Saper fare. La terza via comunitaria oltre liberisti e keynesiani

Il dibattito politico sulla macro economia si divide fra liberisti e keynesiani, una facile semplificazione per etichettare e comunicare sinteticamente due visioni ‘opposte’. Invece, secondo un’opinione finora minoritaria di altri osservatori, il divide et impera sopra accennato rappresenta le due facce della medaglia, oppure, come preferisco dire che si tratta di pensieri appartenenti allo spesso piano ideologico, un piano sbagliato rispetto alle leggi che regolano la vita di questo pianeta. La soluzione si trova su un altro piano e bisogna compiere un salto per uscire dal pensiero dominante ed approdare ad un altro piano, completamente diverso, ordinato da leggi e regole diverse dal sistema eonomico-politico attuale. Le leggi del nuovo piano sono famose, notissime, ma per un errore ideologico non condizionano il sistema delle istituzioni. Un errore voluto perche’ fa comodo allo status quo.

Vi e’ una parte politica che sta processando il sistema liberista dominante, ma la soluzione proposta e’ il ritorno a politiche degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, quelle che hanno fatto nascere questa crisi che non e’ ciclica ma di sistema, per tanto non e’ il ritorno a politiche vecchie che risolve il problema, ma uscendo da questa ideologia obsoleta poiche’ ignora palesemente le leggi della fisica. Non si contano piu’ i casi in cui negli ultimi decenni, in nome della crescita, grandi gruppi di persone sono stati cacciati dalla loro comunita’ e dalla loro terra. Per esempio, impianti industriali, miniere, dighe, porti e grandi strade sono cruciali nelle strategie di crescita, con il risultato che spesso gli abitanti devono abbandonare il proprio territorio. (Wuppert Institut, Futuro sostenibile, 2011, pag. 112)

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in Futuro Sostenibile, Edizioni Ambiente, pag.101

Entrando nel merito e’ banale che lo Stato torni a svolgere il proprio ruolo, lo prevede la Costituzione.

“Il danaro serve a misurare il valore con precisione, e deve essere definito chiaramente e in modo trasparente e soprattutto non deve essere sottoposto a manipolazioni da parte di terzi”. (Luciano Gallino)

Il problema della scarsita’ delle risorse e del benessere emerse subito e Arthur Cacil Pigou(1877 – 1959) inizio’ a distinguere tra benessere sociale, esprimibile con la qualita’ della vita, dal benessere economico, che e’ misurale solo con la moneta. Secondo Frederick Soddy(1877 – 1956) la reale ricchezza dipende dai flussi di materia e di energia prodotti dalla natura, e pertanto il danaro non puo’ comportarsi come una macchina perpetua poiche’ contraddice il principio termodinamico dell’entropia[1]. Nicholas Georgescu-Roegen(1906 – 1994) ideo’ il concetto di bioeconomia, una pietra fondante della decrescita, il quale fece notare che l’economia deve tener conto della ineluttabilita’ delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica. La nascita della bioeconomia mostra i limiti delle astrazioni economiche moderne e liberiste, poiche’ ignorano le leggi della natura, le uniche da rispettare. Nessun Governo politico vorra’ produrre norme rispettando la biologia fino alla nascita recente di un metodo, oggi chiamato analisi del ciclo vita che misura gli impatti del consumo di risorse naturali.

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Fonte immagine: Wuppertal Institut, per un futuro equo

Tutto e’ stato ampiamente studiato gia’ nel secolo scorso e persino una parte importante delle accademie ha prodotto testi e soluzioni percorribili, c’e’ persino un mondo industriale e di progettisti che sta avviando il cambiamento. I politici che parlano di scelte neokeynesiane non possono continuare a sottostimare le leggi che ci mantengono in vita. Essi dovrebbero integrare le proprie conoscenze con le altre per riconoscere l’importanza della transizione tecnologica di cui abbiamo bisogno per uscire dall’economia del debito. Applicando nuovi paradigmi culturali che adottano nuovi indicatori gia’ descritti nel Benessere Equo e Sostenibile (BES) pubblicato dall’ISTAT e dal CNEL gli attori politici possono compiere scegliere migliori rispetto al passato. Essi dovrebbero partire da questi indicatori, da quelle dimensioni, piuttosto che riproporre vecchi schemi che non parlano di sviluppo umano.

