Basta tasse: come trovare, gratis, 70mld l’anno

Ripartire risparmiando fino a 70 mld € l’anno. Soluzione? Nell’art.123 del Trattato sul Funzionamento UE. Il governo puo’ creare una banca statale che finanzi il debito.

sintesi a cura di libreidee.org dell’intervento ‘Il debito pubblico e’ un problema di interessi, non di deficita’ eccessivi e si puo’ risolvere’, ripreso dal blog di Marco Della Luna.

Possiamo far ripartire l’economia risparmiando fino a 70 miliardi di euro l’anno. La soluzione e’ scritta nell’articolo 123 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
Il governo puo’ creare una banca di proprieta’ statale che lo finanzi. Il sistema e’ semplice: la Bce crea il denaro e lo presta alla banca pubblica allo 0,25% e la banca pubblica lo presta allo Stato a tassi di interesse nettamente inferiori all’attuale 4%. Lo abbiamo chiesto all’Unione Europea e il 14 gennaio 2014 abbiamo ricevuto la risposta. Si puo’ fare. Ecco i dettagli tecnici e la corrispondenza con la Bce. L’immagine che ognuno di noi ha dell’Italia e’ di un paese in cui ‘non ci sono soldi’ e la spiegazione che ci viene fornita e’ che i governi da decenni spendono di piu’ di quello che incassano, per cui l’accumulo dei deficita’ pubblici cronici ha creato un enorme debito rendendo necessaria l’austerita’. In realta’, la causa dell’elevato debito pubblico, attualmente di circa 2.100 miliardi, sta nel fatto che negli ultimi trenta anni lo Stato italiano ha pagato piu’ di 3.000 miliardi di interessi. La soluzione del problema e’ quindi ridurre il costo degli interessi sul debito ad un livello pari o inferiore all’inflazione, come accade in Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone, Cina o come si faceva anche in Italia fino al 1981. Il problema del debito pubblico non e’, quindi, un problema di deficita’ eccessivi, ma di interessi eccessivi: ce lo dicono i dati. Basta notare che dal 1992-1993 le spese delle Stato in Italia sono sempre inferiori alle entrate e addirittura, se guardiamo alla situazione attuale nel mondo, l’Italia e’ oggi il paese in cui lo Stato ha il surplus di bilancio piu’ alto! Il debito pubblico italiano e’ esploso di colpo tra il 1982 al 1993, quando la spesa per interessi passo’ da 35 a 156 miliardi (traslando le lire di allora in euro di oggi). Si puo’ quindi sostenere che, a parita’ (presumibilmente) di sprechi e corruzione, il debito pubblico e’ raddoppiato in percentuale del Pil a causa della spesa per interessi.
I deficita’ annui (differenza tra spese ed entrate) hanno oscillato intorno ad una media di 40 miliardi annui e in percentuale del Pil hanno oscillato dal 3% al 7%, ma la spesa per interessi e’ raddoppiata in quattro anni, dai 35 miliardi del 1980 ai 69,8 miliardi del 1984 e di nuovo e’ raddoppiata a 142 miliardi nel 1991 per toccare un picco a 157 miliardi nel 1992. Dal 1992 lo Stato italiano ha applicato politiche di austerita’, cioe’ di aumento delle tasse, aumentando le sue entrate in modo da avere sempre un avanzo di bilancio (differenza tra spese ed entrate prima degli interessi). Nonostante piu’ di venti anni di politiche di austerita’, cioe’ di imposizione fiscale crescente iniziate con i governi Ciampi e Dini nei primi anni ’90, lo Stato non e’ poi piu’ riuscito a ridurre il debito pubblico a causa della ‘rincorsa’ degli interessi che si cumulavano. La ragione di questa esplosione di spesa per interessi e’ che nel 1981 e’ caduto l’obbligo della Banca d’Italia di comprare debito pubblico calmierandone gli interessi (e dal 1989 si e’ vietato formalmente, nel Trattato di Maastricht ogni finanziamento dello Stato da parte della sua banca centrale).
