La diplomazia nel Darfur: avanti con gli appalti

In Africa, la trovata di chiamare ogni contratto con aziende appaltatrici missioni di pace, di limitarlo ad alcuni milioni di dollari, di assumere ex-dipendenti della CIA e personale delle Forze Speciali, permette all'amministrazione statunitense di trarre numerosi vantaggi dagli appalti. Se la missione di pace in Darfur dovesse avere successo, il governo se ne attribuirà il merito, mentre se qualcosa dovesse andare storto, come accaduto in Bosnia, potrà sempre dare la colpa ai committenti… [di Pratap Chatterjee da CorpWatch]


Soldati ruandesi e nigeriani arriveranno nel Sudan occidentale questa settimana e sarà il primo dispiegamento di forze di pace composto di un totale di 4.500 soldati rappresentati da cinque nazioni e inviati dai quartieri generali dell”Unione Africana di Addis Abeba a sedare i moti di violenza scoppiati a Darfur. Il supporto logistico della missione sarà fornito da due imprese private californiane, tutte e due con varia esperienza nella gestione di situazioni simili.

àˆ risaputo che in Iraq e in Afghanistan l”esercito americano appalta a privati, come la Halliburton, la gestione di missioni militari ma in Sudan gli appalti non sono gestiti dall”esercito bensì dal Dipartimento di Stato Americano, un ente governativo non militare paragonabile a quello che è, nella maggior parte dei paesi, il Ministero degli Esteri.

Il tenente-colonnello Michael Bittrick, vicedirettore del Dipartimento di Stato americano per gli affari regionali e la sicurezza dell”Africa, si è recato a Addis Abeba due mesi fa per ratificare un accordo per il sostegno delle truppe dell”Unione Africana e e per il rifornimento di alloggi, attrezzature da ufficio, mezzi di trasporto e di comunicazione. A tutto ciò si provvederà con un co-appalto di 20,6 milioni di dollari a due aziende, l Dyncorp Corporation e L Pacific Architects & Engineers (PAE), che si sono impegnate a rendere disponibile il necessario in abbondante quantità e tempi ristretti.

Le due aziende hanno già iniziato ad assumere nuovo personale da mandare nella regione africana. Cercano, tra gli altri, un ufficiale dell”esercito in pensione dotato di iniziativa e ferrato in logistica per uno stipendio di 85.000 dollari all”anno e un responsabile della sicurezza in grado di gestire da 40 a 60 dipendenti al giorno per 53.750 dollari all”anno.

Il Dipartimento di Stato ha affidato l”incarico alla DynCorp (nonostante la scorsa settimana abbia dovuto ufficialmente riprenderla riguardo l”atteggiamento violento di alcuni dipendenti che avevano montato la guardia per il capo afghano Hamid Katzai) e nonostante l”esperienza precedente con PAE, che nell”appalto per la Repubblica Democratica del Congo pare abbia presentato conti troppo salati all”ONU.

L”appalto in Sudan è organizzato in base all”incarico quinquennale stabilito il 27 maggio 2003 dal Dipartimento di Stato. Il contratto a tempo indefinito permette al Dipartimento di utilizzare l”opera delle due aziende appaltatrici su tutto il territorio africano. Secondo Ed Muller, direttore dei programmi internazionali responsabile della divisione acquisizioni del Dipartimento di Stato, l”appalto è in tutto uguale a quello di cui il Pentagono si serve per usufruire dei servizi della Halliburton in tutto il mondo, dall”Afghanistan all”Iraq.

L”unica differenza rispetto agli appalti del Pentagono riguarda la portata minore di questo, ha dichiarato lo stesso Muller a CorpWatch. L”appalto è stato usato per acquistare servizi per il valore di 67 milioni di dollari forniti dalle due impresi in Burundi, Sudan e Liberia durante lo scorso anno; ognuna aveva un tetto massimo di 100 milioni di dollari. Muller ha, inoltre, aggiunto che questi sono contratti d”appalto cost-plus: prevedono il rimborso di tutte le spese alle aziende appaltatrici, che possono addebitare fino a un margine di utile tra il 5 e l”8 per cento.

Né Andy Mitchels, direttore dei programmi di tutela della pace della Dyncorp, né Stacy Rabin, direttore sudanese dei programmi di PAE, si sono resi disponibili per commentare il ruolo presente o futuro delle rispettive aziende in Sudan. Rabin ha dichiarato che il loro contratto prevede una clausola che impedisce di comunicare con i media.

Secondo i funzionari del Dipartimento di Stato, la PAE assumerà il ruolo principale nella missione a Darfur e l”azienda avrebbe già iniziato la costruzione di alloggi per le truppe che, se tutto va bene, arriveranno questa settimana (lo spiegamento delle forze militari è infatti già stato rimandato almeno una volta per la carenza di alloggi).

