Galtung: e’ un impero di assassini, il mondo ora si ribella

di Johan  Galtung   Fonte:  Libre

[www.libreidee.org]

Il mondo si sta ribellando agli USA: lo scandalo Datagate conferma che il centro dell’impero sta perdendo il controllo della periferia. Nel suo libro ‘This Town‘, Mark Leibovich ritiene improbabile che il conglomerato politica-media di Washington riesca a trovare soluzioni a calamita’ tanto drammatiche come quelle che oggi ha di fronte Obama. La superpotenza sta letteralmente evaporando, sostiene Johan Galtung. Basta misurare la stizza di Angela Merkel di fronte alla scoperta di esser stata spiata dalla Nsa. O prendere alla lettera quello che ha dichiarato il generale Keith Alexander, direttore dell’intelligence digitale smascherata da Snowden: «Alla Nsa era stato richiesto da responsabili delle politiche USA  di scoprire le ‘intenzioni delle leadership’ dei paesi stranieri». Alleati di cui Washington non si fida piu’: sta saltando il patto su si e’ retto l’Occidente per oltre mezzo secolo, protezione militare in cambio di obbedienza. Anche perche’ frana la moneta di scambio: il benessere, minacciato dalla grande crisi.

 

Finora, scrive Galtung in un post ripreso da ‘Megachip’, il sistema ha funzionato con e’lite di periferia disposte a servire il centro:

«Per dire,  uccidere in Libia, in Siria, quando richiesto; assicurare gli interessi economici del centro in cambio di un taglio sostanzioso, servendo culturalmente da testa di ponte». Affinche’ cio’ funzioni, le e’lite devono credere nell’impero. «Si nascondono dietro belle parole ”’ democrazioa, diritti umani, Stato di diritto ”’ usate come scudi umani». Ma attenzione: «I costi possono essere ingenti, i benefici in calo». Periferie irrequiete, rivendicazioni. O peggio: cresce «la sensazione che l’impero non stia funzionando, che avanzi verso il declino e la caduta», e quindi i satelliti «vogliono uscirne». E’ per questo che la Nsa li ha ‘marcati a uomo’. Certo, resta il club esclusivo degli ‘affidabili’: Canada e Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Chi sono? Famigerati stragisti e genocidi, risponde senza esitazioni il grande sociologo norvegese.

Per Galtung, gli USA  e gli eredi del Commonwealth sono «un circolo di paesi selezionati su base razzista-culturalista». Sono tutti «bianchi e anglo, uccisori di popoli indigeni ovunque», gli USA  degli indiani nativi, il Canada idem. L’Australia ha sterminato gli aborigeni, la Nuova Zelanda ha emarginato i maori. Quanto al Regno Unito, ha compiuto stragi dappertutto, «facendo si che gli altri si lanciassero su quel pendio scivoloso del genocidio e del sociocidio».   Attenzione: «Lo sanno. Sanno che la maggioranza del mondo e’ costituita da quel tipo di genti che loro hanno ucciso, e sentono intensamente di dover restare insieme, diffidando dei non-membri». Ma gli USA «spiano il partito laburista e il Parlamento britannici». E, insieme, Washington e Londra a loro volta spiano Canada, Australia e Nuova Zelanda. La Germania? Grosso problema: «Vuole entrare nel circolo al fine di un altro 5+1, per godere del potere di veto del Consiglio di Sicurezza Onu». Dettaglio: «La razza non e’ un problema, ma la cultura si», perche’ i tedeschi «non sono anglo».

