Scenari energetici: problemi e soluzioni

Il recente rapporto del CERA (Cambridge Energy Research Associates), centro di analisi sulle problematiche energetiche, evidenzia uno scenario ottimista sull’evoluzione al 2015 della produzione petrolifera. Leggendo bene però si comprende come questi analisti ritengano necessario un aumento della  capacità produttiva globale sia a causa dell’aumento della domanda di combustibili fossili sia per la ridotta estrazione nei pozzi esistenti (- 5% su base annua) [di Paola Villani – Politecnico di Milano].

Scenario globale: mai come in questo periodo storico si è potuto assistere ad una “strana” convergenza di interessi e di intenti. USA, Europa, India e Cina condividono infatti “ufficiosamente” le medesime strategie in politica estera mentre alcuni Stati (sovrani) sono (costantemente) additati con  crescente sospetto per i programmi energetici che hanno recentemente intrapreso (riduzione della dipendenza dagli idrocarburi sviluppando le fonti rinnovabili o il nucleare) mentre analoghe differenziazioni (tenacemente perseguite in altri Paesi) non godono della stessa risonanza mediatica. Vediamo di capire meglio il senso di queste affermazioni.

Per quanto riguarda le esportazioni di idrocarburi (petrolio e gas naturale) si deve evidenziare come il Mondo, “tutto il Mondo”, dipenda:

– dai Paesi arabi (Abu Dhabi, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti) che complessivamente detengono il 41% delle risorse mondiali di greggio)

– dai Paesi mediorientali (Iran e Irak) per un ulteriore 21% (rispettivamente 11,1% e 9,6%)

– dall’Africa (Libia e Nigeria che da sole rappresentano il 6,2% dell’intero continente e il Sudan lo 0,5%) per un ulteriore 9,44%  delle riserve mondiali di greggio

– dalle ex Repubbliche sovietiche per un altro 10,2%  (ma ben il 27% delle risorse mondiali di gas).

In questi Paesi si concentra oltre l’80% delle risorse mondiali di greggio e il controllo delle fonti energetiche è in mano ad un ristrettissimo numero di esponenti politici che governano “indirettamente” tutta la popolazione e l’industria mondiale.

Le riserve di petrolio sono limitate mentre la domanda di idrocarburi è destinata a crescere e nessuno pare abbia il coraggio di affermare questa semplice verità. Se venisse considerato meglio il tempo di ammortamento delle opere infrastrutturali, opere che sono concepite per un arco temporale superiore ai quaranta anni, la dimensione del problema energetico apparirebbe più chiaramente.

Quale senso attribuire quindi alla costante domanda di nuove opere per il trasporto stradale privato ? “Nessun senso” qualora si adotti un’ottica scenariale adeguata e commisurata all’entità del problema.

La scarsità di queste risorse prime (petrolio e gas naturali) modifica gli assetti geopolitici e determina (spesso) la violazione dei diritti umani nei summenzionati Paesi produttori. Il costante ricorso all’utilizzo di combustibili fossili inoltre non incide solo sugli aspetti “sociali” ma determina pesanti ricadute sull’ambiente: aumento dell’effetto serra e conseguenti cambiamenti climatici.  

Si possono fare alcune osservazioni sulla tema petrolio:

a) Sarà proprio il tema energetico ad indirizzare le strategie di sviluppo e crescita: se la produzione annua di greggio si è ormai stabilizzata su un valore pari 4,05 miliardi di tonnellate/anno corrispondenti a un totale su base annuale di oltre 30 miliardi di barili, questi dati contrastano con le previsioni che solo due anni fa venivano divulgate dalla IEA (International Energy Agency) che stimava per la fine del 2004 un consumo medio di petrolio pari a 82,5 milioni di barili al giorno ( 11,16 milioni di tonnellate / giorno). Nei primi sei mesi del 2006 la produzione (analoga al consumo poiché offerta e domanda sono al momento coincidenti) si è attestata sugli 84,5 milioni di barili/giorno e la domanda è in continuo aumento…  

b) Appare chiaro come il consumo di idrocarburi per la mobilità privata (stradale e aerea) possa apparire dunque eccessivo a fronte di scenari di sostanziale stabilità della produzione di petrolio  – 4.050 milioni di tonnellate all’anno ovvero oltre 30 miliardi di barili annui (erano 26,4 solo un paio di anni fa…) – con riserve stimate(1 ) pari a 140.000 milioni di tonnellate (ovvero riserve stimate in soli 1.037 miliardi di barili ai quali potrebbero aggiungersi 24.000 milioni di tonnellate di idrocarburi – pari a 177,7  miliardi di barili – che potrebbero, il condizionale è ancora d’obbligo, essere estratti dagli scisti bituminosi in Canada e in Cina).

