I forconi, il vuoto e la rivoluzione. La protesta sale? Buon segno: vuol dire che ‘molti italiani cominciano a capire che devono difendersi’, dice Giulietto Chiesa, che pero’ aggiunge: ‘Molti parlano di rivoluzione, senza sapere cos’e’ una rivoluzione: e questo non e’ bene, perche’ poi subentra la delusione’. Quella dei forconi? ‘Per ora e’ solo protesta: senza una guida, senza obiettivi ben definiti’. Verranno ‘inesorabilmente’ momenti successivi, che richiederanno ‘obiettivi comuni ben meditati’. Non mancano ‘furbi e mestatori che gia’ stanno pensando di usare la protesta e di stravolgerla ai loro fini e nei loro interessi’? Ovvio, perche’ ‘in politica il vuoto non esiste: qualcuno cerca sempre di riempirlo. Tutto dipende da chi ci riesce’. Concorda Marco Bersani, di Attac, sempre su Megachip: queste istanze di ribellione sono facilmente pilotabili, proprio perche’ ‘non portano con se’ alcuna intuizione di futuro diverso, ma solo la drammatica rabbia per l’insopportabilita’ del presente’. Mentre i movimenti per i beni comuni ‘hanno da tempo interiorizzato il conflitto di sistema, ovvero vogliono cambiare la societa’ e lo fanno a partire da un conflitto tematico come paradigma (acqua, grandi opere etc.)’, la ribellione di questi giorni ‘e’ portata avanti dai delusi dal sistema, ovvero da coloro che hanno profondamente creduto che il modello neoliberale li avrebbe tutelati e che oggi si ritrovano la rabbia dell’essere stati abbandonati, senza l’idea che sia possibile un altro modello sociale’. Detto questo, per Bersani e’ obbligatorio cercare di parlare al popolo sceso in piazza, ‘sia perche’ molti di loro sono accompagnati da una condizione sociale di vera disperazione, sia perche’ nell’acuirsi del binomio crisi sociale/crisi della democrazia e’ evidente che le esplosioni di rabbia non possano presentarsi come lineari e compiute’, bensi come ‘moti tanto drastici quanto confusi’. Per Bersani, il carattere della protesta dimostra ‘l’assenza di un vero pensiero rivoluzionario nella societa”, e ancora una volta ‘rischiano di gongolare i poteri finanziari: nessuna banca e’ stata assaltata, nessun obiettivo finanziario e’ stato messo in campo e si paventa la marcia su Roma, non su Piazza Affari’. Che fare, dunque? Innanzitutto, serve ‘una coalizione sociale ampia fra i movimenti per i beni comuni e i diritti‘. Alleanza oggi ancor piu’ necessaria, ‘sia perche’ le singole lotte hanno bisogno di una forza maggiore, sia perche’ pezzi di societa’ che non reggono piu’ (e’ successo in questi giorni, ma aspettiamocene altre in forme e modi che non comprendiamo) devono potersi sintonizzare con un percorso di conflitto in atto, ma che abbia il respiro largo e sappia suggerire che all’insopportabilita’ del presente c’e’ una possibile risposta collettiva’.
I forconi, il vuoto e la rivoluzione. La protesta sale? Buon segno: vuol dire che ‘molti italiani cominciano a capire che devono difendersi’, dice Giulietto Chiesa, che pero’ aggiunge: ‘Molti parlano di rivoluzione, senza sapere cos’e’ una rivoluzione: e questo non e’ bene, perche’ poi subentra la delusione’. Quella dei forconi? ‘Per ora e’ solo protesta: senza una guida, senza obiettivi ben definiti’. Verranno ‘inesorabilmente’ momenti successivi, che richiederanno ‘obiettivi comuni ben meditati’. Non mancano ‘furbi e mestatori che gia’ stanno pensando di usare la protesta e di stravolgerla ai loro fini e nei loro interessi’? Ovvio, perche’ ‘in politica il vuoto non esiste: qualcuno cerca sempre di riempirlo. Tutto dipende da chi ci riesce’. Concorda Marco Bersani, di Attac, sempre su Megachip: queste istanze di ribellione sono facilmente pilotabili, proprio perche’ ‘non portano con se’ alcuna intuizione di futuro diverso, ma solo la drammatica rabbia per l’insopportabilita’ del presente’. (continua)
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