giacomelli – hanno un senso se riducono i costi e aumentano la qualità del servizio, altrimenti diventano una mera speculazione sulle tasche dei cittadini. Soprattutto queste hanno un senso se si prevede un equilibrio dei poteri tra l’utente/consumatore e chi eroga il servizio in una situazione di monopolio di fatto. Va infatti rammentato che stante la peculiarità del Servizio idrico Integrato, il Gestore non ha concorrenza nel territorio in cui opera. Le nostre indagini svolte su tutto il territorio nazionale hanno confermato che nessuna esperienza di gestione, sia mista che completamente affidata a privati, ha aumentato la qualità del servizio e/o ridotto la tariffa. Invero si registra costantemente un aumento dei costi di gestione a fronte di una mancanza di investimenti pur previsti dal piano d’ambito e consistenti aumenti tariffari”.
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