Tucidide: quanto é attuale la storiografia classica

I classici sono riferimenti fondamentali della nostra memoria storica e della nostra esperienza politico e sociale: dimenticare i classici, le loro opere, le loro testimonianze, le loro cronache significherebbe creare le condizioni per aprire quella falda nel cursus evoluzionistico civile dell”umanità , causante il ripetersi estenuante e irrazionale di errori terribili e sconvolgenti che sono stati commessi nei secoli passati.
[Articolo di Alessandro Rizzo per Criticamente]


Tucidide, storico politico o politico storico greco, non credo che la differenza nella sua complessa rilevanza intellettuale possa e debba essere evidenziata, riesce con grande capacità ad analizzare le vere cause della guerra tra Atene e Sparta, che portò alla soggezione e alla sottomissione della prima alla seconda. Le due città furono coalizzate contro il barbaro pericolo occupante persiano, il cui esercito era guidato da Dario e Serse: nel 479 a.C., dopo la battaglia navale di Salamina del 480, si dette inizio a un periodo di pacifica convivenza e che dette avvio alla realizzazione di un progresso sociale e comunitario di Atene che riuscì a dare inizio a una stagione di maggiore implementazione e diffusione della struttura democratica interna. I fratelli greci si erano uniti per battere la minaccia esterna, per difendere l”Ellade e la penisola ellenica mantenendo la tutela della propria cittadinanza. La pace cessò presto e apportò a un ritorno e rigurgito di contrasti e di volontà di sopraffazione e di dominio di altre terre, di terre ricche di risorse e di potere esercitato arbitrariamente su queste terre, su questi territori liberi e indipendenti: Sparta dichiara guerra ad Atene e Atene risponde, ma soccombe alla potenza militare della prima. Atene, dopo la rigogliosa stagione delle riforme di Clistene e dopo il periodo della cosiddetta Pace di Nicea si vide depredare della propria sovranità , esempio di democrazia partecipata e reale, esempio di partecipazione reale e pubblica alla gestione degli interessi comuni e collettivi, esempio di equilibrio istituzionale e di diretto coinvolgimento e crescita civile e responsabile della popolazione all”amministrazione politica della polis. Minacce forti dei greci del Peloponneso, abituati a un regime di impostazione aristocratica, si esplicarono in una reale vittoria di Sparta militare su Atene politica e una defenestrazione di quel sistema di governo ateniese che venne giustamente definito da Pericle democrazia radicale. La demokratia, appunto, venne sconfitta nel conflitto del Peloponneso. Perché parlare di Tucidide oggi? I suoi scritti vengono redatti dopo il 404 (fine della guerra) a completamento della guerra che devastò l”Acropoli ateniese: alcuni suoi libri giungono fino al 411 ac e ciò che viene analizzato di questa esimia figura di elevata portata storico-scientifica è la capacità di esaminare con grande metodo organico le fonti sociali, economiche e culturali del periodo e dare un inquadramento eziologico dello studio approfondito delle cause e delle conseguenze che possono essere ascrivibili nel contesto contingente e contestualizzato nella propria dinamicità storica e nella propria complessità . Tucidide viene ripreso dalla grande storiografia postuma: Polibio riprenderà la stessa metodologia tipica di uno storico universale e organico, ossia di un attento analizzatore della storia dei tempi contingenti definendo un principio originario dei fatti e delle cause degli avvenimenti in un”ottica di trasposizione universale dell”evento medesimo. In Polibio leggeremo l”espansione di Roma imperiale nella sua connotazione organica centrale interna al Mediterraneo. Ma oggi Tucidide che cosa direbbe di fronte all”avvento di una guerra permanente, globale e devastante come quella che coinvolge un asse di superpotenze a geometria variabile coalizzate contro uno stato indifeso e indipendente, quale quello iracheno, sotto la bandiera fittizia e menzognera di trasportare in quest”ultima terra la libertà e la democrazia mai avuta? Certamente la lettura di Tucidide partirebbe dal considerare dovere dello storico la ricerca dell”alethestà te prophasis, ossia la causa e la fonte reale del conflitto e non la sua visione propagandata e proposta da chi il conflitto ha generato. La causa che gli autori del conflitto vogliono esprimere è quella dell”esportazione dei diritti civili e umani, ma Tucidide considererà che i diritti civili e umani vengono sbandierati da coloro che questi diritti eludono e sospendono in ogni circostanza e in ogni luogo, senza ascrizione temporale e senza nessun tipo di motivazione razionale, ma, bensì, per mero arbitrio delle forze potenti detenenti il controllo politico, amministrativo ed economico del pianeta. Tanto più bisogna affermare questo nel momento in cui si concepisce come le stesse potenze che dichiarano oggi guerra all”Iraq abbiano tranquillamente e beatamente sopportato e tollerato un governo dittatoriale instauratosi nel Paese senza addurre motivazioni di contrasto politico e ideale: i diritti violati al tempo del regime di Saddam Hussein non erano motivo di mobilitazione e di condanna ma, bensì, funzionali a mantenere in vita un”autorità locale che, come un vassallo nei confronti del proprio dominus feudale, si prostrava ad assecondare gli interessi finanziari ed economici dell”autorità prevalente. La alethestà te prophasis quindi non è l”esportazione della democrazia, ma secondo lo studio e la metodologia tucididea corrisponderebbe al controllo delle risorse petrolifere e delle risorse naturali, fonte di lucro e di profitto per le multinazionali petrolifere presenti in quantità massima nel territorio della potenza dichiarante guerra permanente ed occupazione militare funzionale alla medesima, e per i paesi satelliti e alleati nella cosiddetta coalizione dei volenterosi a geometria variabile desiderosi di soddisfarsi di misere briciole provenienti dalla spartizione della lauta ricompensa alla propria fedeltà vassallatica. Leggere Tucidide oggi permette di comprendere l”importanza dell”attualizzazione dei classici storici del nostro passato civile: un passato che trova oggi una forte negazione nel momento in cui gli ideali che hanno mobilitato milioni di cittadine e di cittadini verso la conquista di un progresso sociale e culturale dell”umanità vengono negati, vengono superati e vengono travolti da un”insana voglia di individualistica propensione alla prevaricazione dell”altro in una chiave di lettura prettamente hobbesiana, senza avvalersi della giustificazione della sopravvivenza istintiva e naturale: homo homini lupus.

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