I “Beati Costruttori di Pace” saranno accanto alla popolazione del Congo per le prime vere elezioni democratiche e multipartitiche. L’appuntamento è di quelli che contano: saranno le prime vere elezioni democratiche e multipartitiche in Congo. Un paese grande otto volte l’Italia, devastato da una guerra che ha provocato circa quattro milioni di morti, causati dalle armi ma più ancora dalla fame e dalle malattie. Un paese che ora si avvia finalmente sulla difficile strada della democratizzazione. Gli accordi di pace firmati nel 2003 avevano stabilito un governo e un parlamento di transizione, che termineranno il proprio mandato il prossimo 30 giugno. Entro quella data, deve aver luogo almeno il primo turno delle elezioni, che avvii il processo di normalizzazione [Giusy Baioni]. Per questo anche l’associazione Beati i costruttori di pace ha deciso di venire incontro a questo bisogno e sta raccogliendo adesioni per formare un gruppo di osservatori indipendenti di societàƒ civile. I “Beati” giàƒ da tempo seguono gli avvenimenti nella Rd Congo e hanno stretto legami soprattutto nella regione del Kivu, quella più colpita dalla guerra. àƒË† làƒÂ¬ che porteranno gli osservatori, con un duplice intento: affiancare la popolazione civile in questo momento storico, per dar loro incoraggiamento, e scoraggiare la possibilitàƒ di pressioni e intimidazioni. La presenza di internazionali funge da deterrente, si sa. E in tal modo la gente si sentiràƒ più sicura nell’andare alle urne e scegliere senza condizionamenti i propri governanti.
Oltre a questo, c’è un altro intento, rivolto all’Europa: coinvolgere nel progetto tutte quelle realtàƒ di associazionismo e movimento che tanta attenzione hanno per altri paesi ma che poco o nulla sanno di Africa. Si vorrebbe portare in Congo, per esempio, chi ha fatto l’osservatore elettorale in Palestina, o in America Latina. Si vorrebbero coinvolgere i sindacati e le tante anime del movimento per la pace. Magari chi di recente è stato a Bamako. E, soprattutto, si spera in un sostegno degli Enti locali, realtàƒ sempre più preziosa in questa Italia “resistente”.
A tutti loro è rivolto l’invito dei “Beati”. Con qualche accorgimento: una conoscenza minima del francese; la consapevolezza che le zone in cui si va possono essere zone a rischio; l’obbligo tassativo di partecipare agli incontri di formazione. Il primo dei quali è fissato per il 25 marzo a Padova. Le spese sono a carico dei partecipanti. Per i dettagli e l’adesione: www.beati.org
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