Bill Gates: l’open source toglie posti di lavoro

Bill GatesBill Gates accusa l'open source di soffocare il mercato del lavoro per gli informatici e propone il software commerciale come garante della compatibilità . Curiose contraddizioni.

[di Paolo Attivissimo – tratto da Apogeonline.com]


“Chi può permettersi di svolgere gratuitamente un lavoro di qualità professionale? Quale hobbista può dedicare 3 anni-uomo alla programmazione, al debug, alla documentazione del prodotto e poi distribuirlo gratis?” — Bill Gates, lettera aperta agli hobbisti, 1976.

“Se non si vogliono creare posti di lavoro o proprietà intellettuale, allora si tende a sviluppare l'open source. Non è una cosa che si fa durante la giornata come lavoro retribuito. Se vuoi darlo via, ci lavori di notte.” — Bill Gates, discorso in Malesia riportato da Asia Computer Weekly, 2004.

Sono passati quasi trent'anni e parecchi fantastilioni, ma l'atteggiamento di fondo non è cambiato. Secondo Bill Gates, chi sviluppa software libero e gratuito è un dilettante che non può concludere granché, perché lo fa nei ritagli di tempo e non lo fa spinto dai soldi. Soltanto una struttura commerciale, dice, può garantire “qualità professionale”. A questo trentennale tema di fondo si aggiunge oggi l'accusa drammatica di minare i posti di lavoro.

Stimolare l'open source, dice adesso Gates, significa anche mettere a rischio l'occupazione: se il software diventa gratuito, non c'è più lavoro per chi si guadagna da vivere scrivendo software a pagamento. Per questo, secondo il multimiliardario del software, i governi non devono cedere alle lusinghe dell'open source: risparmieranno (forse) ora, ma pagheranno il prezzo sotto forma di disoccupazione e fuga di cervelli.

Due ragionamenti che filano perfettamente, almeno in apparenza, e non mancheranno di sedurre imprenditori e governanti. Purtroppo sono entrambi profondamente sbagliati. Non che zio Bill non lo sappia: non è stupido. Deve però preoccuparsi del futuro della propria azienda, per cui dice quel che gli fa comodo. Meglio dunque chiarire, prima che certe dicerie, a furia di essere ripetute, vengano scambiate per realtà .

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http://www.apogeonline.com/webzine/2004/07/21/01/200407210101

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