La ‘Troika’ (Ue, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario) e i governi Monti, Letta e ora Renzi, non menzionano mai, pero’, questo semplice fatto, che il debito pubblico si e’ cumulato a causa del fatto che lo Stato e’ stato costretto a finanziarsi sul mercato e quindi pagare interessi reali elevati, mentre prima usufruiva del finanziamento di Banca d’Italia che ne riduceva il costo ad un livello pari o inferiori all’inflazione e quindi il debito non si accumulava (in percentuale sul Pil). In aggiunta, come molti sanno, con l’euro circa meta’ dei Btp sono stati comprati da investitori esteri, per cui almeno meta’ degli interessi pagati sono usciti dalla nostra economia (a differenza di quanto avveniva fino a meta’ anni ’90). Detto in parole semplici, lo Stato italiano e’ stato obbligato a farsi prestare denaro a costi di interessi dettati dalle banche estere (diciamo dal mercato finanziario estero), quando invece avrebbe potuto continuare a farsi finanziare a costo zero dalla Banca d’Italia. Se quindi eliminiamo questo laccio finanziario che costringe all’austerita’ permanente, l’Italia potrebbe ridurre le tasse in modo sostanziale e tornare ad essere un paese con un’economia paragonabile agli altri paesi europei e non un caso quasi disperato di depressione economica come accade ora.
La soluzione. Lo Stato italiano puo’ invertire questo meccanismo e da subito. In apparenza non sembra possibile farlo senza uscire dall’euro e rompere i trattati europei perche’ l’Unione Europea ha vietato alla Banca Centrale Europea di finanziare l’acquisto diretto di titoli di Stato e l’unica azione che la Bce puo’ fare e’ quella di creare denaro per prestarlo alle banche. E’ vero che la Bce ha anche comprato nel 2011-2012 titoli di Stato di paesi in difficolta’, ma come misura di emergenza e in misura molto limitata perche’ appunto e’ vincolata dai trattati europei (a differenza delle banche centrali dei paesi anglosassoni e asiatici). La Bce da quando e’ iniziata la crisi finanziaria nel 2008 ha pero’ creato (‘dal niente’ e senza costi) circa 2,800 miliardi di euro e ha di recente fornito alle banche piu’ di 1.000 miliardi ad un costo vicino a zero, usati da queste per comprare titoli di Stato a lunga durata come i Btp. In pratica le banche italiane hanno ricevuto prestiti ad un costo inferiore allo 0,5% con cui hanno comprato Btp che rendevano piu’ del 4%.
E’ evidente che se lo Stato potesse prendere a prestito dalla Bce lo stesso denaro che ha fornito alle banche a questo tasso, risparmierebbe decine di miliardi e del famoso ‘spread’ non si sentirebbe piu’ parlare, ma come sappiamo questa strada sembra sbarrata, oltre che dall’opposizione dei quattro paesi nordici, dai trattati europei che l’Italia ha firmato. In realta’ il comma 2 dello stesso articolo 123 offre una scappatoia agli Stati dell’Eurozona, perche’ prevede che gli enti creditizi di proprieta’ pubblica possano anche loro ricevere finanziamenti dalla Bce. E poi niente impedisce che girino questi soldi allo Stato. Uno stato della Ue che controlli enti creditizi potrebbe farsi finanziare da loro i deficit, pagando un interesse vicino a quello che la Bce offre, cioe’ vicino allo zero e comunque non superiore all’inflazione. L’ideale sarebbe non continuare ad emettere Btp, ma utilizzare prestiti diretti, ad esempio a tre anni, che rispetto all’acquisto di Btp offrono il vantaggio che il loro valore a bilancio non oscilla di anno in anno a causa di andamenti di mercato e quindi elimina il problema degli attacchi speculativi sul Btp.
