A proposito del à¢â‚¬Å“Disastro di una Nazioneà¢â‚¬?

Il silenzio dei grandi economisti di questo paese -non solo di quelli che fanno la spola fra la cattedra e gli incarichi politici, ma anche di quelli che si dicono professori à¢â‚¬Ëœpurià¢â‚¬â„¢, cioè privi di ambizioni politiche e di aspirazioni alle consulenze del settore pubblico- su un tema di fondamentale importanza qual è quello della eliminazione del settore pubblico (e di buona parte di quello privato) dallà¢â‚¬â„¢à¢â‚¬Ëœancoraggioà¢â‚¬â„¢ nazionale (ossia dal mantenimento di buona parte dellà¢â‚¬â„¢economia italiana in mano italiana), sarebbe sorprendente se il veleno liberista, che tanto colpisce oggi la classe politica e quella imprenditoriale, non fosse asceso allà¢â‚¬â„¢empireo del dogma pseudoscientifico.


Quellà¢â‚¬â„¢empireo, che vanamente i vari Adam Smith e David Ricardo cercarono di scalare nel XVIII swecolo, allo scopo di permettere allà¢â‚¬â„¢industria inglese di dominare il mondo e di impedire là¢â‚¬â„¢industrializzazione tanto dellà¢â‚¬â„¢Europa continentale quanto dei neonati Stati Uniti dà¢â‚¬â„¢America.
Creatosi, con il crollo dellà¢â‚¬â„¢Unione Sovietica, il clima adatto, sulle basi gettate dalla à¢â‚¬â„¢scuolaà¢â‚¬â„¢ monetarista di Milton Friedman e da tutti i ragionieri-à¢â‚¬â„¢economistià¢â‚¬â„¢ allevati nelle varie banche centrali di emissione, BRI, Banca Mondiale, oltre che nel FMI e nel GATT (1), era inevitabile che la classe politica si arrendesse a discrezione, se questo era (e lo era) il prezzo da pagare. Un prezzo che essa ha puntualmente pagato, o meglio, che ha pagato il popolo che bovinamente le aveva -e le ha- affidato il proprio avvenire.Si è tanto parlato, a proposito dellà¢â‚¬â„¢industria di Stato, di à¢â‚¬Å“carrozzonià¢â‚¬? di cui là¢â‚¬â„¢IRI rappresentava là¢â‚¬â„¢esempio maggiore.
Nessuno discute la necessitàƒ di risanare quel pozzo senza fondo, in cui si scorgeva una gestione catastrofica sopra tutto di Finsider e Finmare. Ma una cosa è il risanamento, ben altra cosa, invece, è la liquidazione; Era possibile risanare?Riguardo allà¢â‚¬â„¢Italsider, se si tiene conto che i deficit erano causati sopra tutto da gravosissimi oneri bancari, da approvvigionamenti a prezzi eccessivi e dalla pletora di mano dà¢â‚¬â„¢opera, la risposta deve essere affermativa: certo, era possibile risanare. Per azzerare gli oneri bancari, sarebbe stato sufficiente fornire alla gestione i mezzi necessari al normale funzionamento, a interesse zero. Eventualmente -come giàƒ si usava praticare nei confronti degli Enti Locali- tramite la Cassa Depositi e Prestiti, dato che la grande liquiditàƒ (proveniente dal risparmio postale) di questà¢â‚¬â„¢ultima lo avrebbe facilmente consentito.Per ridurre fino al 50% gli oneri del personale, sarebbe bastato attrezzare con le ultime applicazioni tecnologiche gli impianti e la movimentazione, nonchàƒÂ© eliminare le assunzioni clientelari e le assurde remore interne imposte da sindacati ebbri di demagogia.Per approvvigionarsi a prezzi di mercato, sarebbe stato opportuno operare mediante aste trasparenti, anzichàƒÂ© agire sulla base di tangenti. Inoltre si sarebbe dovuto, da una parte, puntare maggiormente sui nuovi processi di produzione e sugli acciai speciali; dallà¢â‚¬â„¢altra, diversificare ulteriormente le fonti, acquistando magari le migliori à¢â‚¬Ëœmaniereà¢â‚¬â„¢ estere. (Giappone docet). Anche per quel che