Una delle espressioni più divertenti del gergo politichese è «sinistra radicale». Sul significato di «sinistra» non c’è qui lo spazio per interrogarsi. Ma l’aggettivo «radicale» dovrebbe indicare intransigenza ferrea, allergia assoluta ai compromessi sui valori fondamentali. Ora: qualcuno può affermare che uno solo dei leader etichettati come «sinistra radicale» corrisponda alla descrizione? Di Marco Travaglio Invece, silenzio. Possibile che i nostri rivoluzionari che s’indignano ogni due per tre e si macerano in interminabili crisi di coscienza per qualunque cosa accada a distanza di sicurezza di non meno di tremila chilometri, non abbiano nulla da dire sulle tante vergogne a due passi da loro (e da noi)?
Per esempio: la promozione con tutti gli onori dei responsabili delle deviazioni del Sismi, a base di dossieraggi illegali, violazioni della privacy, sequestri di persona, giornalisti a libro paga, piani golpisti per «disarticolare» anche «con la violenza» magistrati, politici e giornalisti nemici del regime. Il generale Niccolò Pollari e il fedelissimo Pio Pompa, entrambi rinviati a giudizio per il sequestro di persona di Abu Omar, sono stati premiati: il primo è diventato consulente della presidenza del Consiglio e consigliere di Stato (cioè giudice amministrativo di secondo grado); il secondo, capodivisione del ministero della Difesa. Dalla sinistra radicale, silenzio di tomba.
Nessuno stracciamento di vesti neppure quando il governo ha sollevato conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta contro i giudici di Milano, accusandoli di aver violato un segreto di Stato che, semplicemente, non esiste. Vedremo quanti cadranno in crisi di coscienza quando Mastella annuncerà, in piena continuità con l’ottimo predecessore Castelli, il no del governo alla richiesta di estradizione per i 26 agenti della Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. Silenzio di tomba anche sulla scomparsa della pur blanda riforma Gentiloni dai 12 punti del Prodi-bis e sulle incredibili proposte «riformiste» per cambiare la Costituzione e «rafforzare il premier» (Berlusconi già si lecca il trapianto).
Il raddoppio della base di Vicenza senza consultare i vicentini è certamente uno scandalo, ma dal punto di vista della pace nel mondo è piuttosto marginale, posto che le basi Usa in Italia sono 54. Quanto accade in Afghanistan è molto allarmante, ma non sarà il nostro governo a decidere quando ritirarli: saranno i talebani a decidere quando metterli in fuga (dovettero darsela a gambe i 100 mila dell’Armata Rossa, figurarsi i 30 mila dell’Armata Brancaleone). Nell’attesa, ci sarebbero 45 militari morti e 513 malati per l’uranio impoverito delle varie «missioni di pace»: a parte l’impegno di alcuni parlamentari (Franca Rame e pochi altri), la loro sorte non pare proprio in cima ai pensieri della sinistra radicale. A questo punto potremmo smettere di chiamarla «radicale». Già «sinistra», certe volte, è un termine francamente eccessivo.
Tratto da l’Unità
Marco Travaglio
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