Può funzionare un’economia senza denaro?

“Il miracolo non è il  Trueque, ma l'emissione di moneta propria, che facilita e moltiplica gli  interscambi. L'emissione di moneta è anche il segreto del cambio di  modello: se un gruppo delega l'emissione di moneta, delega la propria sovranità , consegna il potere che la moneta conferisce…”. Intervista a Heloisa Primavera (Red del Trueque solidario) raccolta da Fabio Iacomini (Carta.org)


L'ECONOMISTA BRASILIANO Paul Singer, in un articolo sui Club di Trueque e  l'economia solidale apparso sulla Rivista Trueque, ha analizzato i diversi  sistemi di interscambio compensato nel mondo, tra i quali i più conosciuti  sono i Lets, e le loro varianti europee, e i Clubes de Trueque in  Argentina. Secondo Singer, queste strutture sono “un'associazione di  persone disoccupate o sub-occupate, che dispongono di un potenziale  produttivo inutilizzato per mancanza di domanda e necessità insoddisfatte  per mancanza di denaro.

Nel club si crea la domanda mancante e, allo stesso tempo, le persone  soddisfano le proprie necessità comprandosi prodotti reciprocamente. Si  tratta di un uovo di colombo, il cui segreto è l'emissione di una moneta  propria del club, che genera la domanda monetizzando le necessità   insoddisfatte dei partecipanti”. Per saperne di più, Carta ha conversato  con Heloisa Primavera, una delle persone più attive, in Argentina, sul  Trueque.

àˆ come dice Singer o c'è dell'altro?

C'è dell'altro, ma l'idea di “uovo di Colombo” di Singer, rivisitata,  identifica ciò che la gente non vede a prima vista: il miracolo non è il  Trueque, ma l'emissione di moneta propria, che facilita e moltiplica gli  interscambi. L'emissione di moneta è anche il segreto del cambio di  modello: se un gruppo delega l'emissione di moneta, delega la propria  sovranità , consegna il potere che la moneta conferisce ….

àˆ importante, allora, inquadrare il Trueque con moneta sociale in un  contesto chiaro di economia di solidarietà , nel quale il processo  economico non è altro che una parte del processo sociale, e supera il  palliativo di “uscire dalla crisi” per adottare una visione critica.  Aggiungo, però, che dai tempi dell'articolo di Singer, la mia comprensione  è cambiata molto. Soprattutto rispetto alla difficoltà di incorporare il  nuovo modello di “empowerment” che questi sistemi rappresentano, nella  nuova logica, diciamo, per dargli un nome, dell'economia eterodossa di  Bernard Lietaer, esposto molto chiaramente nella sua opera “Il futuro del  denaro: un nuovo modo di creare ricchezza, lavoro e un mondo più  saggio”(1).

In poche parole, ciò che sostiene Lietaer è che il sistema finanziario si  trova in una situazione senza uscita, per essere nato nel paradigma della  scarsità . Il Trueque e altri sistemi di interscambio senza denaro  sorprendono perché riscoprono il paradigma dell'abbondanza. Questa  spiegazione permette di comprendere la logica sociale della crescita del  Trueque in Argentina, impossibile da capire se analizzata solo come  fenomeno economico.

Come nasce la esperienza della Red Global de Trueque ?

Il primo Club del Trueque nasce nel 1995, a Bernal, trenta chilometri da  Buenos Aires. Fu un'iniziativa di un gruppo di vicini, guidati da due  ecologisti che avevano partecipato ai sistemi di formazione di reti di  marketing multilivello, e che credevano che il sistema poteva essere  utilizzato a livello nazionale a favore delle classi medio-basse.  Provarono a scambiare zucche con una vicina impoverita, e poi decisero  socializzare il sistema, arrivando al primo club di Trueque. Si chiamò  così, perché era un mercato chiuso, al quale ci si associava per produrre  e consumare nel gruppo. Pochi mesi dopo, esisteva già un primo club nella  capitale federale e un altro appena fuori.

