Ogni giorno in Uruguay muore un bambino con meno di un
anno di vita per denutrizione e malattie curabili, ovvero per cause collegate dalla povertà . La povertà nel paese è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni. Oggi il 32% della popolazione (circa 900.000 persone) non è in grado di soddisfare tutte le necessità fondamentali ed il 4% della popolazione (circa 110.000 persone) soffre la fame(1). L”Uruguay e l”Argentina sono gli unici due paesi del continente dove è stato registrato, negli ultimi anni, un deterioramento notevole delle condizioni di vita.
[Articolo scritto da Antonio Graziano* per Criticamente]
In generale, le politiche applicate dal 1997 al 2003 per ridurre i livelli di povertà in America Latina e nei Caraibi si sono dimostrate così inutili, che questo periodo viene definito come il sexenio perdido (i sei anni perduti)[2].
In aggiunta, la crisi economico-finanziaria del 2002 ha colpito in maniera rilevante l”Argentina ed ha prodotto una notevole fuga di capitali nello stesso Uruguay. Nel mese di giugno 2002 un terzo dei depositi bancari, pari a circa 5000 milioni di dollari, erano stati prelevati dalle casse del paese. Il governo, col tentativo di superare la crisi, chiese nuovi prestiti ad organismi internazionali generando un notevole incremento del debito pubblico.
Contemporaneamente furono incrementate le imposte e si generarono politiche di riforma strutturale dell”economia in modo da ridurre la spesa pubblica nell”ambito dell”educazione, della salute e di altri settori di competenza dello Stato[3].
Una misura dell”incremento della povertà è rappresentata dalla presenza di insediamenti periferici o marginali, in particolare nella città di Montevideo, nella quale risiede un terzo della popolazione del paese. Gli insediamenti non hanno nulla da invidiare alle favelas del Brasile e delle grandi città del resto de continente. Costituiscono un territorio marginale, con un”elevata densità di popolazione, la presenza di abitazioni costruite in legno e lamiera, scarsi livelli di igiene, mancanza di fognature e sistemi di gestione delle acque di scolo, gravidanze precoci, diserzione scolastica, elevati livelli di disoccupazione, violenza, tossicodipendenza, alcolismo, povertà e fame. Nella sola città di Montevideo esistono oltre 350 insediamenti, con una popolazione che si stima possa arrivare a 250.000 abitanti, ovvero un quinto della popolazione della capitale[4].
I programmi, alcuni dei quali già in atto, che si propongono la regolarizzazione degli insediamenti, non considerano il fulcro del problema, ovvero la presenza di un territorio dove la povertà viene ghettizzata, nascosta e dimenticata. Non è difficile, in realtà , ritrovare anche nella ricca Europa lo stesso principio di occultamento della povertà , frutto di politiche assistenziali di carattere il più delle volte simbolico, che non tengono conto delle cause strutturali alla base dei cambiamenti economici.Oggi l”Uruguay si trova al 46° posto in reazione all”indice di sviluppo umano (HDI). Nel 1992 si trovava al 29°[5].
Tuttavia il paese viene considerato acnora in grado, insieme ad altre 6 nazioni latino americane, di raggiungere uno degli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, ovvero l”obiettivo che si propone di ridurre la povertà entro l”anno 2015, della metà rispetto ai livelli del 1999.
Il raggiungimento di questa meta dipenderà in larga parte dalle politiche adottate dal governo in concertazione con gli organismi internazionali. In quest”ottica da alcuni mesi è in via di implementazione il Piano di Attenzione Nazionale all”Emergenza Sociale (PANES), più comunemente conosciuto come Piano d”Emergenza, adottato dal nuovo governo progressista entrato in carica lo scorso 1° marzo.
Purtroppo il PANES sembra procedere con lentezza. Non tutte le famiglie in situazione d”indigenza, a 5 mesi dall”implementazione del piano, ricevono il salario minimo promesso e non esiste un sistema di controllo e monitoraggio rigoroso e costante della popolazione interessata. Le azioni intraprese fino ad oggi rischiano di essere esclusivamente assistenziali e le fasi successive del programma, se pur presentino obiettivi importanti legati all”eradicazione della povertà , non possiedono una pianificazione ed una strategia ben definita. Ma, prima di tutto, non è ben chiaro come verranno finanziate le fasi successive.Intanto da alcune settimane per le strade di Montevideo sono iniziati i blocchi le manifestazioni (le proteste dei piqueteros, già famosi in Argentina) che, da un lato, mettono in luce il rischio dell”incremento della violenza e la possibilità che le forse dell”ordine adottino una strategia repressiva.
D”altra parte questo rinnovato clima di insoddisfazione fa pensare che i gruppi più deboli della popolazione stiano aprendo gli occhi ed acquistando coscienza che le promesse del governo tardano a realizzarsi, non solo in relazione alla lotta all”indigenza ma anche ad altre questioni calde che la nuova legislatura si è detta pronta ad affrontare. Si organizzano dunque forme di protesta spontanee ed indipendenti che, in una visione a lungo termine rappresentano uno degli strumenti utili a garantire una partecipazione democratica alla vita politica del paese, in particolare in riferimento a temi che hanno a che fare con la povertà , la fame e la sopravvivenza dei suoi cittadini.
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