Le aziende private nel breve termine lavorano più velocemente e produttivamente della burocrazia governativa, sostiene Dharles Snyder, direttore dei programmi per il Sudan per conto del Dipartimento di Stato, che nei primi anni novanta, è stato alto funzionario del National Intelligence per l”Africa nel Central Intelligence Agency . Egli ha dichiarato a CorpWatch che “dipende da situazione a situazione se riescono a mantenere il livello di qualità nel lungo termine”.

La PAE fornisce anche il personale per il cosiddetto Civilian Protection Monitoring Team (CMPT), che si occupa del rispetto dei diritti umani in Sudan e ha un appalto con il Dipartimento di Stato. A capo del CMPT è il generale di brigata in pensione Frank Toney, ex-comandante delle forze speciali dell”Esercito degli Stati Uniti che ha organizzato missioni segrete in Iraq a Kuwait durante la prima Guerra del Golfo. Suo compito è quello di investigare sulle proteste inoltrate dalle comunità riguardo le violazioni dei diritti umani e, infine, di fornire un”analisi indipendente sui casi presi in considerazione.

Georgette Gagnon, vicedirettore della divisione africana di Human Rights Watch è appena rientrata da un viaggio di un mese a Darfur e, in base alla sua esperienza di monitoraggio sugli abusi dei diritti umani compiuti da appaltatori privati in Bosnia, trova allarmante l'impiego di imprese private.

Dichiara: Non c”è trasparenza su questi appalti: non sappiamo come selezionino il personale né come lo preparino per le mansioni da compiere. A differenza di quanto avviene con gli enti governativi, alle aziende private non è richiesto di rendere noto che cosa facciano effettivamente, in base al principio di riservatezza di molti incarichi.

Appaltatori militari per la pace
La DynCorp sta già lavorando in Sudan, con il medesimo appalto del Dipartimento di Stato, ai lunghi negoziati di pace definiti Nord-Sud che mettere fine alla guerra civile durata ventuno anni tra il governo del paese e il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese, il gruppo di ribelli che ha sede nella parte meridionale del Sudan. L”azienda fornisce il personale a Washington, che organizza l”alloggio e il trasporto dei delegati che si incontrano a Nairobi, in Kenya.

Perché stiamo usando aziende private per fare negoziati di pace in Sudan? La risposta è semplice, dichiara un personaggio di rilievo del governo statunitense che si occupa della situazione in Sudan e chepreferisce rimanere anonimato, la legge degli Stati Uniti non ci permette di finanziare un partito o un programma politico quindi, avvalendoci di appaltatori privati, possiamo aggirare l”ostacolo. àˆ una soluzione a metà strada tra un piano segreto della CIA e uno apertamente gestito dal United States Agency for International Development [ente governativo americano per lo sviluppo internazionale]. Un modo per evitare la supervisione del Congresso.

La DynCorp, dall”Afghanistan ai confini del Messico, ha decine e decine di questi piccoli appalti nel mondo, molti dei quali le hanno procurato seri guai. Il fatto più recente riguarda il ministro della difesa francese Michel Alliot-Marie e la sua visita al presidente afghano Hamid Karzai a Kabul. Secondo il ministro, infatti, le guardie del corpo di Karzai offrono veramente una pessima immagine di sé con i modi aggressivi con cui trattano gli ospiti. Il Washington Post ha in più un”occasione riportato la notizia secondo cui persino gli addetti alla sicurezza di Colin Powell erano furiosi per il trattamento ricevuto dalle guardie della DynCorp.

Il Dipartimento di Stato, la scorsa settimana, ha redarguito la DynCorp per l”accaduto. Mike Dickerson, direttore delle comunicazioni della Computer Science Corporation, la società madre di DynCorp, si è rifiutato di commentare la reprimenda del Dipartimento di Stato ma ha fatto notare che il governo ha anche dichiarato che DynCorp sta fornendo servizi di elevata qualità in una situazione pericolosa e difficile come quella in Afghanistan.

Tuttavia, il ruolo della Dyn Corp in un altro appalto con il Dipartimento di Stato ha tutta l”aria di essere stato creato con l”intenzione di aggirare la legge degli Stati Uniti riguardo al Plan Colombia. Durante il conflitto in Colombia ha fornito più di 70 elicotteri Black Hawk e Huey e altri armamenti pesanti gestiti da ditte private che si occupavano di manutenzione e pilotaggio.

