Una tassa anche sui saldi

Berlusconi insiste col sostenere che il peggio è passato! Il ritornello, a ruota, lo canta anche il suo codazzo di portavoce insieme al ministro Giulio Tremonti, che ha persino avuto l’ardire di affermare che “il sistema pensionistico italiano è fra i meglio messi in Europa”. L’ottimismo di Stato – mi pare di sentire Tonino Guerra che fa la pubblicità dell’Euronics, ma a prua del Titanic Italia – fa pandant con il decreto anticrisi, dal quale emergono il ritocco alle pensioni degli statali (privilegiati storici) e lo scudo fiscale, ovvero la possibilità di far tornare in “patria” i soldi detenuti all’estero, pagando una tassa del 5% sull’ammontare ed evitando eventuali controlli su quel gruzzolo (di Leonardo Facco).


Il solito “condono” insomma, a dimostrazione che la barca governata dal tycoon di Arcore sta facendo acqua da tutte le parti.

Del resto, i conti cominciano a non tornare: il debito pubblico raggiunge quote record ogni mese che passa, il deficit di bilancio sfiorerà il 10% del P.I.L. a fine 2009 e le entrate fiscali sono diminuite nel primo trimestre di 4,5 miliardi di euro. E al prossimo conteggio – con tutti i soldi pubblici pompati, non ultimo quelli del “Piano casa” – sarà anche peggio! La speranza del commercialista valtellinese è quella di drenare risorse fresche il prima possibile, anche perché da un lato Berlusconi continua a fare promesse ovunque vada dall’altro, il malcostume di molti industriali di chiedere aiuti di Stato sta ormai diventando il ritornello più suonato, a tal punto che anche i piccoli ed i medi imprenditori – vedansi i casi di quelli spontaneamente scesi per strada a Torino e a Varese – chiedono allo Stato sussidi, protezionismo, prebende varie, anziché urlare a gran voce basta tasse e basta burocrazia, lasciateci lavorare! Quando Colbert divenne ministro di Luigi XIV in Francia, si affrettò ad andare dai commercianti per chiedere loro cosa potesse fare. La risposta che ricevette fu tranchant: “Laissez nous faire!”, che tradotto significa “Ci lasci fare”, “Non si impicci nei nostri affari”!

Nel frattempo, nonostante i miliardi di dollari ed euro messi in gioco da Obama e da molti suoi omologhi in Europa, la crisi continua a mordere e dopo le ferie, a settembre, conteremo le saracinesche che non si rialzeranno. La crisi del Ventinove rispetto a quella di oggi, a mio modesto parere, sarà superata in quanto a gravità. Basterebbe leggersi la “Grande depressione” di Murray Rothbard per capire che ci aspetteranno anni durissimi. E i sintomi ci sono tutti.

Come dare torto a chi ne ha piene le scatole? A quei pochi Mohicani che urlano controvento che bisogna ridurre sprechi, spesa pubblica e statalismo?

A Rovigo, il 18 luglio scorso – sono arrivati gli accertatori della ditta Asm (appaltatrice del Comune per la pubblicità) con il metro ed hanno iniziato a misurare la vetrina del signor Paolo Grego per calcolare quanto avrebbe dovuto all’erario per le tasse di affissione della scritta “saldi”. Il titolare – per farla breve – avrebbe dovuto pagare una gabella di 3 euro e 72 centesimi per un foglio di un metro appeso per un mese. Solo le scritte sotto il mezzo metro sono esentasse. Arrabbiato, il Grego ha strappato il foglio e l’ha gettato nel cestino.

Un fatterello emblematico, una specie di goccia capace di far traboccare il vaso… della pazienza!

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