Qualcuno ci accuserà di apologia di obamismo (reato ancora da inventare ma non si sa mai…). E per dirla tutta anche a noi sta stancando dover elogiare un leader politico, oltretutto del più grande paese capitalista del mondo, solo perché fa quello che dice e per il semplice motivo che quello che fa lo condividiamo. Essendo anche pienamente coscienti del fatto che il ruolo che ricopre lo costringerà anche a fare compromessi che potrebbero non essere sempre condivisibili.
di Alessandro Farulli, Grenreport
Condivisibile? Per noi sì, ma può essere ovviamente criticabile. Possibile? Speriamo di sì, anche se le contraddizioni sono enormi e gli ostacoli e le difficoltà (vedi altro pezzo del giornale di oggi) quasi insormontabili. Pensiamo all’Iraq, all’Iran, all’Afganistan, al Pakistan, al conflitto israelo-palestinese e così via. La politica estera per Obama sarà davvero ciò che né farà la fortuna (nel suo significato latino). E la stessa cosa vale per i conti pubblici, messi duramente alla prova dalle spese previste dalla nuova amministrazione Usa (si parla di 3600 miliardi di euro) politica già duramente criticata dagli economisti premi Nobel Krugman e Stiglitz.
Ai posteri l’ardua sentenza, di certo non si potrà dire che non ci abbia provato a cambiare le cose. E se queste ‘cose’ gli andranno a buon fine porranno ancora una volta gli Stati Uniti davanti a tutti. In una posizione egemonica anche se – speriamo – votata alla sostenibilità ambientale e sociale. Facendo invecchiare di colpo come in un film horror dibattiti quali cos’è o dove va l’ambientalismo, oppure se sia di destra o di sinistra.
E’ il come si esce dalla crisi economico-finanziaria-ecologica il nodo dei nodi e gli Usa di Obama per farlo stanno praticando un nuovo modello economico. Questa è la storia. Come scrive in modo sublime Jean D’ormesson tradotto oggi sul Corriere della Sera: «Il mondo mi ha sempre ispirato un duplice sentimento: di riserva che va fino al rifiuto, e di adesione prossima all´entusiasmo. Cosa facciamo quaggiù? Quasi niente. Cosa siamo? Assolutamente niente. Questo quasi niente è quasi tutto. Questo assolutamente niente non ha limiti. Siamo vicinissime al nulla e siamo troppo grandi per noi stessi».
Parafrasando e pensando in positivo e quindi con un sentimento di entusiasmo, quello che sta portando avanti Obama quaggiù, è quasi niente, ma forse questo quasi niente (nello scenario globale) è quasi tutto…
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