riguarda il gruppo Finmare la risposta non puàƒÂ² che essere affermativa. Per riportare ordine nei suoi conti sarebbe bastato -in difetto di idee originali- copiare il à¢â‚¬Å“know howà¢â‚¬? e la tecnologia giapponesi -e/o quelli della cantieristica norvegese- tanto in materia di organizzazione del lavoro quanto in fatto di flessibilitàƒ di rotte, di gestione dei container, di riduzione dei tempi morti di permanenza nei porti o in navigazione; si sarebbe inoltre potuto curare una migliore dinamica nellà¢â‚¬â„¢acquisizione degli ordinativi e nello sfruttamento dei volumi di carico. Tutto ciàƒÂ², senza dimostrare alcuna sudditanza nei riguardi di committenti eccellenti o di clienti politicamente protetti.In entrambi i casi (Finsider e Finmare), una immediata messa in disponibilitàƒ dei fondi di dotazione avrebbe fatto risparmiare -con o senza il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti- migliaia di miliardi di interessi passivi. Il medesimo discorso vale, mutatis mutandis, per le altre imprese del Gruppo IRI.
A quel punto, ovvero a risanamento ottenuto, si sarebbe anche potuto vendere -peràƒÂ², a imprese o a consorzi italiani (o a maggioranza nazionale), con notevoli ricavi per là¢â‚¬â„¢Erario e, quindi, per il contribuente, mantenendo cosàƒÂ¬ in Italia la à¢â‚¬Å“cabina di pilotaggioà¢â‚¬?. Ma tantà¢â‚¬â„¢è… Attraverso Mario Sarcinelli (2), Bankitalia aveva evidentemente giàƒ promesso (3) agli uomini della Finanza internazionale la svendita del patrimonio degli Enti di Stato -quindi….bisognava ottemperare!Nel suo saggio, il Venier sintetizza alcuni aspetti del disastro dellà¢â‚¬â„¢industria italiana, rivelando nella propria agile ricognizione una luciditàƒ e una acutezza che di rado si riscontrano pure nelle rare analisi anticonformistiche di questo tema. Di ciàƒÂ², tutti gli italiani -o meglio tutti gli italiani che, pensando, rimangono pensosi di fronte alla sorte di questa Nazione- debbono essergli grati. La materia, in realtàƒ , meriterebbe unà¢â‚¬â„¢analisi più vasta e articolata, attraverso uno studio complessivo, munito di tabelle a confronto e -elemento, questo, non meno importante- integrato da un à¢â‚¬Ëœlibro biancoà¢â‚¬â„¢ (o à¢â‚¬Ëœneroà¢â‚¬â„¢?), redatto dai principali protagonisti della galassia IRI. Un à¢â‚¬Ëœlibro biancoà¢â‚¬â„¢scritto sopra tutto da coloro che, fra questi ultimi, non furono pedissequi esecutori di ordini politici e di à¢â‚¬Ëœukaseà¢â‚¬â„¢ della Finanza. Certo, saràƒ vano attendersi un testo siffatto da uomini come Romano Prodi che, dopo aver rappresentato in Italia gli interessi della à¢â‚¬Å“Goldman & Sachsà¢â‚¬?, venne nominato presidente dello stesso IRI: con quei risultati -a suo dire- à¢â‚¬Å“straordinarià¢â‚¬?, che tuttavia non impedirono la liquidazione del Gruppo a condizioni catastrofiche non solo per là¢â‚¬â„¢erario ma anche per là¢â‚¬â„¢indipendenza industriale e navale nazionale, per le maestranze, e per una miriade di professionalitàƒ irrecuperabili.
Possa quindi questo saggio di Antonio Venier essere il primo di una più ampia letteratura specializzata. E siano resi al medesimo autore la simpatia e là¢â‚¬â„¢omaggio che meritano i pionieri della ricerca, in campi dove chi si avventura deve combattere non solo contro i muri di gomma ma, sopra tutto, contro là¢â‚¬â„¢ostilitàƒ ostinata di chi sapendo non osa parlare.

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