
(Fonte: http://comune-info.net)
«Dopo una giornata di violenza poliziesca contro occupanti e manifestanti disarmati e pacifici, uno dei miei vecchi amici delle superiori che vive vicino a piazza Taksim mi ha raccontato: «E’ mezzanotte e la mia strada e’ viva. Tutti i vicini si sporgono dalle finestre, escono sulle balconate, fischiano, sbattono pentole e tegami, gridano ‘Tayyip istifa! Tayyip istifa!’ (Dimettiti Tayyip, dimettiti!)». Un racconto/analisi sulla Turchia, tra rabbia non piu’ latente e gentrification, molte cosa non saranno piu’ come prima
di Tom Gagne’*
Dopo una giornata di violenza poliziesca contro occupanti e manifestanti disarmati e pacifici, uno dei miei vecchi amici delle superiori che vive vicino a Piazza Taksim mi ha raccontato: «E’ mezzanotte e la mia strada e’ viva. Tutti i vicini si sporgono dalle finestre, escono sulle balconate, fischiano, sbattono pentole e tegami, gridano ‘Tayyip istifa! Tayyip istifa!’ (Dimettiti Tayyip, dimettiti!)».
Recep Tayyip Erdogan, primo ministro della Turchia e capo del Partito, di influenza islamista, della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) e’ sui carboni ardenti, di fronte a una rivolta che persone di diverse opinioni politiche stanno paragonando alla Primavera Araba che ha spazzato il Medio Oriente nel 2011.
Erdogan e’ stato in prima linea nel ridisegno neoliberale della Turchia. Esso ha compreso la quasi completa privatizzazione delle industrie nazionalizzate, l’ascesa della Turchia a potenza regionale con mire di dominio sulle risorse naturali nel Mediterraneo e la completa distruzione dei vecchi quartieri bizantini e ottomani di Istanbul, la piu’ grande citta’ della Turchia, nel nome del rinnovamento urbano e della gentrificazione, con l’obiettivo di trasformare Istanbul in un grande centro finanziario.
Quest’ultimo elemento e’ quello che ha innescato le proteste di massa scoppiate la settimana scorso e continuano a estendersi in questa.
Piazza Taksim
Dal febbraio 2012 il Parco Gezi ”’ una piccola oasi di verde nel mezzo del distretto piu’ affollato di Istanbul, Piazza Taksim ”’ e’ destinato alla demolizione come parte del piu’ recente progetto di rinnovamento urbano del AKP, che negli ultimi anni ha incontrato poca o nessuna opposizione politica. Il piano del governo consiste nel costruire una replica della Caserme Militari Taksim, demolite nel 1940 e di trasformare la struttura in un centro commerciale.
Con la costruzione prossima a iniziare, lunedi 27 maggio una serie di proteste semi-spontanee e’ sfociata nell’occupazione del Parco Gezi da parte di un piccolo gruppo di attivisti decisi a fermare lo sradicamento degli alberi e dello spazio verde. Quella notte i bulldozer hanno cominciato a demolire i muri del parco, ma i lavori sono stati rallentati dagli occupanti.
Le proteste si sono estese nei giorni successivi. Arrivati a giovedi mattina i dimostranti avevano fermato temporaneamente i lavori dopo che un politico curdo di spicco, Sirri Sureyya Onder, si era piazzato davanti ai bulldozer. Non in grado di produrre i necessari documenti legali che autorizzavano la demolizione, l’impresa edile si e’ recata dalla polizia di Istanbul.
Giovedi sera il parco era occupato da sino a mille manifestanti. La loro protesta e’ coincisa con una grande marcia in onore dell’anniversario della mortale aggressione militare israeliana alla Mavi Marmara, la nave turca che era stata l’ammiraglia della Flottiglia della Liberta’ per Gaza nel 2010.
La polizia turca e’ nota per la sua brutalita’
Ogni sera, nel corso della settimana, secondo Sungar Savran, direttore del giornale Isci Mucadelesi (Lotta operaia), in un articolo apparso sul sito web Bullet del Progetto Socialista Canadese, la polizia ha atteso sino alle ore antecedenti l’alba per lanciare il proprio attacco feroce attacco contro i dimostranti: ‘Istanbul e’ diventata un campo di battaglia coperto da gas lacrimogeno ‘¦ La cosa non sarebbe stata affatto una novita’: la polizia turca e’ famosa per la propria brutalita’ nel trattare le dimostrazioni disapprovate dal governo. Solo un mese fa, il Primo Maggio, ha disperso una riunione di migliaia di lavoratori e sindacalisti usando senza risparmio i lacrimogeni ‘¦ La differenza sta nella determinazione e nell’audacia dei manifestanti.’
Venerdi il Parco Gezi e’ stato isolato dalla polizia mentre continuavano gli scontri nelle strade. Ma le immagini sconvolgenti della brutalita’ della polizia a quel punto si erano diffuse in tutto il mondo, suscitando indignazione e la stessa piu’ grande mobilitazione in Turchia doveva ancora arrivare.
A giudicare dalle foto e dai video degli ultimi giorni non sarebbe scorretto affermare che le strade di Istanbul assomigliano a quelle del Cairo durante le fasi iniziali della Rivoluzione Egiziana. Per terra sono disseminati candelotti lacrimogeni. Ci sono facce insanguinate e arti rotti. Le autorita’ stanno usando blindati e cannoni ad acqua nel tentativo di disperdere i dimostranti. I dimostranti bruciano auto, erigono barricate in risposta, mentre striscioni e graffiti dei manifestanti usano il termine ‘rivoluzione’.
