Oro nero, fonte di ricchezza e di sciagure. Chi lo produce, chi lo consuma, chi ci guadagna. Croce e delizia dell’economia mondiale del XX secolo. Incognita o rimpianto del XXI. Il petrolio è da quasi cento anni la materia prima più ambita e più pagata. Fonte di ricchezza o di sciagure a seconda dei casi. Il prezzo del petrolio si aggira attorno ai 57 dollari al barile (novembre 2005). Soltanto nel 2001 il prezzo era leggermente superiore ai 10 dollari al barile. Un rincaro che sta mettendo a dura prova le economie dei Paesi importatori [Antonello Saccheti, Il Cassetto]. Ma non è soltanto un problema di prezzi. Il petrolio non è una risorsa illimitata. Secondo l’esperto Colin Campbell, proprio nel 2005 si è raggiunto il massimo della produzione petrolifera mondiale. Ora comincia il declino. Il 2010 dovrebbe essere invece il momento di picco per il gas e altri tipi di idrocarburi. Si tratta di un passaggio cruciale. Secondo Noé Van Hulst, direttore delle politiche di lungo termine dell’Aie (Agenzia internazionale elettricità), senza nuove politiche di sviluppo nel 2030 ci saranno 1,4 miliardi di persone senza elettricità. Le riserve di petrolio accertate ammontano a 1.200 miliardi di barili. Sono dati forniti dai Paesi produttori e difficilmente verificabili. Alcune compagnie petrolifere danno cifre superiori, includendo tra le riserve anche giacimenti disponibili ma non ancora sfruttati, come le sabbie bituminose del Canada. Marcello Colitti, ex top manager del gruppo Eni contesta invece il concetto stesso di riserve, perché non si può prevedere la possibile evoluzione di nuove scoperte petrolifere e di nuove tecnologie di sfruttamento dei giacimenti.
Chi produce il petrolio
Nel 2004 la domanda globale è stata di circa 83 milioni di barili al giorno nel 2004. Ecco quali sono i primi Paesi produttori di petrolio:
1) Arabia Saudita 10.500.000 di barili per giorno
2) Russia 8.500.000
3) Usa 8.000.000
4) Iran 8.000.000
5) Messico 4.250.000
6) Cina 3.700.000
7) Norvegia 3.300.000
I grandi consumatori
Gli Usa sono al primo posto con oltre mille milioni di tonnellate l’anno. Gli States producono ogni giorno otto milioni di barili di petrolio, ma ne consumano venti. Cioè il 30 per cento della produzione mondiale. Senza le forniture dall’estro gli Usa esaurirebbero i propri giacimenti in otto anni. Gli altri grandi consumatori sono Giappone e Cina. L’Italia è al settimo posto.
Chi esporta e chi importa petrolio
Tutti i Paesi della penisola arabica e del Medio Oriente, i Paesi dell’Asia centrale post sovietica, Russia. Indonesia, Vietnam, i Paesi del Nord Africa (escluso il Marocco), Sudan, Angola, Nigeria, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Camerun, Gran Bretagna, Norvegia, Canada, Messico, Venezuela, Colombia e Argentina. Tutti gli altri Paesi importano petrolio, ad eccezione di Bolivia e Tunisia, unici due Paesi autosufficienti e non esportatori.
Economie a petrolio
I bilanci nazionali di diversi Paesi (Arabia Saudita, Iran, Iraq sono i casi più eclatanti) si basano sugli introiti e sullo sfruttamento delle risorse petrolifere. In Paesi come Giappone, Taiwan e Corea del Sud, l’importazione del petrolio rappresenta una delle maggiori voci della bilancia dei pagamenti e quindi il suo prezzo influisce in modo determinante sullo stato complessivo dell’economia nazionale. Anche negli Usa il prezzo del greggio è fondamentale: si calcola che un aumento di 10 dollari al barile provochi un calo del Pil dello 0,4 per cento.
Un mercato anomalo
Gran parte del mercato petrolifero si basa su contratti futures, che permettono di acquistare al prezzo corrente alla data della stipulazione del contratto, impegnandosi per la loro consegna in una data futura prestabilita. A differenza delle altre materie prime, il mercato in futures del petrolio è concentrato in pochissimi mercati. I più grandi sono il New York Mercantile Exchange con il 65 per cento delle trattazioni e l’International Petroleum Exchange di Londra raccoglie il 30 per cento delle trattazioni globali. Altri due mercati importanti sono quelli di Singapore e Shanghai. Le trattazioni avvengono in dollari. L’Iran svolge invece le proprie transazioni in euro e ha recentemente proposto la creazione di un mercato internazionale in euro. Cina e Russia sono interessate. Gli Usa, ovviamente, temono di perdere la leadership del settore.
Le società con il capitale più alto sono:
1)Exxon Mobil (Usa)
2)BP (Regno Unito)
3)Royal Dutch/Shell (Paesi Bassi/Regno Unito.)
4)Total (Francia)
5)Eni (Italia)
6)Gazprom (Russia)
I paesi che hanno le più grosse riserve di petrolio sono l’Arabia Saudita con 262 miliardi di barili, l’Iran con 126 miliardi di barili ed l’Iraq con 115 miliardi di barili. Si calcola che nel 2020 l’80 per cento delle riserve di petrolio sarà concentrato in Medio Oriente e Africa. Sarebbe perciò importante diversificare sia le fonti energetiche sia i mercati di approvvigionamento per evitare strozzature e rialzi proibitivi dei prezzi.
