Crisi senza fine. Sostenibilita’ cercasi

La crisi in corso sarà lunga. Anzi, a differenza delle crisi cicliche studiate negli ultimi due secoli, questa non finirà piu’, perchè nasce da un intreccio tra una crisi finanziaria ed economica, di cui si ha una certa esperienza, e una crisi ambientale e della disponibilità di risorse che, nei termini attuali, si presenta per la prima volta sul nostro Pianeta. La complessità di questa connessione mette fuori uso molti degli strumenti tradizionali di interpretazione e di intervento (di Guido Viale, Valori).


Salvare le banche o le imprese non basta; forse non serve. Una volta sgonfiata la “bolla”, le banche dovrebbero tornare a finanziare le imprese. Ma se i beni prodotti sono insostenibili per la quantità delle nsorse che consumano e degli scarti e delle emissioni che generano – e questo e’ un dato di fatto – la tanto attesa ripresa e’ destinata comunque a scontrarsi con le barriere incombenti della catastrofe ambientale e della competizione per le risorse. L’unica leva con cui e’ realistico intervenire e’ pertanto la conversione a la sostenibilita di produzione e consumi.

Quali produzioni e quali consumi? Sugli indirizzi generali di un green new deal c’e’, almeno a parole, un notevole accordo: fonti nnnovabili per sostituire quelle fossili nel giro di non piu’ di mezzo secolo; agricoltura biologica, multicolturale, multifunzionale, meno idrovora per garantire, a “chilometro zero”, sicurezza alimentare e nutrizione piu’ sana; drastico aumento della produttivita’ delle risorse attraverso il riciclo degli scarti e prodotti piu’ durevoli, piu’ intercambiabili, piu’ condivisi; mobilita’ fondata su intermodalita’ tra trasporto di massa e trasporto flessibile, riducendo le delocalizzazioni che generano volumi insostenibili nel trasporto delle merci; manutenzione del territorio, degli edifici, dei beni che anteponga la riqualificazione dell’usato alla produzione del nuovo; infine scuola ed educazione permanente che mettano tutti in grado di affrontare la complessita’ di un’esistenza globalizzata.

Sono interventi che non si governano dall’alto ne’ centralisticamente. Tutti chiedono programmi, gestione e controlli decentrati, diversificazione e fortemente ancorati ai contesti locali; e poi il concorso di imprese flessibili, pubbliche, private o sociali, di amministrazioni locali sensibili e soprattutto di iniziativa, di organizzazione e di saperi diffusi tra la popolazione, sostenuti da una forte conflittualita’ nei confronti dello stato di cose esistente. Per questo occorre aprire, innanzitutto a livello locale, sedi di confronto sui modi e i mezzi per disegnare e rendere visibile una conversione delle produzioni altrimenti impraticabile.

Certo, gli orientamenti attuali del governo, della Commissione europea, di Confindustria e di gran parte delle amministrazioni locali non sono incoraggianti. Ma la crisi e’ destinata a spingere ai margini sia le imprese attestate nelle produzioni di sempre, sia le amministrazioni incapaci di promuovere servizi innovativi, sia la rincorsa tra i redditi dei lavoratori e il costo crescente di modelli di consumo insostenibili. Viceversa, alcuni esempi dimostrano che la riconversione verso produzioni sostenibili puo’ tornare a vantaggio tanto dell’occupazione che delle imprese e del territorio. Tutto sta nel trovare dei punti di convergenza tra i diversi attori, senza rinunciare alla conflittualita’, che e’ la vera molla del cambiamento. Ma come dimostrano i casi di studio presentati, il confronto tra le parti sociali e le istituzioni sulle opportunita’ offerte dalla nconversione ambientale e’ in realta anche e soprattutto una fonma di marketing per promuovere nuova imprenditorialita’ o per nnnovare quella esistente.

 

Guido Viale Nato a Tolyo nel 1943. Si occupa di politiche attive del lavoro in campo ambientale per un’agenzia pubblica. E appena uscito il suo ultimo libro “Prove di un mondo diverso. Itinenari di lavoro dentro la crisi, Nda press. Tra le sue altre pubblicazioni: “IlSessantotto – Tra rivoluzione e restaurazione”, Mazzotta, 1978 e NdA, 2008; “Un mondo usa e getta La civilta dei rifiuti e i rifiuti della civiltà”, Feltrinelli, 1994 e 2000; “Vecchie e nuove soluzioni per una produzione e un consumo sostenibili”, Bollati Boringhieri, 2008; “Vita e morte dell’automobile. La mobllita che viene”, Bollati Boringhieri, 2007.

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