Turchia: cinque buoni motivi contro l’ingresso nell’Unione Europea

L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) lancia un appello ai paesi membri dell'UE affinché si aprano le consultazioni per l'ingresso della Turchia nell'UE siano solo quando la Turchia garantirà il ritorno a casa dei 2,4 milioni di profughi kurdi, la ricostruzione dei 3400 villaggi kurdi distrutti e l'amnistia per i 3.500 prigionieri politici kurdi.


Inoltre le minoranze cristiane in Turchia dovranno essere riconosciute come organizzazioni religiose paritetiche e dovrà essere permesso ai 180.000 sfollati ciprioti, cacciati dalla parte nord dell'isola di Cipro di tornare a casa. L'APM infine chiede che la Turchia ponga fine alla minaccia militare contro la vicina regione autonoma kurda nel nord dell'Iraq.

1. 2,4 milioni di profughi kurdi, 3.400 villaggi distrutti

Tra il 1980 e il 1999 l'esercito turco ha cacciato 2,4 milioni di Kurdi da oltre 3.400 villaggi poi distrutti. Tuttora si continua a impedire alla maggioranza di queste persone di tornare nei propri villaggi. Secondo i dati forniti dall'ONU si tratta del numero più alto di profughi interni sul territorio di un paese membro del Consiglio europeo. L'80% dei profughi è disoccupato, il 50% vive ancora in alloggi di fortuna, l'82% soffre di disturbi di salute, il 78% è malnutrito e solo il 5% gode di una copertura sanitaria. Il 40% non ha accesso ad acqua potabile, il 42% dei profughi è analfabeta e un quarto dei bambini non va a scuola.

2. 3.500 prigionieri politici

Dai tempi della guerra civile turco-kurda 3.500 prigionieri politici kurdi sono ancora reclusi in carceri turche. Mentre i generali turchi, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, continuano a restare impuniti, i Tribunali per la sicurezza nazionale hanno condannato centinaia di Kurdi per “separatismo” o presunto terrorismo. In Turchia 15 milioni di
Kurdi aspettano finora invano un'amnistia per i loro prigionieri politici.

3. Occupazione di Cipro

Fino ad oggi la Turchia nega a 180.000 ciprioti greco-ortodossi maroniti e armeni il ritorno nella parte nord dell'isola di Cipro, occupata da 30.000 soldati e da 300 carri armati turchi. Nel 1974 l'esercito turco ha occupato il 36% dell'isola e cacciato l'80% della popolazione del territorio occupato. Nel frattempo ha lasciato l'isola anche metà della popolazione turco-cipriota che è stata rimpiazzata da 100.000 Turchi dell'Anatolia. Le richieste per un ritorno dei profughi, la restituzione delle proprietà e il ritiro delle truppe sono state finora ignorate.

4. Discriminazione della minoranza cristiana

In Turchia le comunità cristiane e di altre religioni ancora non godono di pari diritti. Alle chiese cristiane si continua a negare lo stato giuridico di diritto pubblico e le proprietà ecclesiastiche confiscate sono state restituite solo in casi eccezionali.

5. Minaccia permanente della regiona autonoma del Kurdistan iracheno

Governo, opposizione ed esercito turco continuano a minacciare l'invasione della vicina regione autonoma kurda in Iraq. In questo modo la Turchia contribuisce alla destabilizzazione del paese vicino e quindi dell'intera area mediorientale.

Vedi anche:
www.gfbv.it/2c-stampa/04-1/041116it.html

Be the first to comment on "Turchia: cinque buoni motivi contro l’ingresso nell’Unione Europea"

Leave a comment