Le nuove sfide: Asia Centrale e Africa Occidentale
Tra il 2000 e il 2001 gli esperti hanno scoperto che il Golfo di Guinea ha enormi giacimenti petroliferi finora poco sfruttati. Le multinazionali Usa hanno fiutato l’affare. Molti i motivi di interesse: l’Africa occidentale è più vicina alle coste americane di quanto non lo siano il Medio Oriente o l’Asia Centrale; è un’area relativamente stabile (o almeno lo è stata finora); l’Opec (l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) non ci ha ancora messo le mani. Oggi il Golfo di Guinea fornisce agli Usa il 16 per cento delle sue importazioni di greggio. Nel 2015 la quota salirà al 25 per cento. La Nigeria è diventata in pochi anni il sesto produttore mondiale di petrolio e l’Angola pompa un milione di barili al giorno. Ottime le prospettive di Camerun, Sudan e Guinea Equatoriale. Gli esperti sono convinti che il sottosuolo dell’Asia centrale post sovietica custodisca riserve immense e ancora poco sfruttate. Il Paese più ambito dalle multinazionali Usa è il Kazakistan.
L’Opec
L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) è composta da Paesi che si sono associati per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione, ai prezzi e alle concessioni. Gli stati membri hanno circa il 75 per cento delle riserve e il 40 per cento delle forniture mondiali. Attualmente fanno parte dell’Opec (nato nel 1960) 11 Paesi: Algeria, Gabon, Libia, Nigeria, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Ecuador e Venezuela. Ne sono fuori sei grandi Paesi produttori: Canada, Messico, Usa, Oman, Russia e Norvegia.
Cos’è il petrolio
Si distinguono tre classi principali di petroli, a seconda del tipo di idrocarburo prevalente: i petroli a base paraffinica, costituiti prevalentemente da paraffine (idrocarburi a catena aperta saturi, detti anche alcani); quelli a base naftenica, costituiti prevalentemente da nafteni (idrocarburi a catena chiusa saturi, detti anche cicloalcani); e quelli a base mista, nei quali le percentuali dei due tipi precedenti di idrocarburi sono pressoché uguali. Molto più rari e pregiati sono i petroli della quarta classe, detti a base aromatica perché costituiti prevalentemente da idrocarburi aromatici (formati da uno o più anelli benzenici, detti anche areni).
Come si forma il petrolio
Si forma sotto la superficie terrestre per decomposizione di organismi marini e di piante che crescono sui fondali oceanici. La formazione del petrolio è un fenomeno iniziato molti milioni di anni fa, quando esisteva un’abbondante fauna marina, e che continua ancora oggi. I sedimenti depositati sul fondo degli oceani, accrescendo il loro spessore e dunque il loro peso, sprofondano nel fondale marino; a mano a mano che altri sedimenti si accumulano, la pressione su quelli sottostanti aumenta considerevolmente e la temperatura si alza di diverse centinaia di gradi. Il fango e la sabbia si induriscono trasformandosi in argillite e arenaria, il carbonio precipita, le conchiglie si induriscono trasformandosi in calcare, mentre i resti degli organismi morti si trasformano in sostanze più semplici composte da carbonio e idrogeno, gli idrocarburi appunto, per dare origine al petrolio greggio e al gas naturale. Il petrolio ha densità minore dell’acqua salmastra che riempie gli interstizi dell’argillite, della sabbia e delle rocce di carbonati che costituiscono la crosta terrestre: tende dunque a risalire verso la superficie, passando dai microscopici pori dei più grossi sedimenti sovrastanti. E’ così che sbocca spontaneamente dalla superficie terrestre.
La raffinazione
Una volta estratto, il petrolio viene trattato con sostanze chimiche e calore, per eliminare l’acqua e le particelle solide in esso contenute, e per separare il gas naturale residuo. Viene poi immagazzinato in serbatoi di smistamento, da dove viene trasportato alle raffinerie mediante tubazioni continue (oleodotti), o con navi opportunamente attrezzate (navi cisterna, o petroliere), o con speciali autoveicoli (autocisterne) e carri ferroviari (carri cisterna).
Prodotti ricavati
Questa la media dei ricavati dal petrolio: 50 per cento benzina, 7 per cento cherosene, 21 per cento gasolio e oli combustibili, poco meno del 10 per cento oli lubrificanti e circa il 12 per cento residui pesanti.
I primi impieghi
I giacimenti superficiali sono ignorati dagli esseri umani per migliaia di anni. Nel Rinascimento si inizia a distillare il petrolio greggio dei giacimenti superficiali per ottenere lubrificanti e prodotti medicinali, ma il vero e proprio sfruttamento del petrolio ha inizio solo nel XIX secolo. La rivoluzione industriale stimola la ricerca di nuovi combustibili, in particolare di olii per lampade di buona qualità ed economici, che si rendevano necessari a causa delle crescenti richieste, da parte della popolazione, di fonti di illuminazione per lavorare e leggere anche dopo il tramonto.
Lampade a petrolio
Nel 1852 il fisico e geologo canadese Abraham Gessner brevetta un procedimento per ricavare dal petrolio greggio un combustibile per lampade di costo limitato, che venne chiamato petrolio illuminante, o cherosene. Tre anni dopo il chimico statunitense Benjamin Silliman pubblica uno studio in cui elencava la vasta gamma di prodotti utili che potevano essere ricavati dalla distillazione del petrolio.
Primi pozzi
I primi pozzi petroliferi veri e propri sono trivellati in Germania nel 1857. Fa storia la trivellazione di un pozzo nei pressi di Oil Creek, in Pennsylvania, a opera del colonnello Edwin L. Drake nel 1859. Il successo di Drake segnò l’inizio della moderna industria petrolifera. Con l’invenzione del motore a combustione interna e con il crescente fabbisogno energetico causato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’industria petrolifera diventa essenziale per la società industriale.
Sull’argomento puoi leggere:
Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero
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Tratto da: http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=208
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