In questo periodo, in Colombia, si assiste ad un fenomeno già visto diversi anni fa in altri Paesi, ovvero migliaia di persone stanno scendendo in strada in molte città dello Stato dell’America Latina per protestare contro il Governo e soprattutto per chiedere la restituzione del denaro investito, o meglio consegnato, ad alcune Società, che si stanno rivelando essere delle vere e proprie piramidi finanziarie con un funzionamento simile alle cosiddette catene di S. Antonio (Fabrizio Zampieri).
Il fenomeno ha assunto una dimensione ed una gravità tale che lo stesso Presidente della Colombia, Alvaro Uribe, ha già predisposto l’immediata apertura di un’inchiesta a livello nazionale per far luce sui tragici avvenimenti che stanno riducendo alla miseria migliaia di famiglie in tutta la Colombia.
Ma cosa sono le Piramidi Finanziarie?. Queste pseudo Società Finanziarie rappresentano una sorta, ma non lo sono, di multi level marketing nell’accezione negativa del termine. Una piramide è uno schema con finalità truffaldine, dove il guadagno (per gli organizzatori e per pochi risparmiatori) deriva dal continuo ingresso di nuovi soci e capitali, e non certo dall’acquisto/vendita di prodotti e /o servizi.
I risparmiatori, ed i potenziali nuovi soci della piramide vengono attratti con la promessa di ingenti guadagni, come il raddoppio del capitale investito o la corresponsione di interessi a doppie cifre nell’arco di breve tempo (6-12 mesi in media).
Le caratteristiche tipiche sono:
• promessa di alti guadagni a breve termine;
• ottenimento dei profitti da operazioni di “alta finanza” o particolari meccanismi economici documentati e spiegati in modo poco chiaro;
• investimenti proposti ad un pubblico non competente in materia finanziaria;
• consegna del denaro ad un solo promotore a ad una Società finanziaria poco conosciuta, non quotata e spesso di recente costituzione.
Inoltre, per dare maggiore ufficialità e forza a queste strutture finanziarie, i loro responsabili attirano i nuovi clienti con false e confuse argomentazioni quali: garanzie sul capitale delle Società da parte di Banche, assicurazioni sul denaro investito, facilitazioni ed elusioni fiscali (possibilità di non pagare le tasse sulle cifre investite), presenza di grandi investitori o famose personalità economiche e politiche, sottoscrizioni di contratti molto simili nella forma e nei contenuti a quelli bancari ma naturalmente privi di valore legale, ecc… Ma costituiscono falsità che servono in realtà, con i risparmi dei nuovi “entrati”, a remunerare le persone collocate al vertice della piramide, e l’unica speranza per gli ultimi arrivati è che sempre nuove persone aderiscano allo schema portando ovviamente nuovo denaro.
Le piramidi finanziarie quindi con un’efficiente organizzazione alle spalle possono durare anche anni, autoalimentandosi, ma in ogni caso prima o poi sono destinate a crollare; ed i fattori possono essere molteplici: ritardi nei pagamenti, sfiducia da parte dei risparmiatori che si traduce poi in una corsa alla richiesta di rimborso delle somme “investite”, mancanza di comunicazione tra i vertici ed i clienti, sparizioni dei promotori e/o dei titolari, ed altro.
Risulta evidente che il livello di rischiosità di investimento in operazioni che sfruttano questa pratica è molto elevato; infatti il rischio è crescente al crescere del numero degli iscritti, essendo sempre più difficile trovare nuovi investitori.
Nella quasi totalità dei casi, per gli ultimi entrati e per la gran maggioranza delle persone che sono posizionate nella parte inferiore della piramide, le probabilità di recupero delle somme investite sono praticamente nulle.
In Italia, Usa e in molti altri Stati, queste tipologie di operazioni costituiscono un reato, essendo a tutti gli effetti equiparati alla truffa, ma ciò non impedisce a questi personaggi senza scrupoli di attuarle ugualmente, facendo leva soprattutto sulla scarsa conoscenza da parte dei risparmiatori dei mercati e degli strumenti finanziari.
Da un punto di vista storico la nascita delle piramidi finanziarie si può far risalire a circa 80 anni fa, guarda caso negli Stati Uniti, patria delle truffe e delle manipolazioni finanziarie, per opera di un italiano, Charles Ponzi; ed è proprio in suo onore che si parla oggi dei Ponzi Schemes per indicare tali strutture “economiche”.
Charles Ponzi nacque a Parma nel 1882 ma emigrò presto in Canada (1903). E la sua natura “truffaldina-finanziaria” emerse fin da subito con una condanna per falsificazione di banconote. Una decina di giorni dopo la scarcerazione entrava negli Stati Uniti, dove fu nuovamente condannato ma questa volta per contrabbando. Nel 1919 giunse a Boston dove escogitò un innovativo meccanismo per arricchirsi velocemente. All’epoca, il progetto di Ponzi si basava sulla compravendita di Buoni Postali Internazionali che, secondo le sue stime, avrebbero portato nelle sue tasche profitti di oltre il 400% del capitale investito. Per poter attuare il piano, chiedeva ai risparmiatori di prestargli i propri denari per un periodo di almeno 45 giorni, al termine del quale avrebbe rimborsato le somme prese a prestito con un interesse del 50%!!.
