Fazio e’ stato il perfetto interprete di un’economia che privilegia il valore delle relazioni rispetto alle forze del mercato, la discrezionalita’ alla trasparenza delle regole, il dirigismo alla concorrenza, e che usa il pretesto della difesa dell’italianita’ per proteggere interessi costituiti. Il sistema bancario e’ stato gestito, con il consenso di molti, con le stesse logiche di molti altri segmenti del nostro sistema economico. Senza una precisa volonta’ politica, non bastera’ a mutare questo stato di cose una migliore governance della Banca d’Italia [Alessandro Penati, www.lavoce.info]. La governance della Banca dà¢â‚¬â„¢Italia
La tirannia di Fazio ha messo a nudo anche un problema di governance della Banca dà¢â‚¬â„¢Italia e, in particolare, là¢â‚¬â„¢assoluta autoreferenzialitàƒ e discrezionalitàƒ del Governatore, che non deve rispondere ad alcuno delle sue decisioni. Anche per questo, la soluzione è a portata di mano. Per esempio, quella prospettata da lavoce.info (o da Guido Tabellini sul Sole 24Ore) è esaustiva e pienamente condivisibile: mandato a termine, decisioni collegiali allà¢â‚¬â„¢interno del direttorio, trasparenza nelle decisioni della banca centrale e delle sue motivazioni, revoca del potere di nomina di Governatore e direttorio al Consiglio superiore, e trasferimento dei poteri al Governo, con diritto di veto del presidente della Repubblica o del Parlamento, uscita delle banche dal capitale della banca centrale. Il disegno di legge predisposto dal Governo è un primo passo. Ma procede nella giusta direzione.
Cà¢â‚¬â„¢è poi il problema dellà¢â‚¬â„¢attribuzione alla Banca dà¢â‚¬â„¢Italia sia del potere di vigilanza sulla stabilitàƒ , sia quello sulla concorrenza. Con la conseguenza che troppo spesso si è preferito evitare alle banche sanzioni severe per gli abusi nei confronti dei risparmiatori, con il pretesto di non penalizzarne eccessivamente la credibilitàƒ , il conto economico e, quindi, soliditàƒ e stabilitàƒ . Ma per questo problema, basta sottrarre alla banca centrale la supervisione sulla concorrenza, e affidarla allà¢â‚¬â„¢Antitrust: cosa che avverràƒ grazie al disegno di legge governativo nella sua versione emendata. Inoltre, con il regime dellà¢â‚¬â„¢approvazione preventiva per le acquisizioni bancarie (sempre in nome della tutela della stabilitàƒ ), si è, di fatto, eretto un muro ai capitali stranieri. Ma per abbattere questo ostacolo, là¢â‚¬â„¢intervento della Commissione europea, come in altri settori e paesi, puàƒÂ² bastare, se cà¢â‚¬â„¢è la volontàƒ politica.
Dodici anni passati invano
Ma è il problema più grave quello che trova meno riscontri nel recente dibattito. Fazio aveva utilizzato il suo potere autoreferenziale e discrezionale per sottrarre al mercato la determinazione della struttura del sistema bancario italiano e la selezione della sua classe dirigente.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il sistema bancario italiano, dopo dodici anni di tutela e protezione, giustificata col pretesto di promuovere campioni nazionali, soffre ancora di eccessiva frammentazione e nanismo. Le banche hanno lasciato agli stranieri molti dei segmenti allà¢â‚¬â„¢ingrosso per diventare prevalentemente reti di vendita al dettaglio, che distribuiscono ai risparmiatori prodotti a caro prezzo. E ora faticano a disintossicarsi dalla droga delle alte commissioni.
Malgrado tanti sforzi e buoni propositi, il sistema italiano rimane bancocentrico, come dodici anni fa. Nonostante il sistema bancario eserciti un dominio sul risparmio gestito, e il paese abbia uno stock di ricchezza finanziaria tra i più elevati al mondo in rapporto al Pil, la Borsa rimane asfittica (1), ed è servita prevalentemente allo Stato per far cassa, e ai privati per monetizzare partecipazioni di minoranza; non certo per raccogliere i capitali necessari alla crescita. Il mercato del credito non bancario (corporate bond, cartolarizzazioni, derivati su crediti) non è decollato, fermato da abusi e scandali, o utilizzato da banche e Stato più per risolvere i loro problemi di bilancio che per canalizzare risorse al sistema privato.
Sono aumentati gli intrecci di rapporti tra banche e imprese. Un numero crescente di imprese partecipa al capitale azionario delle banche, che a loro volta contribuiscono a perpetuare il controllo di gruppi industriali: partecipazioni che soddisfano logiche di potere, senza creare valore per gli azionisti. Inoltre, privatizzazione e ristrutturazione del sistema bancario, avvenute in gran parte sotto Fazio, sono state asservite alla logica del controllo: cosàƒÂ¬, fondazioni bancarie (singole o in pool), voto capitario nelle aziende cooperative, incroci azionari e patti di sindacato, sottraggono la governance delle banche alla disciplina del mercato e facilitano là¢â‚¬â„¢espropriazione dei benefici del controllo agli azionisti di minoranza.
