”Nessun dorma”. Ma il sonno dell’Occidente è profondo

Ho ancora negli occhi le immagini della cerimonia d’apertura dei giochi olimpici invernali di Torino. Con quel grande defilàƒÂ© dedicato alla cultura italiana, con la lunga serie di scenari che da Dante hanno percorso il Rinascimento, il Barocco fino ad arrivare al Futurismo di Balla e Boccioni per culminare con il à¢â‚¬Å“Nessun dormaà¢â‚¬? dell’aria di Turandot. Giàƒ à¢â‚¬Å“Nessun dormaà¢â‚¬?, perchàƒÂ© quell’ immagine dell’Italia quale à¢â‚¬Å“culla delle civiltàƒ à¢â‚¬?, che il mondo le riconosce e che l’altra sera si rilancia da Torino, ahimàƒÂ© s’accartoccia ogni qualvolta nel Belpaese si parla e si scrive (a sinistra e a destra) di Islam, di Occidente [Vincenzo Maddaloni, Megachip.info].

Buio totale o quasi. Non mi riferisco ai dibattiti pro e contro la libertàƒ di stampa, ma a quanto accade dentro e fuori dell’Islam, dell’Europa, degli Stati Uniti, cioè di quello che i male informati o peggio i provocatori chiamano à¢â‚¬ le vignette sono l’ultimo pretesto – lo scontro di civiltàƒ e pochi in Italia hanno la voglia di spiegare con consapevole onestàƒ , chissàƒ perchàƒÂ©.

E’ là¢â‚¬Ëœinsieme di misure di repressione e la facilitàƒ con la quale gli uomini di Bush giustificano la guerra preventiva in Medio Oriente come un imperativo etico e religioso: lo à¢â‚¬Å“scontro di civiltàƒ à¢â‚¬?. E’ questa la grande provocazione che scatena le piazze del mondo islamico. PoichàƒÂ© questo ossessivo richiamo alla superioritàƒ della civiltàƒ occidentale rispetto a quella islamica o della religione ebraico-cristiana rispetto a quella musulmana rischia di riaffermare vecchie immagini, gli antichi capi d’accusa secondo i quali l’Islam è una religione violenta, che si è diffusa con l’uso delle armi; una religione dissoluta dal punto di vista morale; una religione piena di false affermazioni e di consapevoli capovolgimenti della veritàƒ . Maometto, con tutte le sue debolezze morali, non poteva che essere il fondatore di una falsa religione e, come tale, uno strumento o un inviato del demonio.

Come se di colpo si fosse ritornati all’epoca delle Crociate durante la quale la ricerca di un nemico detestabile per una guerra giusta e santa à¢â‚¬ la liberazione dei cristiani d’Oriente à¢â‚¬ necessaria alla creazione del mito aggregante dell’Europa attorno al Papato, non portava più a dipingere i musulmani come la à¢â‚¬Å“gens perfida Saracenorumà¢â‚¬? del monaco Flodoardo del X secolo, ma ad individuare nel musulmano il nemico della fede. Si negava in tal modo alla cultura musulmana ogni significato spirituale o religioso attraverso gli scritti di Pietro il Venerabile, San Tomaso d’Aquino, Ricoldo di Montecroce. L’Islam diventava impostura, perversione deliberata della Veritàƒ ; la religione della violenza e della spada; Maometto che rappresenta l’anti-Cristo, e via di questo passo. CosàƒÂ¬ gli stereotipi negativi sul mondo musulmano hanno percorso l’Europa e varcato gli oceani inserendosi nella coscienza occidentale. E tuttora vi rimangono.

Infatti, benchàƒÂ© uno studioso di spicco come il teologo anglicano W.M. Watt abbia di recente ribadito a chiare lettere che: à‚«oggi nessuna di queste accuse puàƒÂ² essere ritenuta valida da un punto di vista storico-oggettivoà‚», tuttora si insiste con la mentalitàƒ della crociata, perchàƒÂ©? PerchàƒÂ© volutamente si dimenticano le ragioni profonde che stanno allà‚´origine di ogni protesta di ogni azione terroristica. Sottolineare esclusivamente il lato criminale della protesta e del terrorismo senza analizzarne le motivazioni e agire di conseguenza, non basta per dare una soluzione definitiva al problema, soprattutto in situazioni – come quella palestinese – dove il ricorso ad atti terroristici affonda le proprie radici nella frustrazione di una popolazione che non vede prospettive per il proprio futuro. Dopotutto l’integralismo islamico non è nato oggi. Nasce dalla disfatta araba del 1967. L’Occidente non ha mai percepito l’intensitàƒ di quella umiliazione. Da allora i musulmani sanno che l’Occidente saràƒ sempre al fianco di Israele. Di fronte al fallimento del nazionalismo progressista, del nasserismo, del baathismo, i musulmani militanti, eredi del rinascimento arabo, capiscono che la loro ora è venuta, sostengono che à¢â‚¬Å“invece di modernizzare l’Islam, bisogna islamizzare la modernitàƒ à¢â‚¬?. Insieme teorico e dottrinale, il radicalismo islamico propone un’alternativa messianica rivoluzionaria e universale all’egemonia occidentale.

