Quanto sono cresciute, le ragazzine della casa di Anita, vivendo serene la loro seconda vita. Bambine che erano morte, abbandonate alla scuola della strada all'etàƒ in cui si dovrebbe entrare trepidanti nell'aula di prima elementare, venute su frugando nelle immondizie, dormendo su un foglio di cartone, rubando o elemosinando per sopravvivere e poi, al costo di cinque scellini a boccetta, sniffando colla nei loro giacigli per dimenticare. Esposte a ogni violenza, a ogni sopruso, esseri senza nome coperti di cenci.
[Articolo di Pietro Veronese Tratto da La Repubblica del 3/8/2004]
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