Nell’arco di pochi mesi dell’anno 1920, furono circa 10.000 i cittadini di Boston che credettero nel progetto e nelle promesse di Ponzi e che quindi gli affidarono risparmi per un valore complessivo di circa 9 milioni e mezzo di dollari, una cifra enorme ed inimmaginabile per quell’epoca.
Ed il “losco” personaggio, con precedenti penali di tipo finanziario, divenne un noto personaggio pubblico, e considerato addirittura un guru della finanza; con le cifre raccolte Ponzi riuscì anche a comperare una quota della Hanover Trust Company, una nota banca locale.
Ma ben presto il business finanziario dei Buoni Postali si rivelò una truffa; non esisteva infatti alcuna compravendita di questi titoli né a livello nazionale né a livello internazionale e gli investitori che richiedevano il rimborso dei propri capitali, venivano liquidati con le somme provenienti da altri investitori. Ponzi, accortosi oramai che le richieste di uscita erano maggiori delle nuove entrate e che la sua piramide stava per crollare, riuscì a distrarre e ad utilizzare anche i fondi della Banca della quale era socio. In definitiva, nell’agosto del 1920, la bolla finanziaria scoppiò portando alla luce un buco di circa 6 milioni di dollari nei confronti dei risparmiatori. Ciò portò naturalmente all’arresto di Ponzi e alla condanna a 10 anni di reclusione per frode postale.
Ma la storia non finì qui; Charles Ponzi, non appena uscito dal carcere, si rifugiò in Florida, dove mise in piedi una nuova piramide collegata questa volta a terreni edificabili che risultarono essere delle vere e proprie paludi. Ponzi subì altre condanne, fu persino estradato in Italia e da qui infine in Brasile dove l’inventore delle piramidi finanziarie morì nel 1949 in un ospedale per poveri a Rio de Janeiro.
Molti di voi ricorderanno il periodo che va dal 1994 al ’96 in Albania: l’economia del Paese, dopo anni di crisi, si stava riprendendo e gli albanesi iniziavano ad innalzare il loro tenore di vita; inoltre molti cittadini vivevano ancora meglio poiché avevano iniziato ad investire i loro pochi risparmi presso Società Finanziarie locali che assicuravano interessi del 20% mensile!; e così, in breve tempo, migliaia di albanesi vendettero addirittura le proprie case o investirono tutti i loro risparmi in queste Società, comprese le somme derivanti dalle rimesse dei propri familiari che lavoravano all’estero.
Naturalmente, come spiegato sopra, il perverso meccanismo durò meno di 2 anni, dopodiché le piramidi fallirono di colpo, lasciando sul lastrico migliaia di famiglie.
Nell’autunno del ’96 la gente scese in piazza a Valona chiedendo addirittura le dimissioni del Presidente Berisha e la rivolta fu domata nel sangue; ma, da quel fallimento finanziario, partì una vera e propria guerra civile che si concluse con le dimissioni dello stesso Berisha, il quale fu salvato grazie all’intervento dell’Europa. La rivolta del popolo fu così forte e decisa anche perché sembra fossero coinvolti, ai vertici di queste piramidi, anche alcuni funzionari pubblici e persino un Ministro.
Che conclusioni possiamo trarre dalla storie passate ma anche da quelle recenti?; innanzitutto il crollo delle piramidi finanziarie, oltre ad aver rovinato migliaia di famiglie, ha successivamente avuto ripercussioni negative sull’economia reale.
Ma secondo voi, ciò che sta accadendo in questo periodo a livello globale in ambito finanziario (mutui subprime, derivati, obbligazioni strutturate, prodotti esotici, ecc…) rappresenta un fenomeno così dissimile dallo schema truffaldino delle piramidi? Dal mio punto di vista questa crisi finanziaria non rappresenta un fatto congiunturale, o un mal funzionamento del sistema, o un errore di percorso, bensì il risultato di un sistema fondato sul controllo dei capitali da parte di pochi soggetti e Società/Banche; un sistema ben studiato e programmato dai loro inventori basato sulla produzione di utili per pochi senza l’erogazione di alcun servizio di utilità sociale.
Il problema è ancor più grave poiché, attualmente, i Governi stanno tentando di salvare il sistema di queste “pseudo” piramidi finanziarie su larga scala con i soldi dei cittadini, con conseguenze pesantissime a livello di deficit pubblico, di economia reale, di congiuntura ma soprattutto del livello di vita di intere popolazioni.
E la domanda finale, naturalmente tendenziosa ma poi non così esagerata, sorge spontanea: riusciranno i popoli dei Paesi colpiti dalla crisi finanziaria e successivamente da quella più drammatica dell’economia reale, che ci sta investendo, a reagire e a ribellarsi come fecero gli albanesi più di dieci anni fa?. Sarà dunque necessario giungere ad una rivolta di massa mondiale, o concentrata in alcune nazioni, per eliminare definitivamente questo schema predatorio?.
Fabrizio Zampieri -Economista ed Analista Finanziario-
fabrifinanz@hotmail.com
(21/11/2008)
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