Si tratta di un progetto escatologico che percorre con fasi alterne gli ultimi trent’anni del secolo scorso e prorompe in maniera drammatica con la comparsa di bin Laden. Che è stato enfatizzato dall’amministrazione Bush per poter giustificare la guerra in Medio Oriente come un imperativo etico o addirittura religioso, e non per quello che effettivamente è: la strategia imperiale del governo del mondo. PerchàƒÂ© à¢â‚¬Å“religionizzareà¢â‚¬? la politica è la strategia dei neocon che fanno la squadra di Bush. Non è ristretta soltanto al Medio Oriente. E’ operante anche in America , dove lo scontro tra Dio e Satana, tra il Bene e il Male pervade il confronto politico perchè l’identitàƒ tradizionale americana è costruita intorno al “The Creed”, il Credo, ossia la fede tipicamente americana nella libertàƒ , nella democrazia, nei diritti individuali.

Una matrice, secondo Samuel Huntington, soltanto anglosassone intorno alla quale si saldano la cristianitàƒ , la lingua inglese, la rule of law, la responsabilitàƒ dei legislatori, i diritti del singolo, assieme ad elementi spiccatamente protestanti come la fede nella capacitàƒ e nel dovere dell’uomo di provare a creare un paradiso in terra o, come viene detto in ambienti evangelici, “a city on the hill”, una cittàƒ sulla collina. Il rischio ora è che la religione diventi un cemento ideologico per condurre la lotta politica dentro e fuori, la tesi dello scontro di civiltàƒ pronosticato da quel Samuel Huntington che tra un libro e l’altro fa anche il consulente del Pentagono. E dunque à¢â‚¬Å“Nessun dormaà¢â‚¬?, appunto, come cantava Pavarotti allo stadio di Torino.

Naturalmente, l’uomo del mondo islamico guarda all’Occidente per i suoi modelli di consumo, per alcuni suoi riferimenti immaginari pur sapendo che ben difficilmente riusciràƒ a soddisfarli, come del resto à¢â‚¬ tranne le àƒÂ©lites fortunate à¢â‚¬ non ci riesce, (ogni giorno di più) anche il buon europeo (e l’italiano in particolare) il quale ogni giorno vede sempre di più rarefarsi quell’etica necessaria al buon funzionamento del sistema sociale. Infatti, per reggere la sfida del progresso, occorrono perfezionamenti continui e comulativi in tutti i centri di produzione. La concorrenza rivela i successi e sanziona gli errori dei menager, delle imprese, dei gruppi, delle nazioni. Pertanto la combinazione degli uomini e delle tecniche per affrontare la concorrenza esige la continua riorganizzazione del lavoro, perchàƒÂ© per reggere il confronto occorre massimizzare la produzione e i redditi, minimizzando i costi, cioè gli investimenti, le materie prime e soprattutto i salari. Tutte cose che in Oriente poco si combinano col Corano.

Naturalmente, assicurarsi la presenza in Medio Oriente vuol dire per l’America il controllo delle più vaste risorse energetiche del pianeta, altro che superioritàƒ della civiltàƒ occidentale rispetto a quella islamica o della religione ebraico-cristiana rispetto a quella musulmana. à¢â‚¬Å“Nessun dormaà¢â‚¬?, dopotutto come dice l’islamologo Richard Gramlich : à‚«Là‚´Islàƒ m nel corso della sua storia si è mostrato normalmente più tollerante di quanto avrebbe dovuto esserlo se avesse seguito i dettami del proprio essere. Il Cristianesimo dà‚´altra parte si è mostrato meno tollerante di quanto avrebbe dovuto, se avesse seguito il comandamento dellà‚´amore, insegnato da Gesù à‚».

Rimane peràƒÂ² una questione di fondo che caratterizza l’inizio di questo millennio: che cosa succede quando non sono i popoli che realizzano la loro storia, ma è la storia che pretende di realizzare i popoli? Bisognerebbe chiederlo per prima cosa ai musulmani perchè il vero problema, come ricordava Henry Corbin, non è di discutere quello che gli Occidentali trovano o non trovano nel Corano, quanto di sapere quello che i musulmani vi hanno di fatto trovato. Sicchè all’ à¢â‚¬Å“infedeleà¢â‚¬? resta la domanda di sempre: à‚«Cosa trovano i musulmani nel Corano?à‚», ma ogni volta che la pone si ritrova come il mistico Mōlla-Shah che cosàƒÂ¬ si descrisse: à‚« Una volta chiesi a un ragazzo che passava con una fiaccola accesa in mano: à‚« Da dove viene questa luce?à‚». Tosto egli spense la fiaccola e mi rispose: à‚« Dimmi tu dove è andata, e ti diràƒÂ² da dove veniva à‚».

Non credo che Bush con la guerra preventiva e con tutta la sua à¢â‚¬Å“city on the hillà¢â‚¬? sappia rispondervi.

Vincenzo Maddaloni

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