Madrid. à‚«SàƒÂ¬, il professore Carlo Rubbia è qui a lavorare con noi. àƒË† unà¢â‚¬â„¢autoritàƒ mondiale nel campo dellà¢â‚¬â„¢energia solare termodinamica. Là¢â‚¬â„¢ho invitato in Spagna perchàƒÂ© possa sviluppare le sue ricerche ed aiutarci ad ottimizzare questo tipo di fonte energetica, tenendo conto delle condizioni realmente favorevoli create nel nostro paese, che ha scommesso sul futuro del settoreà‚» [Secolo XIX, ottobre 2005]. Se il Belpaese volta le spalle a uno dei suoi cervelli più prestigiosi, allontanato dalla guida dellà¢â‚¬â„¢Enea dopo la sua denuncia sulla ricerca italiana umiliata, la Spagna del miracolo economico, riuscita a tappe forzate a colmare il gap ereditato dai trentà¢â‚¬â„¢anni di dittatura franchista, lo accoglie a braccia aperte.
Juan Antonio Rubio, in particolare, che di Rubbia è stato consigliere scientifico à¢â‚¬ à‚«era il mio capoà‚», scherza à¢â‚¬ quando questi era direttore del Cern di Ginevra. à‚«Abbiamo in comune una lunga storia di collaborazione à¢â‚¬ spiega à¢â‚¬ Eravamo assieme anche nellà¢â‚¬â„¢àƒÂ©quipe che ha sviluppato là¢â‚¬â„¢amplificatore di energia per là¢â‚¬â„¢eliminazione dei residui nucleari. In Italia oggi non esiste il quadro legale adeguato perchàƒÂ© il professor Rubbia possa portare avanti il suo progetto, qui in Spagna sàƒÂ¬. Ed è naturale che accettasse il mio invito a collaborareà‚».
Da giorni, in veste di assessore scientifico del direttore del Ciemat, il fisico italiano si è installato a Madrid, nei laboratori del centro di 70 mila metri quadrati alla Moncloa, nel cuore della cittàƒ universitaria.
E in terra iberica realizzeràƒ la prima centrale solare termodinamica industriale che là¢â‚¬â„¢Italia gli ha negato. Doveva essere costruita a Priolo, in Sicilia, frutto di tre anni di studi e ricerche condotte da Rubbia per il progetto Archimede, pioniere in Europa, arenato nelle secche dellà¢â‚¬â„¢immobilismo governativo. Saràƒ invece realizzata in Almeria dove dal 1977 opera la Piattaforma solare Psa, appartenente al Ciemat, uno dei maggiori centri di ricercadà¢â‚¬â„¢Europa, dedicato alle tecnologie solari.
Là¢â‚¬â„¢idea per la produzione di questo tipo di energia, pulita al pari di quella eolica o solare fotovoltaica, si basa sul principio degli specchi-ustori di Archimede.
à‚«Si utilizzano gli specchi per concentrare là¢â‚¬â„¢energia solare in cilindri parabolici dove à¢â‚¬ spiega il responsabile del Ciemat à¢â‚¬ a contatto con fluidi termici, a temperature elevate, cede là¢â‚¬â„¢energia necessaria al funzionamento di una turbina a vapore e, infine, di una grande dinamo che produce elettricitàƒ à‚».
Qui in Spagna è chiamata à¢â‚¬Å“energia ad alta temperaturaà¢â‚¬? ed è quella sulla quale il paese punta a breve termine nella sua crociata per le fonti alternative.
à‚«Nel marzo dello scorso anno à¢â‚¬ dice Juan Antonio Rubio à¢â‚¬ è stata approvata una legislazione speciale per la promozione del solare termodinamico che prevede sovvenzioni del 300% del costo medio per kilowattora, fino a un massimo di produzione di potenza di 500 megawatt.
Sono incentivi destinati alla produzione industriale, per renderla competitivaà‚». Là¢â‚¬â„¢esatto contrario, dunque, di quanto è accaduto in Italia dove, secondo la denuncia di Rubbia, pur esistendo là¢â‚¬â„¢impianto giàƒ precommerciale di Priolo, in larga parte finanziato dalle banche, il solare termodinamico non è stato finora nemmeno equiparato per legge alle altre fonti rinnovabili pulite.
E, riguardo al futuro immediato, il direttore del Ciemat non ha dubbi: à‚«Fra le possibili alternative, consideriamo che questa nuova energia solare, che oggi viene a costare circa due volte e mezzo ciàƒÂ² che costa sul mercato un kilowattora, sia là¢â‚¬â„¢unica a poter essere competitiva sul mercato nel giro di 5 anni, potendo costare meno della metàƒ del costo medio attuale delle altre energie verdi. Le tecnologie, sebbene ancora in sviluppo e con la necessitàƒ di alcune modificazioni, sono accessibili. Ottimizzando tutti i componenti, dal sistema di controllo degli specchi ai fluidi, possiamo passare alla fase di produzione su scala industriale. Il professore Rubbia ci aiuteràƒ in questo lavoro di sviluppo e ottimizzazioneà‚».
Là¢â‚¬â„¢obiettivo comune per tutti i paesi della Ue, recepito anche nel Piano quinquennale 2005-2010 per il settore approvato dal governo spagnolo a fine agosto, è di portare il contributo delle fonti alternative al 12% dellà¢â‚¬â„¢energia primaria e al 30% dellà¢â‚¬â„¢energia elettrica.
Attualmente il paese iberico è attestato su una quota del 7%, in gran parte dovuta allà¢â‚¬â„¢energia eolica, di cui è il secondo produttore europeo, dopo la Germania. E pensa di raggiungere là¢â‚¬â„¢obiettivo affidandosi anche allà¢â‚¬â„¢ultima novitàƒ energetica.
à‚«Ci sono poche fonti energetiche di massa allà¢â‚¬â„¢orizzonte capaci di far fronte a una buona parte del consumo, limitando la nostra dipendenza dal petrolio à¢â‚¬ osserva Juan Antonio Rubio à¢â‚¬ Senza dubbio, a lungo termine, nel giro di 50 anni, la fusione nucleare. In questo momento il carbone è una fonte di massa, e lo potràƒ essere in futuro se peràƒÂ² verràƒ bruciato in maniera pulita, catturando e sequestrando il CO2 per evitare là¢â‚¬â„¢emissione nellà¢â‚¬â„¢atmosfera. Non solo per rispettare gli accordi di Kyoto, ma per limitare il surriscaldamento della terra che giàƒ sta provocando catastrofià‚».
A lungo termine, peràƒÂ², secondo lo scienziato, à‚«esistono solo due sorgenti di energia che ci permetteranno di avere energia pulita di massa: il solare nuovo e il nuovo nucleare, magari prodotto dalla fissione non solo sullà¢â‚¬â„¢uranio, ma sul torioà‚».
à‚«Attualmente à¢â‚¬ conclude il direttore del Ciemat à¢â‚¬ il nucleare si scontra col rifiuto dellà¢â‚¬â„¢opinione pubblica derivato soprattutto dal problema dei residui. Ma se lo si riesce ad eliminare, a dare garanzie di assoluta sicurezza, per di più bruciando un combustibile sostenibile, sono certo che le resistenze cadrebberoà‚».
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