Le basi Usa costano 500 milioni di dollari, all’Italia

Interrogazione parlamentare del verde Mauro Bulgarelli sull’ingente spesa annuale, a carico dei contribuenti italiani, per mantenere le strutture militari americane in Italia. à‚«Le rivelazioni de Il Giornale di Sardegna sull’esistenza di patti bilaterali segreti tra Usa e Italia che impongono al nostro paese di pagare quasi mezzo miliardo di dollari l’anno per le spese di manutenzione delle basi militari americane sul nostro territorio, sono sconvolgenti e testimoniano una volta di più dell’inaccettabile rapporto di sudditanza che lega l’Italia agli Stati unitià‚» [Nigrizia].

E’ il commento del deputato dei verdi Mauro Bulgarelli agli articoli apparsi su “Il Giornale di Sardegna” che, citando documenti ufficiali Usa, rivela che l’Italia contribuisce per il 37% ai costi per il mantenimento delle basi e delle truppe americane di stanza nel nostro paese, impegno che per il 1999 ha richiesto lo stanziamento di 480 milioni di euro.

à‚«Da quanto si apprende – continua il parlamentare de Sole che Ride – la maggior parte dei pagamenti sarebbe stata erogata in base ad accordi bilaterali tra lo stato italiano e quello americano. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad accordi segreti, non si sa quando e da chi sottoscritti, che impongono in questo caso, oltre alla presenza di basi straniere sul nostro territorio, anche l’onere di mantenerle a spese dei contribuenti italiani, che si ritrovano a loro
insaputa a finanziare tariffe, trasporti e servizi gratuiti ai soldati americani e alle loro famiglieà‚».

à‚«Ma quello che fa veramente indignare – incalza Bulgarelli –  è la notizia che in base all’intesa bilaterale i sovvenzionamenti del governo italiano non cesserebbero neppure nell’ipotesi della chiusura delle basi, poichàƒÂ© grazie a una clausola denominata “Returned Property – Residual Value” gli Usa vanterebbero un diritto di indennizzo da parte del paese ospitante perchàƒÂ© la presenza delle basi avrebbe valorizzato i territori dove esse sono state insediate! Si tratta di una vera e propria provocazione, se si pensa alla devastazione ambientale che molte di queste basi hanno comportato, come nel caso di quella della Maddalena, e ai rischi per la popolazione derivanti dalla presenza di centinaia di testate
nuclearià‚».

11/10/2005

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