La deforestazione in Argentina e le conseguenze nell ecosistema del Gran Chaco

Nel 2000 la superficie boschiva della terra ricopriva 3.900 milioni di ettari, approssimativamente il 30% del pianeta. Ma ogni anno questa cifra si abbassa inesorabilmente. Secondo i dati dell”Organizzazione delle Nazioni Unite per l”Alimentazione e l”Agricoltura ( F.A.O.), tra il 1990 e il 2000, c”è stata una diminuzione netta di 94 milioni di ettari [Sara Catucci].

I paesi in via di sviluppo hanno perso in totale 130 milioni di ettari mentre i paesi industrializzati ne hanno guadagnati 36 milioni. Mentre la terra coltivata nei paesi industrializzati si riconverte in boschi, nei paesi in via di sviluppo si trasformano in terra da coltivare e per il pascolo. Attualmente la pratica del disboscamento con mezzi pesanti attrezzati permettono di ripulire i boschi come lo farebbero gli agricoltori per le coltivazioni tradizionali ma grazie alla tecnica del clearcutting i costi di pulizia per convertirlo in monocolture sono ridotti di molto.

In Argentina la principale causa della perdita della superficie boschiva nativa è l”avanzamento della frontiera agricola, in altre parole, si disbosca per far spazio all”agricoltura e, in minor percentuale, all”allevamento. Si è verificato un cambiamento della base produttiva agricola come conseguenza dell”evoluzione dei prezzi relativi, dello sviluppo genetico di nuovi sementi più resistenti, del miglioramento delle tecnologie per la semina determinando un aumento delle aree coltivate per la soia, il girasole, il grano e il mais, a discapito della tradizionale coltura del cotone. In particolare, da dieci anni, la coltivazione della soia è il principale fattore di eliminazione dei boschi nativi, principalmente nel nord- est e nord-ovest del paese, a causa di una congiuntura favorevole dei prezzi internazionali, di infrastrutture adeguate per il trasporto e di un abbassamento dei prezzi di produzione, chiaramente avallato dalla mancanza di una politica ambientale adeguata del governo nazionale argentino (1).

I boschi nativi argentini formano un mosaico unico al mondo di diversità biologica e di paesaggi; sono importantissimi per la regolazione del clima, per il controllo delle inondazioni, la conservazione del suolo, il mantenimento del ciclo dell”acqua, l”accumulazione e il riciclaggio dei nutrienti e, infine, per la loro stessa riproduzione. Nelle regioni interne della costa una delle più importanti funzioni che possono essere attribuite alla superficie boschiva è quella all”interno del ciclo della pioggia poiché le converte in zone produttive e abitabili. Il problema esiste quando si persevera con la deforestazione, provocando l”avanzamento della desertificazione: in Argentina le zone aride, che costituiscono il 75% della superficie totale, si estendono parallelamente allo sfruttamento del legname per uso energetico e al disboscamento che deve lasciar spazio all”allevamento e all”agricoltura.

La provincia di Santiago del Estero confina a Nord con la provincia di Salta, a Est con la provincia del Chaco e Santa Fe, a Sud con la provincia di Cà³rdoba e a Ovest con le province di Catamarca, Tucumà¡n e Salta. Ha una densità di 5 hab/km² e una popolazione di 725.993 abitanti, il 61% dei quali sono concentrati nelle zone urbane su una superficie totale che si estende per 136.351 km². Appartiene geograficamente alla Fitogeografia del Parque Chaqueà±o Seco. Dal punto di vista della fauna è una regione molto ricca in quanto sono presenti numerose specie di alberi e piante, la maggior parte delle quali servono al sostentamento economico e produttivo dei suoi abitanti. Questa zona può essere inserita all”interno dell”ecosistema del Chaco semi Arido che insieme al Chaco Umido formano l”ecosistema del Gran Chaco americano, secondo per estensione solo all”Amazzonia.

In questa zona extrapampera, l”avanzamento della frontiera agricola ha provocato profondi squilibri originando un modello di dipendenza centro-periferia che esercita un”enorme influenza in relazione all”uso della terra e all”utilizzo delle risorse ambientali. La coltura della soglia implica il disboscamento e un inserimento acritico delle tecnologie agricole usate nella pampa in questa regione del Chaco Semi Arido.

Santiago del Estero è la provincia argentina con la maggiore popolazione contadina del paese, stimata attorno al 40% della popolazione totale e formata da circa 28.000 famiglie (2). Bisogna ricordare che la coltivazione della soglia ha generato, da un lato, un aumento delle rendite agricole, le quali vanno a vantaggio dei grandi agricoltori che sistematicamente le investono fuori della regione, dall”altro, la qualità della vita, indicatore chiave dello sviluppo, degli abitanti di Santiago del Estero non è andata migliorando, provocando un nuovo fenomeno migratorio verso la Provincia di Buenos Aires. Esiste, infatti, una relazione diretta tra povertà e popolazione rurale: i Dipartimenti più poveri sono quelli abitati per la maggior parte da famiglie che si dedicano da generazioni all”agricoltura, le quali non hanno la certezza legale della proprietà della terra. Secondo il Defensor del Pueblo ci sarebbero circa 24.000 proprietari legittimi minacciati di espropriazione (3).

