Lula, Zapatero, Chirac e Lagos: gli "acchiappafantasmi" del terzo millennio?

Con il Brasile di Lula in testa alla cordata, la nuova Spagna di Zapatero a ruota, la benvenuta Francia di Chirac e il Cile di Ricardo Lagos – benedetti dal Vaticano nella persona del cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano e approvati perfino dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale ma guardati con freddezza da Washington – è cominciato ieri al Palazzo di Vetro, alla vigilia dell'apertura dell' Assemblea generale, l’attacco più massiccio che sia mai stato lanciato contro gli spettri della fame e della povertàƒ che, nell’alba piuttosto livida del Terzo Millennio continuano ad aggirarsi, sostanzialmente indisturbati, in molti, troppi spazi del pianeta.


‘Ghostbusters’ volontari del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan – che da tempo chiede prove nazionali e sovranazionali di sincera “volontàƒ politica” anti-fame e anti-miseria – i quattro capi di Stato (tre sono latino-americani) hanno impugnato convinti, per mettere in fuga i fantasmi a cui intendono dare la caccia, l’esorcistico aspersorio di una tassa planetaria sulle vendite di armi e sulle transazioni internazionali. Sono fantasmi che costituiscono, loro sàƒÂ¬, “l’arma di distruzione di massa più devastante che ci sia” come il presidente brasiliano, l’ex-operaio e sindacalista Luis Inacio Lula da Silva Lula ha definito, con personale competenza di causa, la miseria. La cosiddetta “Dichiarazione di New York per la lotta alla fame e alla povertàƒ ” non va per ora molto oltre una seria manifestazione di intenti che appare peràƒÂ² almeno potenzialmente ben sostenuta da una, questa sàƒÂ¬, ‘coalizione internazionale dei volenterosi’ che conterebbe giàƒ un centinaio di sostenitori e sembra giàƒ contenere in sàƒÂ© la forza di andare anche oltre i 114 Paesi “non allineati” presenti nel 2003 al vertice di Kuala Lumpur. “La fame non puo' aspettare….Lo scandalo piu' grande non è dato dal fatto che la fame esiste ma piuttosto dalla scoperta che continui ad esserci anche ora che esistono i mezzi per eliminarla” sottolinea la Dichiarazione di New York. Chi puàƒÂ² mai smentire Jacques de Chabanne, signore di La Palisse, il generale francese che nel cinquecento combattàƒÂ© in Italia e moràƒÂ¬ in battaglia a Pavia? Certo, come si è ben visto dal suo viaggio-lampo a New York, non il suo conterraneo Jacques Chirac che anzi, proprio con Lula, dialoga da mesi per far sàƒÂ¬ che la ‘lapalissiana’ eppure sconcertante veritàƒ di una lotta alla fame più che possibile non resti per sempre sotto i piedi, o meglio sotto il ventre grasso e gravido di cattivi umori, di chi ancora preferisce spendere le risorse del suo popolo in armi e inique speculazioni finanziarie. Le stesse che poi rispettivamente producono laghi di sangue di civili anche affamati e ‘bolle’ e scandali che scoppiano devastando la vita di molti, riducendoli in miseria e alla fame. Tutte vittime da aggiungere ai 24.000 che ogni giorno nel mondo muoiono semplicemente a causa della pancia vuota. Si calcola che potrebbe bastare qualche decina di miliardi di dollari, non più di 50, per far fronte pienamente ogni anno alla lotta contro la fame e la miseria. E pensare che solo in Iraq, secondo il sito internet statunitense del ‘ National Priorities Project’, Washington, se si puàƒÂ² credere alle comunicazioni più o meno ufficiali, soltanto in costi diretti ha giàƒ speso quello che basterebbe a eliminare la fame dal mondo per cinque anni. E qualcuno puàƒÂ² ancora esitare a imporre una tassa sulla la vendita di armi? “ Vergogna” ha detto il ghostbuster spagnolo Zapatero, riferendosi ai ritardi e alla negligenza dei Paesi del cosiddetto “primo mondo”, quello che dovrebbe esportare la sua democrazia e la sua civiltàƒ proprio tra le genti che contribuisce, quando non le uccide con le armi, ad affamare. Tra i numerosi capi di Stato che hanno partecipato a New York ai due incontri sulla globalizzazione e sulle iniziative contro la fame e la povertàƒ , gli Stati Uniti erano rappresentati da Ann Veneman, una brava e sconosciuta che, pur essendo a capo del ministero dell’Agricoltura, perfino i motori di ricerca di internet ignorano; in compenso. Oggi saràƒ lo stesso presidente Gorge W.Bush a parlare all’Onu non più di Iraq – come nei due anni precedenti – ma, si dice, di questioni umanitarie. Ci saràƒ posto, almeno a parole, anche per la fame e la povertàƒ ? Gli osservatori ne dubitano: “Il basso profilo americano riflette anche la freddezza con la quale gli Usa – e numerosi altri paesi del mondo – accolgono l'idea della tassa mondiale” scrive da New York Marco Bardazzi per l’Ansa, l’Agenzia Nazionale Italiana di Stampa Associata. Il tono della corrispondenza è giustamente pacato ma la semplice, piana esposizione dei fatti è più che sufficiente a produrre indignazione per la ‘freddezza’ non solo degli Stati Uniti ma anche di ‘numerosi altri Paesi del mondo’. Ma in quale contesto ‘umano’ ci troviamo mai a vivere mentre comincia appena a scorrere questo spietato XXI secolo? In base alle valutazioni dei numerosi economisti che Chirac ha messo all’opera per uno studio tendente a tracciare le linee di un’ “etica sociale della globalizzazione”, la miseria in Africa verrebbe appena dimezzata forse soltanto nel 2147. Campa cavallo, anzi, campa fratello nero, che l’erba cresce…. E dire che Annan, nei suoi “ Millenium goals”, gli obiettivi per il terzo millennio, aveva giàƒ stabilito una data, il 2015, che faceva fremere di impazienza qualsiasi uomo di buona volontàƒ . Converràƒ chiudere qualsiasi discorso sull'attuale stato delle cose nel mondo – fame, miseria, guerre – con le semplici, icastiche parole di Lula:“moralmente inaccettabile”.

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