Ma solo è dal 1996, quando i media iniziarono a diffondere la “curiosità “,  che la Rete comincia a organizzarsi come tale. La sua formalizzazione si  può datare al 1997, quando nacque una struttura regionale decentrata, che  poi si estese a livello nazionale. Nel 2000, il gruppo fondatore ha deciso  di “riprendere” il controllo della replicazione del modello e si è  separato dalle altre regioni, conservando il nome di Red Global de  Trueque, mentre l'altra rete ha continuato come Red del Trueque Solidario.  Oggi ci sono circa venticinque reti nazionali. Le più importanti sono tre,  due già citate, più il Club del Trueque Zona Oeste, attivo all'inizio in  quella zona del conurbano, ma ormai diffuso in altre aree, che punta a una  “moneta nazionale”. Quello che mi sembra fondamentale è riconoscere che la  Rete è una creazione collettiva, di sette anni di lavoro di migliaia di  volontari che hanno creduto nel sistema: nessun gruppo si può quindi  arrogare il merito di aver creato la Rete …

Come funzionano i Nodi? Spiegaci questa storia dei “prosumatori”, della  moneta sociale, della gestione del sistema.

Il Nodo è l'unità di base del sistema: si riunisce in un luogo fisso,  funziona in generale una volta a settimana, ha un gruppo di coordinamento  a rotazione, assemblee democratiche per informare e decidere su situazioni  conflittuali, decidere di aderire una delle Reti esistenti o rimanere un  nodo indipendente. Si apre per iniziativa di un gruppo di persone, che in  genere prende contatto con qualche nodo già attivo e sollecita formazione  per far partire l'esperienza.

Ultimamente, dal nostro gruppo, che appartiene alla Red del Trueque  Solidario, raccomandiamo che ogni nodo inizi con una moneta propria,  affinché tutti i soci comprendano il meccanismo e, una volta provato e  sviluppato il sistema, decidano se aprirsi a una rete più grande o no,  perché negli ultimi tempi ci sono stati molti problemi di svalutazione di  alcune monete, falsificazione di altre, etc. Prosumatore è il nome, preso  in prestito da Alvin Tofler, che si dà ai soci dei nodi, per rafforzare il  loro carattere di produttori e consumatori …

Visto che i gruppi si basano sull'autogestione, ciò che si interscambia  dipende da ogni gruppo, ma in generale si tratta di prodotti, servizi e  saperi dei più vari: da cibi preparati fino a trattamenti medici e viaggi  all'interno del paese… Il limite è l'immaginazione … la gestione del  sistema dipende in grande misura dal tipo di rete a cui appartiene il  nodo: ci sono modelli democratici e partecipativi, come nel caso della Rts  o altre reti minori, alcuni più centralisti, come la Rgt e altri di  impronta più assistenziale, nei quali si punta più a obiettivi di  concentrazione di potere o ricchezza. Per questo è importante riscattare  il sistema di emissione, distribuzione e controllo della moneta sociale,  in generale denominata “credito”, dal suo inizio e nelle sue recenti  deviazioni. Fino al 2000, tutti i clubes che si aprivano iniziavano con  buoni locali, per praticare e consolidare la gestione del gruppo, e solo  dopo aderivano a una regione determinata, cominciando a usare i buoni  regionali.

Dal 2000, però, il gruppo fondatore ha iniziato un'attività denominata  franchigia sociale, con la quale ha cercato di riprendere il controllo  dell'emissione di moneta, estenderla a tutto il paese e poi alla regione  latinoamericana e al resto del mondo … Con quest'idea, ha iniziato a  vendere, per un costo variabile tra i due e i cinque dollari, i biglietti  che fino a quel momento erano consegnati in maniera solidale. Il che  somiglia pericolosamente a “falsificare”. O ad ammettere che la moneta  sociale dipende da una “Banca Centrale”.

Come sei arrivata alla Rete?

Nel 1996, ho saputo dell'esistenza del Club di Trueque e ho cominciato a  studiare il suo funzionamento, perché stavo lavorando con un sistema  simile – le Reti di interscambio di sapere reciproco, portate in Brasile  dai francesi Claire e Marc Heber-Suffren. Il problema che avevamo era che  per i soggetti con i quali lavoravamo, bambini di strada,  tossicodipendenti in via di disintossicazione, madri adolescenti e  “linyeras” [clochards], il metodo di interscambiare saperi era molto  efficace per recuperare l'autostima, però non per assicurare la  sostenibilità¡ del gruppo. Mancavano attività che ci garantissero la  permanenza del gruppo e la possibilità di aiutare i partecipanti a  reinserirsi socialmente.