Bene la sovranita’ monetaria, per dare energia alla politica industriale, ma un bravo politico dovrebbe avere il coraggio di dire per quale politica industriale? Nella sostanza se non si introducono criteri qualitativi anche nella politica si torna agli sprechi degli anni ’30 ove si crearono posti di lavoro in attivita’ inutili e persino dannose. Stiamo ancora pagando quei danni e solo oggi possiamo cominciare a misurare il danno biologico ed ambientale di uno ‘sviluppo mortale’. Diversi progettisti, imprese hanno capito quali attivita’ svolgere per vivere in armonia con la natura, i politici?

La politica monetaria va indirizzata in ambiti virtuosi per migliorare la condizione dei cittadini e garantire un futuro alle prossime generazioni grazie all’uso razionale dell’energia e delle risorse limitate. Cancellazione degli sprechi, fonti alternative e sufficienza energetica, conservazione del patrimonio culturale ed ambientale, conversione ecologica dell’industria meccanica e manifatturiera, sovranita’ alimentare.

E’ questo il punto, bisogna cambiare i paradigmi della societa’ altrimenti anche le posizioni keynesiane, come dimostra la storia producono danni poiche’ bisogna transitare dal fare a prescindere al saper fare, ed oggi bisogna fare meno e meglio indirizzando le politiche pubbliche negli ambiti virtuosi sopra citati che creano nuova occupazione in mestieri utili all’Italia.

In fine l’innovazione tecnologica indirizzata in attivita’ virtuose mostra un’altra opportunita’ straordinaria per una societa’ migliore: lavorare meno con un salario ugualmente dignitoso e guadagnare tempo da investire nelle relazioni umane. Una visione opposta alla strada intrapresa dai Governi attuali guidati da un’ideologia dannosa che sta peggiorando l’esistenza degli individui.

Possiamo misurare efficacemente l’uso razionale dell’energia e la nostra ‘impronta’. Numerosi standard hanno approfondito l’argomento (analisi del ciclo vita), ormai sono diffusi e consentono di comunicarci un aspetto importante, cioe’ possiamo scegliere cosa, quanto, come e dove. Possiamo scegliere il tipo di materiale da usare, possiamo sapere quanta materia da estrarre per evitare l’esaurimento, possiamo capire quale tecnologia impiegare per farlo al meglio, e soprattutto dove la risorsa sia presente programmando i giacimenti naturali. E’ ovvio che le risorse non rinnovabili vanno sostituite con quelle rinnovabili ed alternative, com’e’ ovvio che gli scarti, rifiuti, possono essere trasformati nuovamente. In questi cinque anni di crisi finanziaria progettata a tavolino possiamo notare come la comunicazione ed il linguaggio usato dagli opinion makers sia concentrato sui politici e non sui cittadini, ben che meno intendono sostituire le chiacchiere da bar con le grandi opportunita’ offerte dall’innovazione tecnologica, e mostrare quanto sia facile trasformare un’economia basata sull’energia fossile in un’economia con fonti alternative. Comunita’ libere tramite le reti intelligenti. Un semplice mix tecnologico consente di transitare da un’economia ad un’altra. Diversi Stati e Paesi stanno progettando e realizzando la transizione tecnologica ed energetica, mentre in questi cinque anni la maggioranza dei giornalisti perde tempo perche’ preferisce concentrarsi sul gossip politico e rallenta l’evoluzione.

[1] Frederick Soddy, L’economia cartesiana, 1922

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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