Perché la Banca Mondiale non ha sconfitto la povertà? Secondo la Fao oggi nel mondo si contano 862 milioni di persone che soffrono la fame e i diritti umani sono ancora negati in molti paesi del pianeta. Sul ruolo che la Banca Mondiale ha esercitato dalla sua nascita, nel 1944, ad oggi hanno indagato Luca Manes e Antonio Tricarico, rispettivamente responsabile della comunicazione e coordinatore della Campanga per la riforma della Banca Mondiale (Crbm), nel libro “La Banca dei Ricchi”. Il volume, presentato in questi giorni a Roma, è edito da Altreconomia, rivista ed editore che da anni racconta storie di un’economia sostenibile per la società (a cura di Silvia Biasotto, Helpconsumatori). Eppure quanto l’istituto fu fondato “sembrò a tutti una buona idea”, scrive l’attivista americana Susan George nella prefazione al libro. “La Banca – si legge – fece un lavoro utile, concentrandosi nel fornire infrastrutture come strade, ponti e porti, delle quali tutti i Paesi necessitavano”. Oggi, però, la George annuncia che è “giunto il momento di denunciare con fermezza la cecità e l’arroganza dell’istituzione, che, insieme al gemello Fondo monetario internazionale, ha contribuito a distruggere le vite dei poveri. In questo senso la “Banca dei ricchi” è anche la “Banca dei poveri”. “La World Bank – ha commentato Antonio Tricarico – è nata come la banca della conoscenza e dello sviluppo. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto una serie di riforme che in realtà possono essere definite delle controriforme. Uno dei problemi centrali di questo istituto è quello della sua democraticità interna”.
Il libro si chiude con un capitolo intitolato “Più mondo meno banca”. Uno slogan che racchiude molte critiche ma anche molte proposte per una riforma della Banca Mondiale: prima fra tutte la sfida della governance e la necessità di rivedere i meccanismi decisionali interni.
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