Uno guida la Confederazione degli industriali italiani. Là¢â‚¬â„¢altro è uno dei simboli del made in Italia. Luca e Diego. Montezemolo e Della Valle. Amici e soci. Uomini-simbolo della generazione dei cinquantenni di questo Paese. Ma non solo in questo, e non è questione di scarpe o di Ferrari. PerchàƒÂ© Della Valle e Montezemolo sono anche campioni del Lussemburgo. àƒË† la loro seconda patria. Forse la prima, altro che Stefano Ricucci, che làƒÂ¬ aveva domiciliato la sua holding di gruppo, ora in corso di trasferimento nel territorio nazionale.
Montezemolo e Della Valle sono di casa in Lussemburgo. E anche in Olanda, altro paese abituato a generosi trattamenti fiscali, non scherzano. Il signor Todà¢â‚¬â„¢s presenta nel bilancio consolidato della accomandita di famiglia tre holding lussemburghesi, tre olandesi, un svizzera, una ungherese, una a Madeira, piccolo paradiso fiscale del Portogallo e una nella nostra Repubblica di San Marino. Là¢â‚¬â„¢erede Fiat si accontenta di due finanziarie lussemburghesi e due olandesi. Insieme peràƒÂ² sono soci anche nel cosiddetto fondo di private equity Charme, che in realtàƒ si chiama Charme Investments sociàƒÂ©teàƒÂ© anonyme, che in Italia ha acquisito partecipazioni nella Poltrona Frau e in altri importanti societàƒ della moda e del lusso.
Non che sia una novitàƒ nel mondo imprenditoriale italiano. Prima di chiedere al governo di abbassare Irap e tasse ritenute ingiuste centinaia di imprenditori e finanzieri sono abituati ad eludere il fisco espatriando. Ministri come Vincenzo Visco e Giulio Tremonti si sono spremuti il cervello e dannati là¢â‚¬â„¢anima per cercare di fare rientrare quei capitali e impedire attraverso la moltiplicazione delle lussemburghesi e delle holding da paradisi fiscali la sottrazione di imponibile in gran parte dovuto alle casse italiane. Ma poco hanno potuto. Ogni volta che nuove norme stringevano le maglie dei controlli, qualche studio professionale aveva giàƒ in mano la ricetta giusta per aggirarle.
Elusione, appunto, e non evasione. Anche se il Secit e là¢â‚¬â„¢Agenzia delle entrate hanno cercato in ogni modo di combatterla o perlomeno di dissuadere alcuni grandi gruppi dal farne uso cosàƒÂ¬ ampio. Nella primavera del 2002 una indagine degli ispettori del Secit in collaborazione con la Consob avevano individuato ben 43 grandi elusori della normativa fiscale italiana fra le societàƒ che si erano quotate nel triennio dà¢â‚¬â„¢oro della borsa italiana, quello 1999-2001. La maggiore parte aveva holding di controllo o subholding strategiche in Lussemburgo. Altre in Olanda, Madeira, in Svizzera, nelle Isole Vergini.
Secondo il fisco italiano questa scelta di residenza societaria nella maggiore parte dei casi serviva a à‚«estero-vestireà‚» le partecipazioni dei grandi gruppi al solo fine dellà¢â‚¬â„¢elusione fiscale. Non una scelta illegale, ma certo nemmeno un esempio di trasparenza e di amore per il proprio Paese da seguire. Stupisce vederne cosàƒÂ¬ abbondante utilizzo da parte di due uomini simbolo del à‚«made in Italyà‚» come il presidente degli industriali italiani e là¢â‚¬â„¢imprenditore marchigiano che spesso si è distinto per ficcanti prediche sulla trasparenza e la moralitàƒ del sistema e delle sue istituzioni.
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