Pensavamo ancora che fosse possibile reinserirli nel mercato formale.  All'inizio del 1997, un organismo statale ci presentò ai fondatori e loro  ci proposero di disegnare un sistema di formazione replicabile in tutto il  paese, riconoscendo che avevano serie difficoltà nel gestire le lotte  all'interno di distinti gruppi e regioni, che li vedevano sempre come  “referenti” però non come “autorità “.

Fu così che, dopo aver visitato vari nodi a Buenos Aires, decidemmo di  creare un nodo pilota, nel quale l'attività di formazione fosse l'asse di  una esperienza di solidarietà , e non solamente di ricostruzione del  mercato. Creammo così il Nodo Obelisco, che cominciò a crescere e a  propagarsi verso nuove aree. Cominciammo quindi a sviluppare, a partire  dallo stesso anno, attività di formazione di nuovi nodi, sia in Argentina  che dell'America latina, come Brasile, Ecuador, Colombia, poi Uruguay,  Perù, Honduras, Costa Rica, El Salvador, Cile e Bolivia …

àˆ allora che nacque la Red Lases, Rete Latinoamericana di socioeconomia  solidale, sempre con l'idea che fosse il progetto di economia solidale ciò  che dovesse unirci, non la moneta, e meno ancora una moneta unica … Per  questo continua a essere importante che i gruppi facciano dell'emissione,  distribuzione e controllo della moneta un elemento di empoderamiento e di  costruzione di cittadinanza.

Quanti partecipano al Trueque, e come si inserisce questo nella crisi  attuale?

àˆ difficile parlare di numeri, posso però dirti qualcosa rispetto al  numero dei nodi, ad aprile del 2002: la Rts aveva 1100 nodi, la Rgt circa  1800, la Zona Ovest Club del Trueque circa 1700 e stimiamo tra i 700 ed i  1000 nodi che non aderiscono a nessuna rete o regione. Questo non vuole  dire che non operino in altre reti, ma che le loro monete sono valide solo  all'interno dei loro nodi/regioni, per cui partecipano con direttamente  con i prodotti, come fanno gli uruguayani quando concorrono alle megafiere  di Buenos Aires. Stiamo parlando quindi di più di 5000 nodi e di circa 4  milioni di persone, chiaramente pensando che la maggioranza di queste  persone frequenta più di un nodo alla settimana. In pratica più del 10 per  cento della popolazione argentina partecipa a qualche attività dei clubes  de Trueque. Interessante, no?

Nell'attuale crisi si è verificato un fenomeno prevedibile, anche se  deplorevole: sono proliferati i meccanismi di “vendita” di buoni da parte  di centinaia di “coordinatori”, che hanno replicato l'esempio del gruppo  fondatore. In altre parole, se il meccanismo tradizionale per l'ingresso  ai clubes era fare un “prestito solidale” di 50 buoni per costituire il  “circolante” del gruppo, attualmente si è trasformato in un affare per  pochi. Come se fosse un prestito a interesse nel mercato “ufficiale”.

Che tipo di relazioni ci sono tra l'esperienza dei nodi e le  organizzazioni popolari protagoniste delle mobilitazioni attuali?

Per il momento non ci sono relazioni istituzionali, però non c'è dubbio  che tra i membri delle assemblee, piqueteros e caceroleros, ci sono  moltissime persone che praticano il Trueque.

Molti di noi, membri della Rts, hanno partecipato a iniziative delle  assemblee di quartiere per “mostrare” il lato invisibile dei clubes di  Trueque e fare la proposta di formazione che permetta lo di inserirsi in  “qualcosa di più”, cioè in un progetto di economia solidale.

Stiamo lavorando all'organizzazione di un Movimento della cittadinanza  contro la fame e la disoccupazione, nel quale probabilmente la nostra  opzione si capirà più chiaramente: più che uscire dalla crisi, costruire  di un nuovo modello sociale. O come diciamo nel nostro programma:  costruire cittadinanza politica a partire dalla cittadinanza economica àˆ  la forma che secondo noi può tenere insieme i clubes di Trueque, le  assemblee di quartiere e il bilancio partecipativo, che abbiamo appena  lanciato nella città di Buenos Aires.

Cosa intendi quando parli di “privatizzazione del denaro”?

