Sopravvivere in Italia e’ un’impresa

Nel 2012 in Italia sono fallite oltre 100 mila imprese. Quest’anno ne falliranno piu’ o meno altrettante. Soffocate dalla crisi dei consumi, dal fisco opprimente che pretende senza dare nulla in cambio, e dai crediti che migliaia di imprenditori vantano dallo Stato biscazziere. Quello Stato biscazziere che e’ stato gestito dai governi degli uomini. L’ultimo governo, quello di Berlusconi prima che venisse Monti, ha fatto finta di nulla. Con slogan all’insegna della crisi gia’ passata e dei ristoranti pieni, si e’ eretto con tutto il suo peso parassitario e delinquenziale sulla pelle dei cittadini e delle imprese, lasciate morire soffocate dal cuscino dell’inefficienza del sistema reso cosi apposta per l’impunita’ dei politici, e dalla burocrazia controllata da Equitalia.

Di debiti della pubblica amministrazione, negli ultimi anni, non si e’ parlato granche’. C’era stato qualche segnale e qualche forma di volonta’ di provvedere a pagare le imprese, ma erano rimaste lettera morta. Ci aveva provato il ‘superministro‘ del Tesoro Tremonti, quello che dava in nero e sottobanco 4 mila euro al mese di affitto per la casa di Marco Milanese, che ipotizzava di scontare alle aziende i contributi e le tasse. Senza farne nulla. All’epoca di questa colossale presa per i fondelli (2010) , i debiti dello Stato nei confronti delle imprese era di 70 miliardi di euro. Di cui 500 milioni li chiedeva l’Ilia, l’associazione delle imprese di intercettazioni per conto delle procure, che si appello’ inutilmente a Berlusconi denunciando «Il ministro della Giustizia Alfano non ci paga, non possiamo piu’ lavorare per le Procure, le indagini si fermeranno». Il menestrello Alfano rispose serafico che «quei soldi non glieli posso dare perche’ non li ho». L’Ilia fece appello anche a Napolitano per chiedere un emendamento al ddl Stabilita’ per progammare lo stanziamento. Non risulta, a tutt’oggi, che quelle imprese siano state pagate. In quel periodo il parlamento si era riunito solo 136 volte dall’inizio dell’anno (2010) per varare lodi e lodini di impunita’ al nano di Arcore. Il Pd si faceva pugnette su governi di transizione, mentre l’Idv stava per servire sul piatto di Berlusconi due Razzi e Scilipoti pronti a votare contro la mozione di sfiducia del 14 dicembre successivo, giorno in cui Berlusconi si salvo’ comprandosi uno a uno i deputati degli schieramenti avversi.

Il governo Monti, per voce del ministro Passera, aveva proposto di rimpinguare le imprese con Bot e Cct al posto di denaro. Una soluzione che pareva tale giunta nel dicembre del 2011, quando i debiti dello Stato erano lievitati a 80 miliardi di euro. L’Italia, coi suoi 180 giorni di attesa media per un pagamento, era gia’ la piu’ ritardataria d’Europa a fronte di una Germania pagatrice in 35 giorni, e una Francia in 64. In Italia, con Monti, i pagamenti non sono mai partiti. Nel giugno scorso il ministro Grilli aveva fatto approvare le dismissioni di immobili pubblici da vendere sul mercato, per produrre «un’entrata di 10 miliardi in un mese» che le imprese non hanno visto perche’ il decreto del governo non e’ mai stato approvato.

Ora che siamo nel 2013, che le imprese sono fallite, che i suicidi non fanno piu’ notizia, che i miliardi di debiti dello Stato nei confronti delle imprese sono diventati 90 (novanta) pari al 5,8% del Pil, che il numero dei disoccupati e’ fuori controllo’¦ Ecco, ora che l’economia reale e’ scivolata nel dirupo senza appigli, arriva l’a’ncora corta del Parlamento, che con o senza governo Monti, pare stia procedendo con una prima tranche di pagamenti di urgenza, che pero’, va ricordato, gonfiera’ il debito pubblico dopo il vano tentativo di Monti del maggio scorso di chiedere alla Merkel la possibilita’ di saldare le imprese senza aggravi del debito nell’ottica della Golden rule. La Merkel rispose di procedere senza curarsi dell’aumento del debito del 4% (gia’ allora era al 123,5% del Pil), in quanto l’Europa ‘e’ la garanzia, non lo sanzionera’.’ A patto pero’ che tutto venga smaltito entro il 2015, quando scattera’ l’obbligo di tagliare il debito previsto dal Fiscal Compact.

Ebbene, oggi che il governo Monti e’ come se non ci fosse, riesce miracolosamente il Parlamento in seduta comune ad approvare una prima tranche di pagamenti. Senza ministri e purtroppo, senza piu’ imprese. Le poche rimaste che non chiudono perche’ non se lo possono permettere, sembrano graminacee nel deserto sopravvissute al virus letale dei partiti: responsabili di prolungata e immobile siccita’ assieme ai loro uomini che andrebbero eliminati dalle istituzioni. Ci vorrebbe un acquazzone di cittadini che con uno tsunami di maggioranza, lavi le incrostazioni del parassitismo, delle lobby, delle corporazioni e della contiguita’ con le organizzazioni criminali che hanno infettato le nostre istitituzioni. Sara’  un’impresa, mi rendo conto. Ma non ci sono alternative. Il cielo dell’economia, del resto, e’ plumbeo da tempo. Prima o poi piovera’ abbastanza.

Condividi (Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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