Su un debito pubblico italiano attuale di circa 2.000 miliardi questo significa arrivare a pagare interessi per ad esempio 10-20 miliardi annui invece che gli oltre 80 miliardi attuali. Anche se occorre del tempo perche’ man mano il debito a scadenza venga rifinanziato con prestiti diretti di banche pubbliche, in pratica l’effetto di ‘calmiere’ sul mercato lo sentiresti da subito, perche’ il mercato finanziario si renderebbe conto che lo Stato italiano ha di nuovo accesso diretto alla liquidita’. In pratica avresti un effetto calmieratore sul costo del debito simile a quello che ottengono in Giappone, Gran Bretagna, Stati Uniti con l’accesso diretto alla liquidita’ della loro banca centrale. La sostanza e’ che se il debito pubblico venisse man mano rifinanziato tramite prestiti diretti di banche pubbliche (che hanno accesso al finanziamento della Bce), il suo costo non verrebbe piu’ determinato dal mercato finanziario. Si tornerebbe cioe’ alla situazione pre-1981, quando il costo del debito pubblico non era un problema perche’ era costantemente pari o inferiore all’inflazione.
Va sottolineato che non ci sarebbe alcun rischio per le banche pubbliche, perche’ lo Stato italiano, al netto degli interessi, e’ un ottimo ‘pagatore’. Infatti lo Stato italiano sarebbe in attivo negli ultimi 20 anni di 500 miliardi di euro (sempre al netto degli interessi). E’ chiaro che e’ un ottimo cliente per qualsiasi banca e una banca pubblica puo’ prestare senza fini di lucro, ad un costo che copra le sue spese amministrative. Senza contare che prestare allo Stato non e’ considerato nei regolamenti bancari europei un rischio che richiede di accantonare capitale e di conseguenza e’ possibile per le banche prestare 500 o 1.000 miliardi senza dover aumentare di un euro il loro capitale (cosa dimostrata dal programma di Draghi chiamato ‘Ltro’ lanciato a fine 2012, in cui appunto le banche hanno comprato centinaia di miliardi di Btp senza accantonare alcun capitale addizionale).
Esiste quindi la strada per lo Stato italiano per arrivare a risparmiare anche 70 miliardi di euro di interessi all’anno. Abbiamo voluto verificare questa possibilita’, (applicata in Germania e Francia tramite due enti pubblici, rispettivamente Kfw e Bpi), contattando gli uffici dell’Unione Europea circa la fattibilita’ dell’utilizzo di banche pubbliche per finanziare lo Stato. La risposta ricevuta per email (a nome della Bce) e’ stata affermativa: “Il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprieta’ pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidita’ da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca Centrale Europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”. Inoltre, in riferimento a banche pubbliche: “Gli istituti di credito possono liberamente prestare i soldi ai governi o comprare i loro titoli di Stato, nonche’ prestare soldi a qualsiasi cliente”.
E’ quindi possibile per lo Stato italiano nazionalizzare una banca, la quale acceda alla liquidita’ della Bce e finanzi il suo debito ad un tasso di interesse appena superiore a quello applicato dalla Bce stessa e in ogni caso sempre molto inferiore a quello di mercato, che va ricordato e’ attualmente superiore del 3% all’inflazione.
Stiamo parlando qui di come ‘trovare’ non due o tre miliardi con l’Imu o qualche privatizzazione o risparmiando sulla sanita’, le scuole, le infrastrutture, ma risparmiando sugli interessi, sulla rendita che da decenni lo Stato italiano paga a investitori esteri, banche e anche a investitori italiani.
Si tratta alla fine di scegliere tra rendita finanziaria o lavoro e imprese. La rendita finanziaria ha incassato in trenta anni dallo Stato, lo ricordiamo ancora, piu’ di 3.000 miliardi di euro di interessi, mentre le imprese e i lavoratori italiani venivano schiacciati da una tassazione soffocante, giustificata con il peso del debito pubblico di 2.000 miliardi, creato dall’accumularsi di questi interessi.
Gli italiani devono rendersi conto che non e’ vero che ‘non si puo’ fare niente’ contro il peso del debito pubblico e delle tasse a causa dei trattati firmati e delle posizioni degli altri governi all’interno delle istituzioni europee. In realta’, un governo italiano competente e che abbia a cuore gli interessi degli italiani invece che del ‘mercato finanziario’ puo’ muoversi anche all’interno dei trattati europei. Il nostro, oltre che un articolo, e’ anche un appello ai cittadini italiani che trovino convincenti i fatti che abbiamo esposto e diffondano, ovunque possano, questa soluzione pratica al problema del debito, allo scopo di mettere la parola fine alle politiche di austerita’ che stanno soffocando l’economia italiana. (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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