Tanto piu’ l’impero declina, osserva Galtung, quanto piu’ ci si aspetta di spiare ancora per identificare il nemico all’interno. «Com’e’ la condizione dell’impero? Non buona». In Afghanistan, gli USA «hanno guadagnato delle basi e un oleodotto», ma possono anche perdere tutto. L’Iran sta accrescendo la sua leadership in Medio Oriente e nel Golfo, le conquiste imperiali in Iraq non sono al sicuro, l’operazione di spaccatura della Siria e’ fallita. Un vero disastro in Egitto: «Gli USA  hanno frainteso la situazione nel suo insieme, sono arenati in una scelta fra due mali che non padroneggiano». In Libia, «altro fraintendimento, senza capire come un imperialismo laico occidentale (Italia-Regno Unito-Francia-USA -Israele) abbia acceso un risveglio islamista (anziche’ arabo) e berbero-tuareg (anziche’ arabo)». Poi, ovviamente Israele: che spia la stessa e’lite USA  («la politica della coda che muove il cane»), mentre Tel Aviv ha contro anche i media, e si contorce«nella morsa angosciosa fra uno Stato ebraico e la democrazia», con di fronte «uno scenario sudafricano».

Quanto ai Brics, siamo di fronte a una vera e propria orchestra sinfonica anti-Usa. In Brasile, la presidente Dilma Rousseff, e’ stata la prima a parlare all’Assemblea Generale dell’Onu con una critica devastante del programma spionistico Nsa, richiedendo server Internet alternativi. In Russia, Putin «puo’ aver posto termine alla crisi siriana in quanto parte di una crisii generale del Medio Oriente ”’ come Gorbaciov pose fine alla guerra  fredda, non alla perenne guerra  e minaccia di guerra USA  ”’ richiedendo una fine alle armi di distruzione di massa, comprese quelle nucleari, nella regione». In Cina, l’agenzia mediatica Hsinhua si e’ appellata a una deamericanizzazione  generale e a una fine del dollaro come ‘valuta di riserva mondiale’, proponendo «un paniere di valute», non piu’ una sola moneta. «I ‘capi esteri’ lo sanno ”’ conclude Galtung ”’ e tradirebbero i rispettivi popoli qualora non esplorassero le opzioni. La questione e’ come, quando». I satelliti di Washington «possono usare lo spionaggio Nsa come pretesto per ritirarsi dall’impero». Prima mossa: cancellare, o ritardare, il super trattato Ttip (Trans-Atlantic Partnership) con cui le multinazionali USA  progettano di sostituirsi ”’ per gli arbitrati legali ”’ alla magistratura dei paesi vassalli. Come uscirne? Servirebbe una leadership straordinaria, di cui non c’e’ traccia.

Note sull’autore:

Johan Galtung, nato ad Oslo (Norvegia), nel 1939, docente, scrittore e studioso,  e’ stato rettore dell’ ‘Universite’ Nouvelle transnazionale’ di Parigi, ha fondato nel 1959 l’ ”International Peace Research Institute’ di Oslo, e’ stato professore di Ricerca sulla pace e i conflitti all’universita’ di Oslo e consigliere presso le Nazioni Unite, e’ professore onorario della ‘Freie Universitu¤t ‘ di Berlino, dell’Universidad de Alicante e della Princeton University,  membro del Berghof Stiftung di Berlino, del ‘Geneva International Peace Research Institute’, dell’ ‘u-sterreichisches  Friedenforschungsinstitut’ e del Peace Research Institute di Alicante. E’ stato professore a contratto in piu’ di 40 universita’ in tutto il mondo. Ha ottenuto 8 lauree Honoris causa dalle piu’ prestigiose Universita’ a livello mondiale (tra cui anche una in Sociologia presso l’Universita’ di Torino) e almeno altrettanti titoli di riconoscimento accademico della sua instancabile opera. u autore di oltre 50 libri e 1.000 articoli, molti dei quali sono raccolti nei cinque volumi di Essays on Peace Research e di decine di pubblicazioni. Del 1994 e’ Human Rights in Another key, edito dalla Cambridge University Press. Fondatore della organizzazione Trascend , un organismo mondiale finalizzato alla diffusione della pratica della trasformazione non vilenta dei conflitti attraverso una rete di mediatori.

[www.controinformazione.info]

[www.transcend.org]

[www.mondoinpace.it]

 

 

 

 

 

 

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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