(Fonte: znetitaly.altervista.org)
di Joseph Stiglitz ”’ 7 aprile 2014
Il membro anziano e capo economista dell’Istituto Roosevelt, Joseph Stiglitz, parlera’ oggi davanti al Comitato del Senato per il Bilancio sul tema ‘Opportunita’, mobilita’ e disuguaglianza nell’economia odierna’. Le osservazioni che ha preparato sono trascritte di seguito. Cliccare qui per scaricare tutte le dichiarazioni dell’audizione.
E’ per me un grande piacere discutere con voi del problema critico che affronta il nostro paese, la sua crescente disuguaglianza, l’effetto che sta avendo sulla nostra economia e le politiche potremmo intraprendere per alleviarlo. Gli Stati Uniti hanno ottenuto la distinzione di essere divenuti il paese con il livello di disuguaglianza di reddito piu’ elevata tra tutti i paesi avanzati. Anche se non esiste una cifra singola che possa rappresentare tutti gli aspetti della disuguaglianza sociale, le cose sono peggiorate in ogni dimensione: piu’ soldi vanno in alto (piu’ di un quinto di tutto il reddito va all’1% al vertice), piu’ persone sono povere in fondo alla scala sociale e la classe media ”’ a lungo la forza centrale della nostra societa’ ”’ ha visto stagnare il proprio reddito. Il reddito della famiglia media, al netto dell’inflazione, e’ oggi minore di quanto era nel 1989, un quarto di secolo fa [1]. Un’economia in cui la maggior parte dei cittadini non vede progressi, anno dopo anno, e’ un’economia che non funziona come dovrebbe. In effetti c’e’ un circolo vizioso: la nostra elevata disuguaglianza e’ uno dei fattori che contribuisce maggiormente alla nostra economia debole e alla nostra scarsa crescita.
Per quanto inquietanti siano i dati sulla crescita della disuguaglianza di reddito, quelli che descrivono le altre dimensioni della disuguaglianza statunitense sono anche peggiori: le disuguaglianze di ricchezza sono anche maggiori di quelle di reddito e ci sono marcate disuguaglianze nella salute, riflesse, ad esempio, nell’aspettativa di vita. Ma l’aspetto forse piu’ odioso della disuguaglianza statunitense e’ la disuguaglianza di opportunita’. Gli Stati Uniti sono divenuti il paese avanzato non solo con il livello piu’ elevato di disuguaglianza ma sono anche tra quelli che la minor parita’ di opportunita’; le statistiche mostrano che il sogno americano e’ un mito; che le prospettive di vita dei giovani statunitensi dipendono piu’ dal reddito e dall’istruzione dei genitori che in altri paesi sviluppati. Abbiamo tradito uno dei nostri piu’ fondamentali valori. E la conseguenza e’ che stiamo sprecando la nostra risorsa piu’ preziosa, le nostre risorse umane: milioni di quelli che stanno al fondo della scala sociale non sono in grado di esprimere il proprio potenziale.
Questa mattina voglio formulare otto osservazioni riguardo a questa disuguaglianza. La prima e’ che questa disuguaglianza e’ in larga misura il risultato di politiche, di cio’ che facciamo e non facciamo. Le leggi dell’economia sono universali: il fatto che in alcuni paesi ci sia tanta minor disuguaglianza e tanta maggior parita’ di opportunita’, il fatto che in alcuni paesi la disuguaglianza non aumenti ”’ in realta’ diminuisce ”’ non deriva dall’avere essi leggi economiche diverse. Ogni aspetto della nostra cornice economica, legale e sociale contribuisce a determinare la nostra disuguaglianza: dal sistema dell’istruzione e da come lo finanziamo, al funzionamento del nostro sistema finanziario, alle nostre leggi antitrust. In virtualmente ogni campo abbiamo preso decisioni che contribuiscono ad arricchire il vertice a spese degli altri.
