Sui polli solo cattiva informazione

Il pollo è rock, la psicosi da pollo è lenta. Non ha dubbi il direttore della Coldiretti, Giacobbe Tardani: «Trovo scandaloso il modo in cui i media hanno trattato l”argomento in Italia – tuona – il rischio di venire infettati dal virus dell”aviaria mangiando pollo è pari a quello di essere colpiti da un meteorite».  E a scanso di equivoci si trasforma in testimonial e va in piazza, a Montecitorio, a mangiare grigliate e frittata insieme agli allevatori, nonostante non sia mai stato un grande estimatore del pollo e dei suoi derivati. «Da adesso – assicura – non mancherà più sulla mia tavola».  «Bisogna dare il buon esempio – ribadisce – solidarizzare con le imprese che stanno subendo un blocco solo per colpa della cattiva pubblicità ».
A maggior ragione se si considera che i 60 allevamenti della Tuscia, con una media di tre milioni e mezzo di polli e 700mila tacchini l”anno, rappresentano il 90% della produzione del Lazio.

Circa 600 gli addetti, che guardano con preoccupazione al futuro. Non c”è uovo oggi o gallina domani che tenga: se gli italiani non torneranno a mangiare pollo, per il settore sarà crisi nera.  «La stragrande maggioranza dei produttori – spiega Tardani – conferisce alle grandi aziende nazionali del settore e per il momento lavora secondo il contratto in corso». Che non durerà per sempre. Il timore è che, a fronte di un calo della domanda pari al 50%, vengano meno o siano ridotti i cicli futuri: «Con tutto ciò che comporta, a partire dalle difficoltà a pagare i contributi». Un caso tutto italiano: «In Francia, dove la situazione è la stessa, il settore ha registrato un incremento del 4.5%».  I consumatori, secondo Tardani, devono ritrovare la ragione: «C”è stato anche chi ha raccomandato di non mangiare pollo crudo, come se da noi fosse normale».

Gli allevatori sono sulla graticola.

Entro poche settimane la prova del nove: «Per adesso la flessione è relativa, il ciclo produttivo in corso si concluderà in dicembre – spiega Attilio Moretti, titolare di un”azienda biologica a Grotte Santo Stefano, dove si concentrano una ventina di allevamenti – ma alcune società stanno già immettendo il 20% in meno sugli allevamenti».  Ogni ciclo dura circa tre mesi per gli allevamenti biologici, circa due per gli altri. Si capisce che l”andamento del mercato nelle prossime settimane sarà decisivo. «Per ora il calo non supera il 20%, ma anche i prezzi sono scesi del 20%. A fronte di una diminuzione della domanda, ci difendiamo con le offerte», dice Silvio Marsan, titolare della San Bartolomeo di Vetralla, l”unica azienda viterbese che effettua vendita diretta oltre confine, servendo circa 200 negozi biologici e macellerie in tutta Italia, impiegando sei addetti alla produzione e 16 alla lavorazione: «Confido in una ripresa del mercato – aggiunge – spero che prevalga il buon senso».

A proposito di buon senso, Tardani dice sì al vaccino antinfluenzale: «Dicono che possa essere utile in caso i virus dovessero mescolarsi tra loro». No alla psicosi.  «E” insensato – ribadisce Tardani – gli allevamenti sono supercontrollati, due volte al mese solo per la salmonella. Nessuna azienda vuole andare a picco per essere diventato un caso nazionale».  La prefettura, intanto, ha avviato un monitoraggio sulla fauna selvatica e sulla popolazione avicola domestica: «Nel corso del vertice è emersa una situazione di massima tranquillità – dice Tardani – le folaghe muoiono anche di morte naturale». Quindi ha ricordato come sia stata superata l”influenza del 1999-200: «Le anatre toscane, studiate dall”università di Perugia, hanno sviluppato una naturale resistenza al virus».

Il messaggero, 30 ottobre 2005 


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