Le tragedie dell´Asia e l´anno del pianeta terra

Il terremoto in Cina e il ciclone Nergis in Myanmar ci ricordano con le loro migliaia di vittime e le loro immagini di devastazione quanto sia fragile il sogno di potenza umana davanti alle forze devastanti della natura, magari aiutate dagli uomini che vanno ad occupare con brulicanti insediamenti aree a forte rischio, i due volti della povertà contadina birmana e quello della rapida crescita cinese che si incarna nella ciclopica diga delle Tre Gole o nelle fabbriche chimiche crollate insieme alle scuole come scatole di cartone [GreenReport].

La terra ci ricorda di essere un pianeta vivente che soffia venti a 200 chilometri all´ora e scuote le sue viscere a 30 chilometri di profondità per raggiungere l´ignara ed impotente Sichuan, trasformando in pochi attimi l´arricchitevi ed il sogno olimpico nell´eterna disperazione umana davanti alle catastrofi naturali. Si tratta delle forze che hanno plasmato e continano a plasmare il nostro pianeta, si tratta «della convergenza della placca Indiana verso quella Euroasiatica che si estende dal fronte himalayano fino al deserto di Gobi, circa 2000 km a Nord del fronte himalayano – spiega l´Istituto nazionale di geofisica e vulcanolgia – La zona colpita dall´evento è il bordo occidentale del bacino di Sichuan caratterizzato da forti terremoti anche in periodi recenti con magnitudo comparabile con il terremoto odierno (es. 1973 M=7.7 a circa 240 km dall´epicentro. Con i dati a disposizione, la diga delle Tre Gole non sembra avere una relazione di causa-effetto con l´evento di oggi». L´uomo stavolta non c´entra, se non per la mancata prevenzione, per uno sviluppo insostenibile che produce vittime negli alveari umani che popolano l´Asia. Il terremoto che ha ferito il dragone cinese ci ricorda che le catastrofi naturali esistono ancora e che di fronte alla terra che cambia, che si muove e muta secondo tempi imperscrutabili non possiamo che reagire con lo stupore dei nostri più lontani antenati o con la disperazione cieca e superstiziosa di un destino che non riconosce alla terra tempi geologici che fanno di una vita umana un battito di ciglia. Le forze che garantiscono la vita sul pianeta terra possono essere ciecamente crudeli e l´uomo ne rimane ogni volta attonito, il terremoo che fa strage in Cina o il ciclone già dimenticato del Myanmar ci fanno sentire per un attimo piccoli, indifesi davanti ai cicli naturali, per un attimo e basta, poi continuiamo a fare tutto come prima, ma quell´attimo ci fa essere per un momento ancora parte naturale di un comune destino planetario. Anche per questo nel 2005 l´Onu ha proclamato il 2008 “International Year of Planet Earth (Iype) con per tema “Scienze della Terra per la Società”. L´Anno, pur centrato sul 2008, opera durante l´intero triennio 2007-2009. l´Iype é stato concepito per offrire l´opportunità senza precedenti di divulgare gli straordinari risultati ottenuti negli ultimi anni dalle geoscienze, sollecitando politici e amministratori ad applicare queste conoscenze per il beneficio dell´umanità e per favorire lo sviluppo sostenibile della società. L´Unesco, che patrocina e promuove l´iniziativa insieme all´Unione internazionale di scienze geologiche (Iugs), ha raccolto il sostegno politico di 191 Stati e li ha convocati oggi a Parigi per una due giorni di dibattito con scienziati, politici ed economisti per un summt mondiale che discuterà di tre temi: crescita demografica e cambiamenti climatici: sfida per il pianeta; risorse del pianta: verso un uso sostenibile? Rischi naturali: minimizzare i rischi, massimizzare la prevenzione. «Non potremo reagire efficacemente alle minacce senza le scienze della terra», ha detto aprendo il summit il direttore generale dell´Unesco Koïchiro Matsuura. Nella “Dichiarazione di Parigi – Fare della terra un miglior luogo per l´umanità” che verrà adottata nel summt, l´Unesco e l´Iugs affermano che «le scienze della terra possono giocare un ruolo significativo nella promozione dell´utilizzo sostenibile delle risorse naturali e contribuire allo sviluppo sostenibile» e invitano i decisori politici ad informarsi sulle conoscenze già acquisite o potenziali delle scienze geologiche.

 

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