La seconda osservazione e’ che gran parte della disuguaglianza al vertice non puo’ essere giustificata come ‘puro merito’ per i grandi contributi offerti da questi individui. Se guardiamo a quelli al vertice, non sono quelli che hanno prodotto le maggiori innovazioni che hanno trasformato la nostra economia e la nostra societa’; non sono gli scopritori del DNA, del laser, del transistor; ne’ i brillanti individui che hanno fatto le scoperte senza le quali non avremmo avuto i moderni computer. Sono, sproporzionatamente, quelli che hanno eccelso nel perseguire la rendita, nell’appropriarsi della ricchezza, nell’ideare come prendersi una fetta piu’ grossa della torta della nazione, piuttosto che aumentare la dimensione di tale torta. (Tale attivita’ di ricerca della rendita si traduce in realta’ nella dimensione della riduzione della torta economica rispetto a quella che sarebbe altrimenti). Tra i piu’ notevoli tra questi ci sono, naturalmente, quelli del settore finanziario che hanno realizzato la propria ricchezza mediante la manipolazione del mercato, dedicandosi a pratiche speculative con le carte di credito, a prestiti predatori, a trasferire denaro dal fondo e dalla meta’ della piramide del reddito verso la cima. In modo analogo il monopolista fa i suoi soldi contraendo la produzione da quella che sarebbe diversamente, non espandendola.
Terza osservazione, l’idea che non ci si dovrebbe preoccupare per la disuguaglianza perche’ tutti trarranno vantaggio dalla discesa a cascata del denaro e’ stata totalmente screditata. Per certi versi mi augurerei fosse vera, perche’ significherebbe che lo statunitense medio se la passerebbe benissimo oggi, perche’ abbiamo riversato cosi tanti soldi in cima. Ma le statistiche che ho citato pochi minuti fa mostrano che non e’ vera: mentre il vertice se l’e’ passata benissimo, il resto e’ rimasto stagnante.
Quarta: questa recessione ”’ anche se in non piccola misura causata dal settore finanziario che e’ esso stesso responsabile di cosi tanta della nostra disuguaglianza oggi ”’ ha a sua volta reso molto peggiore la disuguaglianza. Il 95% dei guadagni dopo la cosiddetta ripresa sono andati all’1% al vertice.
Quinta: non e’ che la nostra economia necessiti di questa disuguaglianza per continuare a crescere. Uno dei luoghi comuni popolari e’ che quelli al vertice siano i creatori di lavoro che dar loro soldi creera’ nuovi posti di lavoro. Gli Stati Uniti sono pieni di persone creative e imprenditoriali in tutta la distribuzione del reddito. Quella che crea posti e’ la domanda: quando c’e’ domanda le aziende statunitensi (specialmente se riusciamo a far funzionare il nostro sistema finanziario come dovrebbe, offrendo credito a piccole e media imprese) creeranno i posti di lavoro per soddisfare quella domanda. E sfortunatamente, considerato il nostro sistema fiscale distorto, per troppi al vertice ci sono incentivi a distruggere posti di lavoro trasferendoli all’estero. Questa disuguaglianza crescente sta in realta’ indebolendo la domanda, uno dei motivi per cui tale disuguaglianza e’ un male per i risultati dell’economia.
Sesta: paghiamo un prezzo elevato per questa disuguaglianza, in termini della nostra democrazia e della natura della nostra societa’. Una societa’ divisa e’ diversa; non funziona bene. La nostra democrazia e’ minata, poiche’ la disuguaglianza economica inevitabilmente si traduce in disuguaglianza politica. Descrivo nel mio libro come i risultati della politica statunitense siano descritti meglio come risultato di un sistema non di ‘una persona un voto’ bensi di ‘un dollaro un voto’. Uno dei prezzi che paghiamo per gli estremi cui e’ cresciuta la disuguaglianza e per la natura della disuguaglianza negli Stati Uniti – sia disuguaglianza di reddito sia disuguaglianza di opportunita’ ”’ e’ che abbiamo un’economia piu’ debole. Una maggiore disuguaglianza conduce a una crescita minore e a una maggiore instabilita’. Queste idee sono ora divenute correnti: lo stesso FMI le ha abbracciate. Eravamo soliti pensare che ci fosse uno scambio: potevamo conseguire maggiore uguaglianza, ma solo al prezzo di rinunciare alle prestazioni complessive dell’economia. Ora ci rendiamo conto che, specialmente dati gli estremi di disuguaglianza raggiunti negli USA e il modo in cui sono generati, una maggiore uguaglianza e una prestazione migliorata dell’economia sono complementari.
