Nella democrazia degli infelici, per chi sta al governo perdere le elezioni è diventata la regola. Successe a Bush l’anno scorso, oggi capita a Prodi e Zapatero [Massimo Gramellini, La Stampa]. Descrivono mondi vecchi, magari nobili ma sterili, che affondano le loro radici in secoli dominati dall’ideologia.
Per la stragrande maggioranza delle persone questo impianto mentale non ha più nessun senso. Aumentare lo stipendio ai bravi e ridurlo ai lavativi è di destra o di sinistra? Controllare il territorio dello Stato senza lasciarne intere zone alle mafie e agli immigrati clandestini è di destra o di sinistra? Rendere la scuola e la sanità pubbliche più efficienti e selettive è di destra o di sinistra? Ridurre il debito dello Stato, la burocrazia borbonica, i costi della politica, le emissioni inquinanti, i conflitti di interesse e l’evasione fiscale è di destra o di sinistra? Le cose più urgenti da fare non sono né di destra né di sinistra. Sono da fare.
LA STAMPA (29/05/2007)
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