c) L’International Energy Agency (nel 2004) prevedeva un costante aumento dei consumi di energia con un incremento medio annuo dell’1,8%. Nel periodo gennaio 2004 – gennaio 2005 l’incremento è stato invece pari al 2,42% ovvero maggiore di quello ipotizzato.

d) Convertendo i consumi annui e ritenendo “ottimisticamente” come nei prossimi decenni la domanda si attesti su un valore medio rispetto a quella espressa negli ultimi cinque anni, ne discende che tra il 2036 e il 2046 non ci sarà più una sola goccia di petrolio.

e) Sebbene sia possibile ottenere gas attraverso i noti processi di gassificazione dei combustibili solidi (carbone, metodo(2) Fischer Tropsch) anche ricorrendo a tutte le riserve di carbone accertate (e quantificate in 984 miliardi di tonnellate) si evidenzia come, sulla base dei trend attuali di consumo idrocarburi, tali riserve potrebbero “comunque” esaurirsi in un ristretto arco temporale.

f) Si consumano idrocarburi anche per produrre energia (illuminazione, termoregolazione degli edifici, utilizzo apparati tecnologici, ecc.) ma pare che i maggiori architetti del Mondo “solo ora” si stiano ponendo il problema della questione energetica: un po’ tardi per porsi questo problema, soprattutto se si considera che le Società che hanno commissionato gli edifici ammortizzeranno la spesa di tali immobili in un periodo di circa 25 – 30 anni…

g) La domanda crescente non può essere in alcun modo soddisfatta. I ritmi di estrazione sono ai massimi livelli e sovente fenomeni meteoclimatici estremi inducono alla chiusura temporanea delle piattaforme petrolifere. 

h) I Paesi produttori (e gli Stati che “indirettamente” ne controllano i Governi) non hanno alcun interesse ad aumentare le quantità estratte, poiché in questo caso la risorsa prima si esaurirebbe in anticipo (con ripercussioni negative sul sistema economico interno).

i) Non si riescono a reperire nuovi giacimenti e in molti giacimenti attivi i costi di estrazione vanno via via aumentando poiché si deve trivellare ormai sempre più in profondità (si pensi alla recente chiusura dell’impianto in Alaska imputata dai media mondiali a una non meglio precisata rottura sulla pipe-line – vedi http://www.miniwatt.it/mwb0608_Energ_BP%20Alaska.htm ).

j) Qualora la domanda (determinata in primis da Cina ed India e dalla mancata contrazione dei consumi in USA e Europa) superasse abbondantemente l’offerta di petrolio, si adotterà un razionamento nei consumi e, in seconda analisi, si prospetteranno scelte difficili: quale settore privilegiare? Petrolio per la mobilità? Oppure per il riscaldamento? Oppure per l’industria (produzione di materiali plastici) oppure per la sola produzione di energia elettrica? Questo scenario potrebbe realizzarsi già dal 2007 – 2010.

k) Molti studiosi sono concordi nell’attribuire all’eccessivo utilizzo dei combustibili fossili, i recenti sconvolgimenti climatici. Gli uragani sono sempre più frequenti e si è registrato un deciso aumento della loro potenza distruttiva. Nell’attesa della costituzione di un organismo antitrust internazionale – che agisca al fine di tutelare sia il benessere collettivo sia l’ambiente in senso lato – si dovrebbero ridurre le emissioni dei gas serra del 60-70% per mitigare gli impatti devastanti dei fenomeni atmosferici estremi dei quali da alcuni anni siamo testimoni.

l) Alcune compagnie petrolifere avevano divulgato false informazioni relative al petrolio presente nei loro giacimenti (ad esempio Aramco per il giacimento di Ghawar in Arabia Saudita). Nel periodo 1985-1990 i produttori presenti nei Paesi OPEC avevano determinato un sistema  per ridistribuire tra loro le quote di produzione annue: le quote di produzione erano infatti assegnate sulla base delle riserve dichiarate da ogni singolo Paese (in sostanza, tanto maggiori erano le riserve dichiarate, tanto maggiore era la quota di produzione assegnata) e di conseguenza, per garantirsi una maggiore esportazione di petrolio, i singoli Paesi avevano adottato una valutazione delle proprie riserve che potremmo definire “ottimistica”.

m) Come dichiarato in precedenti contributi(3) la svalutazione del dollaro ha di fatto orientato l’OPEC verso un aggiornamento dei costi del paniere dei greggi causando i sensibili aumenti che sono stati registrati negli ultimi sei mesi. Il petrolio è in costante innalzamento e a differenza di quanto accaduto negli ultimi anni: il costo del greggio al barile non rappresenterà una fase transitoria poiché lo spostamento delle attivitàproduttive verso altri Paesi induce uno sviluppo più rapido nella produzione mondiale di beni e alimenta una crescita della domanda energetica che l’offerta pare non essere più in grado di bilanciare.