Questo e’ particolarmente vero se ci concentriamo sulle misure appropriate della crescita, concentrandoci non su cio’ che avviene in media, o a quelli al vertice, ma su come l’economia sta andando per lo statunitense tipico, riflessa ad esempio nel reddito medio. Per troppi ”’ forse persino per una maggioranza ”’ l’economia statunitense non ha funzionato. E se la nostra economia non funziona, cio’ non danneggia soltanto la nostra gente ma compromette la nostra posizione di leadership nel mondo: vorranno altri paesi emulare un sistema economico in cui i redditi della maggior parte delle persone semplicemente ristagnano?
Paghiamo un prezzo non solo in termini di un’economia debole oggi, ma anche di minor crescita nel futuro. Con quasi un bambino statunitense su quattro che cresce in poverta’ [2], molti dei quali privi di accesso a nutrimento e istruzione adeguati, le prospettive a lungo termine del paese sono messe a rischio.
La settima osservazione e’ che la debolezza della nostra economia ha importanti implicazioni di bilancio. I deficita’ di bilancio degli anni recenti sono una conseguenza della nostra economia debole, non il contrario. Se avessimo avuto una crescita piu’ robusta, la nostra situazione di bilancio sarebbe molto migliorata. E’ per questo che gli investimenti per ridurre la disuguaglianza e accrescere la parita’ di opportunita’ hanno senso non solo per la nostra economia, ma anche per il nostro bilancio. Quando investiamo sui nostri figli, la parte dell’attivo del bilancio del nostro paese cresce, ancor piu’ dell’insieme del passivo: qualsiasi azienda vedrebbe che il suo patrimonio netto e’ aumentato. Nel lungo termine, anche considerando strettamente il lato del passivo del prospetto del bilancio, esso sara’ migliorato visto che questi giovani guadagnano redditi piu’ alti e contribuiscono di piu’ alla base fiscale.
L’osservazione finale che voglio formulare e’ che il ruolo della politica nel creare disuguaglianza significa che c’e’ un raggio di speranza. La politica ha creato il problema e’ puo’ aiutare a farcene uscire. Ci sono politiche che potrebbero ridurre gli estremi di disuguaglianza e accrescere le opportunita’, mettendo il nostro paese in grado di essere all’altezza dei valori cui aspira. Non esiste una bacchetta magica, ma c’e’ una quantita’ di politiche che potrebbero fare la differenza. Nell’ultimo capitolo del mio libro ‘The Price of Inequality’ [Il prezzo della disuguaglianza] espongo ventuno politiche simili, che influenzano sia la distribuzione del reddito ante imposte sia i trasferimenti dopo le imposte. Abbiamo bisogno di tirar fuori dalla poverta’ piu’ gente, di rafforzare la classe media e di tagliare gli eccessi al vertice. La maggior parte delle politiche sono famigliari: piu’ sostegno all’istruzione, incluso l’asilo; aumento del salario minimo; rafforzamento del credito fiscale sul reddito guadagnato; piu’ voce ai lavoratori nel luogo di lavoro, anche attraverso i sindacati; attuazione piu’ efficace della legge contro la discriminazione; miglior governo delle imprese, per tagliare gli abusi dei compensi all’alta dirigenza; miglior disciplina del settore finanziario per tagliare non solo la manipolazione del mercato e le eccessive attivita’ speculative, ma anche i prestiti predatori e le pratiche speculative sulle carte di credito; migliori leggi antitrust e miglior attuazione delle leggi che gia’ abbiamo; e un sistema fiscale piu’ equo, che non ricompensi gli speculatori o quelli che approfittano dei paradisi fiscali all’estero con aliquote fiscali inferiori a quelle a carico degli onesti statunitensi che lavorano per guadagnarsi da vivere. Se dobbiamo evitare la creazione di una nuova plutocrazia nel nostro paese, dobbiamo conservare un buon sistema di tassazione delle eredita’ e dei patrimoni e garantire che sia fatto efficacemente rispettare. Dobbiamo assicurarci che chiunque abbia il potenziale per frequentare l’universita’ possa farlo, indipendentemente dal reddito dei suoi genitori, e farlo senza incorrere in debiti devastanti. Noi emergiamo tra i paesi piu’ avanzati non solo per il nostro livello di disuguaglianza, ma anche per come trattiamo i prestiti agli studenti nella nostra legge fallimentare. Un ricco che s’indebita per acquistare uno yacht puo’ avere un nuovo inizio, con i suoi debiti cancellati; non cosi uno studente povero che lotta per progredire. Le norme speciali sugli utili di capitale e sui dividendi non solo distorcono l’economia, ma, con la maggior parte dei vantaggi che va a favore dei massimi vertici, accrescono la disuguaglianza, imponendo contemporaneamente enormi costi di bilancio: due trilioni di dollari nei prossimi dieci anni, secondo l’Ufficio del Congresso per il Bilancio [3]. Anche se l’eliminazione delle norme speciali sugli utili di capitale e sui dividendi e’ la riforma piu’ ovvia del codice fiscale che migliorerebbe la disuguaglianza e raccoglierebbe considerevoli quantita’ di entrate, ci sono molte iniziative che tratto nel documento allegato che vorrei sottoporre per essere messo agli atti.