Yusuf Cemal, un attivista sindacale indipendente, riferisce: ‘Loro [i poliziotti] hanno addirittura usato pallottole vere; non sapevamo se ci fosse stato qualche morto. Ci siamo battuti dalle sette di sera alle sei del mattino’. Onur Devrim Ucbas, attivista socialita’ e membro del Partito Rivoluzionario Socialista dei Lavoratori, ha descritto la situazione: ‘C’erano socialisti, anarchici, attivisti del clima e ogni genere di cittadini preoccupati. La polizia ha nuovamente attaccato barbaramente; usando i propri candelotti a gas per colpire la gente in testa. L’attacco ha cambiato tutto.
La principale iniziativa di ‘Solidarieta’ a Taksim’ ha convocato una grande protesta venerdi. Piu’ di diecimila persone sono arrivate quella sera a Taksim e non si sono ritirate, nonostante centinaia di candelotti lacrimogeni. Poi la lotta si e’ estesa ad altre citta’, su grande scala. Il primo giugno, piu’ di centomila si sono riappropriati del parco e di Piazza Taksim. La polizia ha usato proiettili di plastica e cannoni ad acqua. Sono state incarcerate piu’ di 900 persone, e almeno una dozzina e’ rimasta gravemente ferita. Non ci sono state vittime per il momento.
Il movimento si e’ esteso letteralmente all’intera Turchia; decine di migliaia hanno marciato nelle grandi citta’, come Ankara e Izmir. I partecipanti non sono stati i ‘soliti sospetti’; migliaia di giovani hanno aderito a una marcia politica per la prima volta. Sono stati definiti ‘apolitici’ dalle generazioni piu’ anziane, ma ora stiamo partecipando alla politica”.
Una rabbia latente
Quella che era iniziata come una protesta relativamente limitata per proteggere un parco e la sua storia dalla distruzione si e’ trasformata in un momento spartiacque. Ha galvanizzato tutti i reclami e i problemi politici non riconosciuti e la rabbia latente in un paese che si e’ sempre piu’ indirizzato verso uno stato a partito unico che promuove valori religiosi conservatori e una conversione al neoliberismo piu’ rapida che mai.
Come ha scritto sul Guardian il giornalista socialista britannico Richard Seymour: ‘Questa e’ piu’ di una protesta ambientalista. E’ diventata un frenetico direttore d’orchestra di tutte le proteste accumulate contro il governo.’
Le proteste a Istanbul ”’ e, ora, in tutto il resto della Turchia ”’ hanno dato fiducia al movimento sindacale. Si tratta di un movimento con una ricca storia di battaglie, ma anche di repressioni. E’ rimasto in larga misura passivo nello scorso decennio di riforme neoliberiste sotto l’AKP. Uno dei principali sindacati turchi, la Confederazione dei Sindacati del Pubblico Impiego, ha convocato uno sciopero di settore il 5 giugno. La possibilita’ di uno sciopero generale non e’ impensabile se Erdogand e l’AKP resteranno fermi nella loro volonta’ di demolire il Parco Gezi.
Le coraggiose dimostrazioni in Turchi hanno ispirato sostegno in tutto il mondo. Lo scorso fine settimana gli attivisti di Occupy di New York hanno marciato sino al consolato turco da Parco Zuccotti per solidarieta’ con chi si batte in Turchia. C’e’ stata una vivace dimostrazione a Boston e altre ce ne saranno questa settimana in citta’ come Los Angeles, San Francisco e Chicago.
Il piano per distruggere il Parco Gezi fa parte di un programma piu’ ampio per Istanbul e per l’intera Turchia. E’ cominciato in verita’ nel 2008, quando la citta’ e’ stata dichiarata ‘capitale della cultura’ per il 2010. Per Erdogan e l’AKP si e’ trattato di un semaforo verde per ulteriori piani di sviluppo e di ‘rinnovamento’ urbano, concentrati nelle loro mani.
Gentrification
Il programma di gentrificazione forzata di Istanbul e’ iniziato con la distruzione di un quartiere vecchio di 550 anni, chiamato Sulukule. L’intero quartiere, abitato prevalentemente da una comunita’ Rom impoverita, e’ stato rimosso. Il successivo nella lista e’ stato il quartiere prevalentemente curdo di Tarlabasi, un’area storica piena di lavoratori emigrati. Il progetto ha distrutto edifici dell’era ottomana e un’eredita’ culturale di ebrei, greci, armeni e ora curdi emarginati che vi vivevano.
Ci sono altri 50 progetti proposti di gentrificazione a Istanbul, ma la proposta distruzione dello storico Parco Gezi e’ la battaglia finale per molti attivisti. E’ chiaro che un numero enorme di turchi e’ stanco di tutto quello che ha a che vedere con i progetti neoliberisti dell’AKP, e vuole esprimere la propria indignazione.
Piazza Taksim, dove si trova il Parco Gezi, e’ stata un simbolo profondo della sinistra turca dal Primo Maggio 1977 quando dozzine di militanti sindacali e radicali furono massacrati da aggressori tuttora ignoti. Negli anni successivi alla brutale dittatura militare dei primi anni ’80, i manifestanti hanno cercato di occupare Taksim il Primo Maggio come gesto simbolico di omaggio ai compagni caduti.
Nel 2010 la polizia ha concesso la piazza per le dimostrazioni del Primo Maggio sotto stretto controllo; il Primo Maggio scorso e’ stata chiusa di nuovo e gli attivisti sindacali e altri membri della sinistra si sono scontrati con la violenza dello stato.
Il futuro di una Turchia diversa e’ affidato a Piazza Taksim, con una nuova generazione che raccoglie quella lotta.
*Fonte: Socialistworker.org (traduzione di Giuseppe Volpe per znetitaly.org)
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