Fallita la riforma della polizia in Bosnia Herzegovina

Dopo il fallimento della riforma della polizia in Bosnia Herzegovina, l’Associazione internazionale per i popoli minacciati (APM) chiede lo scioglimento della Republika Srpska e il divieto per il partito di Karadzic.

L’Associazione internazionale per i popoli minacciati (APM) chiede alla Comunitàƒ internazionale l’immediato divieto per il SDS, il partito di Karadzic, e lo scioglimento della Republika Srpska, parte dello stato bosniaco. Solamente cosàƒÂ¬ si potràƒ creare uno stato funzionale dalla Bosnia Erzegovina, stato de facto diviso. Gli estremisti attualmente al governo nella Republika Srpska hanno mostrato il loro vero volto: hanno tenuto in ostaggio l’intera Bosnia Erzegovina con il rifiuto della riforma della polizia e hanno nuovamente impedito l’ingresso nell’Unione europea come anche l’integrazione tra i popoli d’Europa.Tutti gli alti rappresentanti della Comunitàƒ internazionale a Sarajevo hanno sempre accettato la politica di blocco permanente del partito di Karadzic fin dal 1995, rendendo cosàƒÂ¬ permanenti le conseguenze delle pulizie etniche e la divisione dello Stato. Per questo motivo Carl Bildt, Carlos Westendorp, Wolfgang Petritsch e Paddy Ashdown hanno la responsabilitàƒ principale di questo tragico sviluppo.

La riforma della polizia aveva come obiettivo quello di creare un corpo di polizia unitario, etnicamente neutrale, per l’intera Bosnia Erzegovina. Era una delle condizioni per l’inizio dei colloqui per una più stretta cooperazione della Bosnia con l’Unione europea.

La Bosnia Erzegovina è divisa dalla fine della Guerra nel 1995. In quel periodo venne creata la cosiddetta “Republika Srpska”, risultato degli Accordi di Dayton, dopo quattro anni di fallimenti da parte dell’Occidente per porre fine al genocidio e alle pulizie etniche in Bosnia Erzegovina. Quasi tutte le funzioni di governo vennero concentrate per entrambe le parti della Bosnia, mentre al Governo centrale venivano lasciate solo pochissime competenze. La Republika Srpska, una parte della Bosnia Erzegovina tagliata arbitrariamente dopo 500 anni di storia comune, è sempre stata una regione multietnica, nella quale prima delle espulsioni di massa, accanto ai circa 800.000 serbo-bosniaci, vivevano 700.000 musulmani, croati e jugoslavi bosniaci. Questa regione è stata il principale teatro dei terribili crimini di guerra e delle pulizie etniche della guerra in Bosnia. Prima della loro deportazione, decine di migliaia di persone sono state prigioniere in campi di concentramento, di internamento di stupro o uccise. Le moschee sono state distrutte senza alcuna eccezione, cosàƒÂ¬ come anche la maggior parte delle chiese cattoliche.

Il Partito democratico serbo (SDS), fondato da Karadzic e tutt’ora vivo nel suo spirito, ha fino ad oggi impedito il rientro di una grande maggioranza di rifugiati e la possibilitàƒ di processare centinaia di presunti criminali di guerra. Oltre a tutto ciàƒÂ² blocca anche il funzionamento dello Stato centrale bosniaco.

Associazione per i popoli minacciati
Bolzano, GàƒÂ¶ttingen, Sarajevo, 15 settembre 2005

www.gfbv.it/2c-stampa/2005/050915it.html

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