Sono professoressa di un master di amministrazione pubblica, e mi ha  sempre colpito l'incapacità dei funzionari pubblici di vedere un poco  oltre quello che “sembrano essere” le cose… In un programma televisivo,  circondata da ministri e sindacalisti, mi venne quell'idea: nella  situazione di crisi, per ridurre i costi, anche la gente “ha privatizzato”  qualcosa: il denaro. I club di Trueque significano proprio questo.

C'è stato un momento di panico, il programma quasi fu interrotto, mi  chiesero i documenti. Ho imparato a dirlo in molte altre forme e mi sembra  ancora più creativa – sebbene meno provocatoria – quella del paradigma  della scarsità [moneta scarsa] e del paradigma dell'abbondanza [moneta  “sufficiente”, non infinita]. Quell'idea è assolutamente rivoluzionaria  perché permette di ricostruire una idea di mercato basata in una equazione  diversa.

Nel sistema vigente, la variabile critica è il denaro, perché fu concepito  come scarso, per far funzionare il sistema di concentrazione della  ricchezza.

Nei sistemi solidali, la moneta sociale può essere prodotta nella quantità   necessaria e sufficiente a riattivare il mercato e includere gli esclusi,  dandogli la possibilità , di accedere alle conoscenze necessarie per  produrre quello che altri necessitano.

Certamente oggi non è che un sistema complementare, che però la cosa più  scopre non solo che il re è nudo, ma anche perché. E a partire da lì, non  sappiamo fino dove potremo arrivare! àˆ un momento di grandi sfide e  creatività .

Che ci puoi raccontare delle esperienze realizzate dai municipi con la  moneta sociale?

In questo momento esistono molte esperienze – ancora non documentate – tra  i municipi ed i club di Trueque. Vale la pena ricordare che il primo  municipio che organizzò il Trueque con vicini in arretrato sulle tasse  comunali è stato quello di Plottier [provincia di Neuquen], che lo ha  fatto totalmente fuori della Red di Trueque.

Attualmente ci sono numerose dichiarazioni di interesse sociale da parte  di municipi e provincie, ed esiste un innegabile consenso a proposito  della necessità di appoggiare le reti ed i club di Trueque. Però il punto  critico, che è il pagamento di imposte con moneta sociale, si è scontrato  con un serio problema durante l'ultimo anno e mezzo, a causa della  sopraemissione, distribuzione ineguale, vendita discrezionale e  falsificazione dei “crediti”. Fatta eccezione per il municipio di  Calchaquà­ [provincia di Santa Fé], ignoriamo l'esistenza di meccanismi di  cogestione stato/società civile che possano garantire nuove relazioni e  nuovi ruoli, come si è verificato nel caso del bilancio partecipativo in  Brasile.

àˆ in quella direzione che supponiamo dovrà avanzare il processo, sebbene  sia prematuro avventurarsi in pronostici. Esiste un progetto di legge  della Camera dei deputati che punta a regolamentare l'attività del Trueque  in tutto il territorio nazionale e che dovrà considerare tutte queste  anomalie e deviazioni, se vuole promuovere una economia solidale che  compensi l'esclusione.

La Rete del Trueque è “un segnale di resistenza o di rassegnazione dei  settori esclusi, rispetto al ruolo che gli è stato assegnato nella  suddivisione della torta” o significa realmente “l'immaginazione al  potere”?

Entrambe le interpretazioni sono estremi di un continuum da costruire  permanentemente: una persona può entrare nella rete del Trueque perché si  è “rassegnta” alla sua esclusione dal mercato formale, oppure come  “resistenza” al neoliberismo selvaggio, oppure perché fin dal principio ne  ha intuito le potenzialità e lo ha inteso come una “riappropriazione del  potere”, sottile e nonviolenta, portatrice del germe dell'economia  solidale di un altro mondo possibile.
Può anche succedere l'esperienza nella rete gli dimostri, in pratica, che  il paradigma della abbondanza è possibile, qui e ora. Vi posso assicurare  che il modo migliore, se non l'unico, di capirlo, è facendolo …

(1) Opera recentemente pubblicata da Century [London], 2001. Si puà³  trovare anche in inglese, francese e spagnolo la versione della intervista  fatta dalla giornalista Sarah van Gelder, editrice del periodico Yes,  periodico di futuri positivi, EUA, 1998, con il titolo: “Mà¡s allà¡ de la  codicia y la escasez: el futuro del dinero”. Come sito di referenza  http://money.socioeco.org

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