(Fonte: inviatospeciale.com)
Confermati in appello quattro anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici nel processo Mediaset sui diritti tv. Già partita la campagna contro i magistrati.
La sentenza è stata emessa dopo molte ore di camera di consiglio. Nel processo erano imputati oltre a Silvio Berlusconi, anche Fedele Confalonieri, Frank Agrama, il banchiere svizzero Paolo del Bue e numerosi dirigenti di Fininvest e Mediaset.
Gli investigatori hanno trovato i conti della Century One e della Universal Onedi, due società collegate alla ‘Silvio Berlusconi Finanziaria, registrata in Lussemburgo.
I magistati hanno accertato che le due imprese insieme ad altre società offshore gestivano fondi neri derivati dalla compravendita di diritti televisivi di film di produzione statunitense.
La tesi dell’accusa, che ieri i giudici di appello di Milano hanno ritenuto fondata, indicava in Berlusconi il protagonista dell’intera operazione, colpevole di aver intascato 280 milioni di euro in nero e di aver commesso falso in bilancio.
Di estrema gravità le reazioni di alcuni dirigenti del Pdl.
Mariastella Gelmini ha detto: “Una condanna incomprensibile. E’ l’ennesima prova di un uso politico della giustizia sciagurato che non aiuta un clima di pacificazione che invece dovrebbe instaurarsi tra le forze poltiche”. “E’ un fatto estremanente grave e lesivo della democrazia. Si conferma un uso distorto della giustizia non più tollerabile”, ha concluso l’ex ministro.
Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato, ed ex presidente di Palazzo Madama da parte sua ha aggiunto: “Continua la persecuzione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi, leader politico che ha il consenso di dieci milioni di elettori. Evidentemente, per una certa magistratura la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai. Soprattutto quando si nega con tanta ostinazione la verità dei fatti e ancor di più il buon senso”.
Il richiamo alla presunta ‘pacificazione’ fa riflettere sulla natura dell’attuale governo Letta. Nelle intenzioni del centro destra la collaborazione con il centro sinistra dovrebbe includere un colpo di spugna su reati che non sono certo ‘di opinione’ e nè sono stati compiuti nell’esercizio delle funzioni politiche, ma che sono inscrivibili tra quelli comuni e commessi per interessi personali.
L’atteggiamento decisamente eversivo da parte di numerosi esponenti del Pdl, che non si limita a criticare la decisione dei giudici di appello (hanno confermato una analoga condanna in primo grado) ma che grida al complotto organizzato aprirà inevitabili polemiche nel Pd.
Come infatti i democratici possono condividere responsabilità con un partito che non rispetta la legittimità dei poteri dello Stato e che ha come leader un condannato interdetto dai pubblici uffici?
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