Là¢â‚¬â„¢approccio dittatoriale di Fazio alla vigilanza non ha impedito in questi anni una lunga serie di dissesti bancari: prima della ex-Lodi, Bipop, Popolare di Novara, Banco Napoli, Banco di Sicilia, Sicilcassa, CaRiPuglia, CaRiCal, CaRiVenezia e tante altre minori. I conseguenti salvataggi sono stati opachi, con la Banca dà¢â‚¬â„¢Italia che, discrezionalmente, decideva di volta in volta a chi dovesse andare il controllo, invece di tutelare gli interessi di creditori e azionisti con aste e competizioni aperte.
Tutto questo con là¢â‚¬â„¢assenso dei più. Nessun despota sopravvive per dodici anni senza il consenso o la connivenza di una parte del paese, e là¢â‚¬â„¢opportuno silenzio dellà¢â‚¬â„¢altra. In tutti questi anni non ricordo che si sia levato un coro di voci critiche. Ma, ogni anno, il gotha del capitalismo italiano si recava in solenne processione a via Nazionale per ascoltare il verbo del Governatore.
La Commissione dellà¢â‚¬â„¢Unione Europea scopre ora che la legge bancaria italiana conferisce troppo potere discrezionale al Governatore. Meglio tardi che mai. Mi sembra tuttavia che siano le istruzioni di vigilanza, cioè la regolamentazione emanata dalla Banca centrale in attuazione della legge, ad aver fornito la copertura legale allà¢â‚¬â„¢operato del Governatore. Questa regolamentazione poteva, e doveva, essere messa in discussione ricorrendo ai tribunali amministrativi e alla giustizia europea, come avviene regolarmente con le decisioni di Consob, Antitrust e altre autoritàƒ di vigilanza. Ma nessuno lo ha mai fatto, anche quando le fondamenta giuridiche delle decisioni erano discutibili, come nel caso della moral suasion utilizzata per proibire le Opa ostili tra banche italiane. Eppure, nàƒÂ© le banche nàƒÂ© là¢â‚¬â„¢Abi hanno espresso la minima critica: o la vigilianza gli andava bene comà¢â‚¬â„¢era, o avevano timore di esporsi a ispezioni “di rappresaglia”. In entrambi i casi, una spiegazione pubblica sarebbe ora dovuta.
Le banche sono (caso unico al mondo) azioniste stabili di controllo del primo quotidiano italiano (Corriere della Sera): dubito che il controllo dei media faccia parte della vocazione di una banca, ma nessuno protesta. Durante il regno di Fazio, le banche hanno determinato il destino del controllo dei maggiori gruppi industriali italiani (Ferruzzi-Montedison, Pirelli-Olivetti-Telecom, Gemina, Fiat), spesso mettendo in secondo piano i diritti del mercato e danneggiando i loro stessi azionisti di minoranza (il convertendo Fiat, Parmalat e il gruppo Gemina sono solo gli ultimi esempi). Ma nessuno protesta.
E nessuno si è scomposto quando la Banca dà¢â‚¬â„¢Italia non ha utilizzato i propri immensi poteri per aiutare la Consob a impedire che un banca partecipasse a unà¢â‚¬â„¢azione di concerto per scalare una societàƒ , evadendo là¢â‚¬â„¢obbligo Opa (prima di Antonveneta, Mediobanca con Sai nella scalata a Fondiaria); o addirittura li ha utilizzati per promuovere quella di più banche su Generali, per portare alla rimozione di Maranghi. O quando ha permesso a Capitalia, in chiaro deficit di patrimonio e redditivitàƒ , di fagocitarsi una banca dietro là¢â‚¬â„¢altra (ultima, Bipop).
Negli anni della sua dittatura, Fazio è stato il perfetto interprete di unà¢â‚¬â„¢economia che privilegia il valore delle relazioni rispetto alle forze del mercato, la discrezionalitàƒ alla trasparenza delle regole, il dirigismo alla concorrenza, e che usa il pretesto della difesa dellà¢â‚¬â„¢italianitàƒ per proteggere interessi costituiti. Il sistema bancario è stato dunque gestito, con il consenso di molti, con le stesse logiche di molti altri segmenti del nostro sistema economico: là¢â‚¬â„¢universitàƒ è il primo esempio che mi viene in mente.
La rimozione di Fazio potrebbe essere là¢â‚¬â„¢occasione per dare uno scossone a favore della concorrenza, del merito e del mercato a tutto il paese. Ma lo saràƒ solo se il nuovo Governatore avràƒ la volontàƒ politica e la determinazione necessaria per superare il prevedibile fuoco di sbarramento di gran parte della classe politica e degli interessi costituiti. Altrimenti, tanta credibilitàƒ in più e una migliore governance della Banca centrale serviranno a poco.
(1) Numerositàƒ delle societàƒ quotate e concentrazione della proprietàƒ non sono cambiate significativamente in dodici anni.
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