La giustizia e il diritto internazionale, sempre difficili da applicare e far rispettare per la mancanza di adeguati strumenti coercitivi, sembrano sempre più a rischio dal 2002, più che in ogni altra epoca della storia recente del pianeta, a causa di una massiccia iniziativa statunitense basata sulla firma di accordi bilaterali e di una vera e propria campagna contro la Corte penale internazionale (Cpi) istituita sette anni fa. à¢â‚¬Å“La precedente amministrazione di Washington, quella di Bill Clinton, aveva sottoscritto il trattato di Trattato di Roma nel 2000à¢â‚¬? ricorda alla MISNA William R. Pace, coordinatore generale della Coalizione per la Cpi (Ccpi). à¢â‚¬Å“Ma là¢â‚¬â„¢arrivo di George W. Bush à¢â‚¬ aggiunge à¢â‚¬ è stato accompagnato da un passo indietro. Nel 2002 Washington ha ufficialmente revocato la sua adesione e da allora porta avanti una palese campagna contro la Corteà¢â‚¬?.
Attraverso accordi bilaterali (à¢â‚¬ËœBilateral immunity agreementsà¢â‚¬â„¢, Bia) con i singoli governi nazionali (99 giàƒ firmati, ma solo una ventina finora ratificati, secondo la stessa Cpi) gli Stati Uniti tentano di escludere i loro cittadini e i militari dalla giurisdizione del tribunale; gli Stati firmatari si impegnano a rifiutare la giurisdizione della Cpi per i cittadini americani eventualmente responsabili di gravi crimini sul loro territorio ed eventualmente trasferirne la competenza a tribunali Usa.
à¢â‚¬Å“La veritàƒ à¢â‚¬ dice William Pace à¢â‚¬ è che la protezione dei soldati è là¢â‚¬â„¢ultima preoccupazione di questo governo. Questi accordi mirano a una sola cosa: proteggere il presidente Bush, il suo vice Cheney e tutto il loro entourage! Quello che continua ad essere assurdo è che da un lato gli Usa affermano di voler sostenere le democrazia emergenti e dallà¢â‚¬â„¢altro ricattano chi rifiuta di aderire ai à¢â‚¬ËœBiaà¢â‚¬â„¢, revocando loro il sostegno economico e militare. Questo è moralmente inammissibile. Anche alcuni alti ufficiali americani si sono pubblicamente opposti a questa praticaà¢â‚¬?, del resto condannata più volte dalle grandi organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.
Il prezzo pagato da chi non accetta i à¢â‚¬ËœBiaà¢â‚¬â„¢ à¢â‚¬Å“è molto pesante, soprattutto per i Paesi del Sud del mondo. Là¢â‚¬â„¢Ecuador, ad esempio, ha perso 200 milioni di dollari di aiuti; la scelta di non firmare è stata presa anche dalla Giordania e dalla Nigeriaà¢â‚¬? e in totale da 57 delle 100 nazioni che hanno ratificato il Trattato di Roma (secondo la Cpi 18 di questi Paesi hanno perso i finanziamenti statunitensi).
Solo in pochi si sono permessi di respingere le pressioni economiche degli Usa: il Sudafrica, principale economica del continente, e nei giorni scorsi anche là¢â‚¬â„¢Uruguay. à¢â‚¬Å“Ma gli Usa non potranno restare eternamente al di fuori della giurisdizione della Cpi e verràƒ il giorno che i criminali, da qualsiasi parte provengano, saranno chiamati di fronte alla giustizia internazionaleà¢â‚¬?.
Attivista per i diritti umani per tutta la vita e la carriera, dal 1995 Pace guida la Ccpi, rete mondiale di 2.000 organizzazioni non governative e della societàƒ civile che ha giocato un ruolo rilevante nellà¢â‚¬â„¢adozione del Trattato di Roma con cui la Corte è stata istituita il 17 luglio 1998. Oggi la rete opera attivamente nellà¢â‚¬â„¢assistenza legale, il monitoraggio dei processi (quando inizieranno), la collaborazione alle inchieste, la sensibilizzazione e la pressione sui governi. à¢â‚¬Å“Un compito molto importante che deve essere assunto dalla societàƒ civile a livello nazionaleà¢â‚¬? spiega Pace; à¢â‚¬Å“Non essendo dotata di una struttura di polizia, la Cpi non puàƒÂ² attualmente procedere da sola allà¢â‚¬â„¢arresto dei criminali, sono le forze dellà¢â‚¬â„¢ordine dei singoli Stati che devono intervenire. E non tutti i governi collaborano facilmenteà¢â‚¬?.
La Cpi è la prima corte penale permanente incaricata di giudicare i responsabili di massicce violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, vale a dire genocidi, crimini di guerra, crimini contro là¢â‚¬â„¢umanitàƒ , e una volta definiti, anche i crimini dà¢â‚¬â„¢aggressione; basata allà¢â‚¬â„¢Aja dalla sua entrata in vigore là¢â‚¬â„¢1 luglio 2002, ha iniziato a esaminare le violazioni avvenute nella Repubblica democratica del Congo, in Uganda e in Sudan (per il Darfur) e in futuro potrebbe interessarsi ai casi della Costa dà¢â‚¬â„¢Avorio, della Repubblica Centrafricana e di alcuni Paesi dellà¢â‚¬â„¢Asia. Presidente del Centro per là¢â‚¬â„¢educazione sulle riforme delle Nazioni Unite (Cure) e direttore del movimento per la pace à¢â‚¬ËœWorld federalist movement/Institute for global policyà¢â‚¬â„¢ (Wfm-Ipg), Pace aggiunge: à¢â‚¬Å“Questo tribunale ha la capacitàƒ porre fine alle guerre civili, di fare applicare la legge e il diritto internazionale, di preservare milioni di vite e di conseguenza di favorire lo sviluppo. Le cifre parlano da sole: oggi nel mondo gli Stati spendono 800 miliardi di dollari per le armi e le guerre; per la Cpi 90 milioni di dollari. Le 17 missioni di mantenimento della pace dellà¢â‚¬â„¢Onu costano 3 miliardi di dollari…30 volte più della Cpi. Eppure quanto guadagnerebbe il mondo se i governi dedicassero anche solo il 5% di quello che spendono in campo militare o nel commercio a favore della giustizia e del diritto internazionale? Allora, lasciamo indietro il passato e concentriamoci sulla giustizia del XXI secolo, del futuroà¢â‚¬? conclude Pace.
(traduzione di un articolo di CàƒÂ©line Camoin)
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