Petrolio (brent)

 2002

2003

2004

2005 *

2006 **

 $/B

 25.0

 28.9

 38.3

 48.8

 70.0

 Incrementi percentuali annuali

+2,4 

+15.4 

+32.8 

+27.4 

+43.4 

* Il prezzo medio delle importazioni nell’OCSE è stato però superiore a quello indicato in Tabella e pari a 50,3 $/B

**  Prezzo medio relativo al periodo 1° gennaio 2006 – 31 agosto 2006 mentre altre fonti (Eni su dati   Platt’s Oilgram) riportano un prezzo medio del Brent nei primi sei mesi del 2006 pari a 65,69 $/B. [Fonte: Nostra elaborazione su dati Bp Statistical Review].

m) sussiste un’evidente sproporzione fra consumi e popolazione. Nel 2010 la produzione mondiale di autoveicoli sarà ripartita tra Asia, con una quota pari al 37,7% del totale, Europa Occidentale con il 25,7% (in calo rispetto all’attuale 27,5%), Nord America (24,6%), Europa Orientale (7%) e Sud America (4,5%).

Sintetizziamo ulteriormente a costo di apparire ripetitivi:

– tra trenta/quaranta anni non ci sarà più “alcuna” offerta di idrocarburi, già nei prossimi anni il costo del petrolio sarà inevitabilmente destinato ad aumentare (assai più delle stime sino ad oggi formulate(4),

– il sistema dei trasporti non sarà l’unico settore ad essere fortemente penalizzato,

– sulla base del principio “chi inquina paga” dovrebbero essere colpite le caratteristiche negative dei veicoli: dimensione, rumore, consumi, inquinamento, scarsa riciclabilità, ecc… e introdotte  adeguate politiche fiscali al fine di orientare scelte consapevoli nei consumatori (veicoli poco inquinanti e con ridotti consumi),

– analoghe considerazioni dovrebbero essere  estese al settore navale e a quello aereo (non sono stati comunicati dati relativi ai consumi del nuovo Airbus…),

– promozione di politiche per la condivisione dei veicoli e l’utilizzo dei sistemi di trasporto pubblico.

Ne discende che da ora in poi necessariamente

– ogni progetto finanziato dovrebbe esclusivamente essere relativo al sistema dei trasporti pubblici,

– debbano essere incentivate tutte le forme di diversione modale e di risparmio dei carburanti per altri usi,

– debbano essere accantonati (sine die o sino a quando il sistema della produzione automobilistica sarà pronto ad immettere sul mercato veicoli diversamente alimentati) tutti i progetti relativi a tracciati stradali e autostradali,

– debbano essere studiate modalità per il contenimento dei consumi energetici anche nel settore edilizio (non si tratta quindi di progettare edifici dotati di – o connessi a – sistemi di trigenerazione ma occorre progettare involucri edilizi che sfruttino le sole rinnovabili per la produzione di acqua calda e mantengano una temperatura costante in estate e inverno grazie all’applicazione di materiali coibentanti idonei allo scopo)

– debba essere sostenuta la decentralizzazione e la liberalizzazione della produzione di energia, vincolata a sistemi a basso impatto ambientale, unitamente alla necessità di rapportare tutti gli interventi in edilizia all’adozione di misure per il contenimento energetico, misure che consentiranno un aumento dell’occupazione a livello locale e allo stesso tempo favoriranno la ripresa del comparto industriale. 

La Commissione Europea già nel novembre 1977 (art.1, comma 1, Decisione 77/706/CEE), fissò un obiettivo di riduzione del consumo di prodotti petroliferi volto a risparmiare il 10% del consumo dichiarato in quell’anno, tenendo conto, in particolare:

– della situazione globale dell’approvvigionamento in prodotti petroliferi,

– della situazione degli approvvigionamenti in ciascuno degli Stati membri,

– delle misure prese dagli Stati membri per ridurre i consumi,

– degli impegni internazionali sottoscritti. Possiamo forse dire che la politica dei trasporti, la progettazione architettonica e la pianificazione urbanistica intrapresa circa trenta anni fa sia stata conseguente alla Decisione adottata in sede europea?

“Most people spend more time and energy going around problems than in trying to solve them.”  Henry Ford

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