Un”altra caratteristica fondamentale della Provincia di Santiago del Estero è l”impressionante percentuale di deforestazione che la caratterizza da quasi 20 anni, in seguito all”avanzamento della frontiera agricola. A ciò deve essere associato un alto tasso di degradazione ambientale come risultato di un processo storico di estrazione indiscriminata e della mancanza di pianificazione territoriale. La percentuale di deforestazione del periodo compreso tra 1998-2000 è di -0. 81% e ciò significa che lo 0,81% di superficie boschiva scompare ogni anno in questa regione. La tassa mondiale, invece, è fissata intorno allo 0,23%. I dipartimenti più colpiti sono quelli di Alberti, Gral. Todoasa e Moreno (4). Gli sforzi delle istituzioni per dare un ordinamento al territorio e un indirizzo produttivo alla zona sono stati sempre superati da interessi particolari e dalle numerose irregolarità commesse sui terreni a causa della mancanza assoluta di controllo e di fiscalizzazione delle aree interessate.

Il forte impulso dato da qualche anno alla monocultura della soia ha provocato una nuova ondata di disboscamento che, ancora una volta, ha preso in considerazione come unico indice di successo la percentuale interna de retorno de inversion a posto di un utilizzo adeguato del suolo, al contesto biologico del bosco nativo, all”impiego rurale e alla situazione della popolazione il cui stato di proprietà della terra è tanto debole come la sua economia di sussistenza (5). Secondo i dati del dipartimento di Ingegneria Forestale, si stima che nell”ultimo secolo sono stati distrutti nella provincia di Santiago del Estero più di 2.500.000 ettari nella zona del Chaco Semiarido, negli ultimi 10 anni, gli ettari scomparsi sono stati 450.000: di questi 300.000, vale a dire il 60% del totale, sono stati eliminati negli ultimi 3 anni (6). Nella Provincia di Santiago del Estero esiste un grande rifiuto del valore economico reale del monte e del suo ruolo sociale da parte dei maggiori attori privati coinvolti nel recente investimento della soia (7) che hanno potuto, nel corso del tempo, accedere alla terra, principalmente, grazie all”incertezza legale relativa alle proprietà . Bisogna, inoltre, far riferimento ai numerosi permessi irregolari concessi per il disboscamento dal governo di Santiago del Estero su aree ecologiche protette e ai grandi latifondisti che hanno spesso ottenuto i permessi senza bisogno di presentare la documentazione necessaria oppure è stato possibile deforestare e ottenere il permesso in seguito. I problemi relazionati con le risorse naturali possono essere riassunti brevemente come segue: degradazione dei boschi e dei pascoli, inadeguatezza delle tecniche di disboscamento, impoverimento del suolo, perdita di fertilità , utilizzo inadeguato delle risorse idriche e deterioramento della fauna.

Insieme all”assunto di alta vulnerabilità ambientale esiste quello sociale nel quale emerge una situazione di grande disuguaglianza e disattenzione relativamente al tema della proprietà legale della terra. Molte famiglie santiagueà±e, che da anni vivono e lavorano quelle terre secondo la tradizione chechua, sono continuamente sottoposte a minacce di esproprio da parte dei grandi coltivatori di soglia e, a causa delle difficili condizioni climatiche, le loro condizioni di vita sono estremamente peggiorate negli ultimi anni.

Per fare chiarezza su questo punto possiamo far riferimento alla superficie dedicata all”agricoltura che è passata da 4.836.614 ettari del 1998 a 5.393.633 del 2002.

Sara Catucci

NOTE:

1 Fonte: Pengue, W.; Sustentables, ¿Hasta cuà¡ndo?, Le Monde diplomatique; edicià³n Cono Sur, 2000

2 Fonte: documento central de la Mesa de Tierras de Santiago del Estero.

3 Fonte: Ministerio de Justicia, Seguridad y Derechos Humanos. Secondo la giurisprudenza argentina dopo 20 anni di usufrutto della terra si diventa proprietari della stessa.

4 Fonte: Unidad de Manejo del Sistema de Evaluacià³n Forestal – Direccià³n de Bosques – SAyDS.

5 Durante gli anni novanta, l”Argentina ha duplicato il volume di cereali, ma allo stesso tempo sono aumentate, con una intensità senza precedenti, la miseria, l”indigenza e la fame.

Fonte: Adà¡moli, J. Torrela, S. y Herrera, H. Sostenibilidad de la expansià³n agraria en la regià³n chaqueà±a: condiciones favorables y factores limitantes. Facultad de Ciencias Exactas y Naturales, UBA.

6 Fonte: Rev. La Columna, Mayo 13 de 2004, pà¡g. 29 nro. 549.

7 Ciò potrebbe essere il risultato del disconoscimento della cultura locale, che riconosce il valore e il significato delle componenti materiali, e un altra che invece privilegia l”agricoltura e la tecnologia e vede la prima come elementare e primitiva. Fonte: Diagnà³stico socioeconà³mico y de Uso del Suelo en la zona de amortiguamiento del Parque Nacional Copo, Brassiolo, M., Tasso, A., Abt, M., Merletti, G. Abril de 2001, pà¡g. 59.

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