Impegnato ad evitare le guerre segrete condotte dal Pentagono in Laos e Cambogia negli anni “60, il Congresso ha limitato il numero di americani operativi in Cambogia: non ci possono essere mai più di 400 americani in uniforme e 400 appaltatori privati civili. La legge degli Stati Uniti richiede anche una notifica da parte del Congresso prima che il governo possa approvare l”esportazione di servizi militari per un costo di 50 o più milioni di dollari.

La trovata di limitare ogni singolo contratto ad alcuni milioni di dollari, di chiamarle missioni di pace, di assumere ex-dipendenti della CIA e personale delle Forze Speciali e farli lavorare per ditte appaltatrici private – insieme ad americani con cittadinanza estera, che non vengono contati nel limite stabilito di 400 – permette di aggirare l”obbligo di notifica al Congresso, che in tal modo non può facilmente sovrintendere agli appalti.
Gagnon fa notare che alla fine degli anni “90 alcuni contraenti della DynCorp in Bosnia, mentre portavano avanti una missione di pace, gestivano anche un traffico di minorenni a sfondo sessuale, e aggiunge: molti dei contraenti privati non conoscevano minimamente la cultura locale, né sapevano niente del paese, il che ci spinge a domandarci quanto utile possa essere il loro intervento. La maggior parte erano comunque soltanto degli ex-poliziotti.

Il passato africano della PAE
A parte il rischio di interventi non autorizzati organizzati dall”esecutivo senza il benestare del Congresso, c”è un motivo più prosaico che ci spinge a chiederci se la strada degli appalti con ditte private sia per gli Stati Uniti il modo migliore di condurre gli affari di politica estera. Oltre ai ben documentati abusi di Halliburton e di altri contraenti in Iraq, la PAE è in passato stata più volte accusata di far pagare troppo.
La PAE, che fornisce anche supporto nella gestione dei pozzi petroliferi a livello mondiale, è stata coinvolta in numerose missioni di pace in Africa, occupandosi, per esempio, del trasporto aereo e marino di personale e derrate di varia natura, della manutenzione delle attrezzature e della fornitura di alimenti, acqua e carburante per conto dell”ONU in Sierra Leone nel 2003 e in Congo nel 2001.

A causa dei costi elevati i revisori dei conti dell”ONU fecero delle indagini sull”opera prestata dall”impresa in Congo. Quando la PAE vinse l”appalto per sostenere l”ONU con la missione di pace in Congo (di recente ampliata), le fu dato l”incarico di rimpiazzare gli specialisti dell”aviazione sudafricana. Invece, i manager PAE arrivarono in Congo e si limitarono ad assumere gli stessi pompieri e addetti ai carichi con contratti in dollari più vantaggiosi per loro ma più costosi per l”ONU.

Le accuse di favoritismo nella vincita dell”appalto furono inizialmente messe a tacere ma quando il totale del costo della missione eccedette i 75 milioni di dollari (nonostante il tetto fosse di 34,2 milioni) venne avviata un”inchiesta. I revisori dei conti dell”ONU studiarono il contratto d”appalto e presentarono un”analisi all”Assemblea Generale in cui criticavano la decisione di rifiutare un”altra offerta più bassa. La PAE aveva infatti vinto l”appalto visto che la Crown Agents, l”impresa che si era offerta di portare avanti l”appalto per 12 milioni di dollari in meno, aveva presentato una documentazione incompleta. I revisori erano dell”opinione che la Crown Agents e la loro offerta più economica erano stati ingiustamente penalizzati e che le informazioni che si riteneva non fossero state fornite (sull”equipaggiamento e la manutenzione di sette campi d”aviazione ) erano invece sempre state disponibili.
Barry Wright, il dirigente del gruppo PAE responsabile del settore dei servizi con il governo, ha dichiarato che il fatto non ha ormai importanza e che tutto è stato risolto molto tempo fa.
Peter Singer, ricercatore presso il Brookings Institution e autore di Corporate Warriors, non è dell”opinione che l”uso mirato e sotterraneo di imprese private sia il modo migliore per sostenere l”azione di pace: Mi pare che stia prendendo piede un certo sistema d”azione per cui quando gli USA alla fine decidono di intervenire in difesa della pace, come in Liberia o adesso in Sudan, evitano sempre più un chiaro coinvolgimento politico con la scelta di non avvalersi dei mezzi [ufficiali] a disposizione del governo. Ci sono ovvie ragioni per questo ma se ne deve anche discuterne, analizzando i pro e i contro.

In conclusione è chiaro che per l”attuale amministrazione statunitense i vantaggi degli appalti a imprese private superano gli svantaggi. Se la missione di pace a Darfur ha successo, il governo può attribuirsene il merito, mentre se qualcosa dovesse andare male, come accaduto in Bosnia, può sempre dare la colpa ai committenti

Be the first to comment on "La diplomazia nel Darfur: avanti con gli appalti"

Leave a comment