Il Forum economico mondiale in corso a Davos sarà anche depresso come dice Ban Ki-moon, ma riserva colpi di scena e in molti si stanno togliendo, più che sassolini, macigni dalle scarpe. Recep Tayyip Erdogan, il primo ministro turco amicone di Silvio Berlusconi, pronto ad entrare nell´Ue, alleato indispensabile dell´occidentale, pilastro della Nato e indicato come il più moderato tra gli islamici, se ne è andato dal Forum sbattendo la porta dopo l´intervento del presidente israeliano Shimon Peres.
Intanto dal World social forum di Belem il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che l´anno scorso fu accolto a Davos come il figliol prodigo del neoliberismo mondiale, sparge sale sulle ferite della crisi, accusando i Paesi sviluppati e le istituzioni finanziarie internazionali di favorire la progressione della crisi finanziaria mondiale: «La crisi è scoppiata perché negli anni ´80-´90, loro hanno esportato il modello secondo il quale , affermando che il mercato è un Dio sufficiente per sviluppare un Paese ed instaurare la giustizia sociale. Questo “Dio del mercato” è sprofondato, sepolto dalla mancanza di controllo e dalla speculazione».
Lula ha usato toni irridenti verso le istituzioni finanziarie internazionali ed i Paesi industrializzati «che ormai devono anche loro basarsi sulle raccomandazioni del Fondo monetario internazionale per superare la crisi. Spero che il Fmi suggerirà a Barack Obama delle misure tendenti a migliorare la situazione economica, Che consigli anche a Germania, Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi delle misure per combattere la crisi che loro hanno creato». Intanto, dopo il discorso di apertura di Putin a Davos, la Russia comincia a prendere le misure ad una crisi che si annuncia molto “rude”. Almeno secondo il vice-premier Igor Chuvalov.
«La crisi durerà tre anni e il 2009 ci metterà a dura prova – ha detto Chuvalov – In questo contesto la Russia dovrà modificare la struttura della sua economia per uscire dalla crisi in modo no pesante. Il Paese non deve restare “sulla cresta dell´onda” alla fine di questi tre anni. Tuttavia, è impossibile uscire dalla crisi con una struttura economica vecchia se niente verrà intrapreso. I Paesi leader possono uscire dalla crisi con delle economie rafforzate». Secondo lui la Russia deve guardare a quel che fanno «i nostri partner all´interno del G8 e del G20. Questi Paesi possono rinnovare notevolmente le loro relazioni economiche durante la crisi, rafforzando i loro sistemi finanziari e bancari».
Insomma, anche quello che sembrava un solido Stato-mercato energetico retto con pugno di ferro dalla democrazia autoritaria putiniana e dai sui oligarchi è destinata a cambiare, ma la ricetta proposta sembra diversa da quella di Lula: un nuovo blocco di potenti (allargato) che gestisca la crisi per uscirne amministrando le ricchezze del pianeta.
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