Un punto finale e’ che dobbiamo prestare attenzione a come misuriamo il nostro progresso. Se usiamo il metro sbagliato, lotteremo per le cose sbagliate. La crescita economica misurata dal PIL non e’ sufficiente: c’e’ un crescente consenso globale sul fatto che il PIL non offre una buona misura dei risultati complessivi dell’economia. Cio’ che conta e’ che la crescita sia sostenibile e che la maggior parte dei cittadini veda migliorare anno dopo anno il proprio tenore di vita. Questo e’ il messaggio centrale della Commissione Internazionale sulla Misura dei Risultati dell’Economia e del Progresso Sociale, di cui sono stato presidente. Dall’inizio del nuovo millennio la nostra economia chiaramente non e’ stata produttiva in nessuna di queste dimensioni. Ma i problemi della nostra sono manifesti da molto piu’ tempo. Come ho sottolineato, un fattore chiave alla base dei problemi economici degli Stati Uniti oggi e’ la crescente disuguaglianza e il basso livello di opportunita’.
In passato, quando il nostro paese aveva raggiunto questi estremi di disuguaglianza, alla fine del diciannovesimo secolo, nell’eta’ dell’oro, o nei ‘Ruggenti Anni Venti’, si ritrasse dall’orlo del baratro. Mise in atto politiche e programmi che offrirono la speranza che il sogno americano potesse tornare a essere una realta’.
Siamo oggi a uno di questi punti di svolta della storia. Spero che ancora una volta prenderemo le decisioni giuste. Voi e il vostro comitato, nelle decisioni di bilancio che state assumendo, avete un ruolo vitale nel porre il nostro paese nella giusta direzione.
***
[1] Per vasti segmenti della popolazione statunitense, le cose sono anche peggiori. Il reddito medio al netto dell’inflazione di un lavoratore maschio con solo il diploma delle superiori e’ sceso del 47% dal 1969 al 2009. Per ulteriori fonti di dati e spiegazioni di queste tendenze, vedere il mio ‘Reforming Taxation to Promote Growth and Equity’ [Riforma della tassazione per promuovere la crescita e l’equita’], in uscita come documento di lavoro dell’Istituto Roosevelt, che ho sottoposto assieme a questa testimonianza scritta. La disuguaglianza e’ trattata in ancora maggiore dettaglio nel mio libro del 2012 ‘The Price of Inequality: How Today’s Divided Society Endangers Our Future’ [Il prezzo della disuguaglianza: come la societa’ divisa di oggi minaccia il nostro futuro], New York, W.W.Norton.
[2] Vedere [www.childstats.gov] (consultato il 30 marzo 2014).
[3] Vedere Ufficio del Congresso per il Bilancio, 2013, The Distribution of Major Tax Expenditures in the Individual Income Tax System [La distribuzione delle principali spese fiscali nel sistema di tassazione del reddito individuale], maggio, pag. 31, disponibile all’indirizzo [cbo.gov] (consultato il 28 marzo 2014). Questo dato include gli effetti della clausola dell”aumento della base al decesso’, che riduce le tasse che gli eredi pagano sugli utili di capitale. Non includendo tale clausola il costo decennale di bilancio del trattamento preferenziale degli utili di capitale e dei dividendi e’ di 1,34 trilioni di dollari.
Joseph Stiglitz e’ membro anziano e capo economista dell’Istituto Roosevelt, Premio Nobel per l’Economia e docente universitario alla Columbia University.
Da Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo
Fonte: [zcomm.org]
Originale: Next New Deal
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2014 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)
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