La curva discendente di Monti

(Fonte: altrenotizie.org)

Gia’ solo queste parole, visti il merito e l’impatto sul paese delle cosiddette riforme del governo dei professori e presunti tali, configurano un dato di merito inoppugnabile per il sindacato guidato da Susanna Camusso. Sia sulla riforma delle pensioni che su quella del mercato del lavoro i guasti prodotti dalla coppia Monti-Fornero sono stati pesantissimi. Nella vicenda degli esodati, poi, l’incapacita’ conclamata, miscelata con l’idolatria narcisista ed autoreferenziale dello scombinato duetto, ha prodotto una situazione drammatica per centinaia di migliaia di lavoratori, d’un colpo privi di lavoro e di pensione al tempo stesso.

Una gestione da dilettanti allo sbaraglio, incapace di leggere il quadro e persino i numeri. Ed e’ proprio grazie al sindacato a al PD che le misure previste dalla ministra del pianto non siano passate del tutto, cosa della quale, evidentemente, l’ex-advisor di Goldman Sachs ed ex di molto altro ancora non riesce a capacitarsi. Nel suo immaginario, il professore ritiene che partiti e sindacati siano un intralcio,  e che i governi (come disse in una intervista) non devono dare troppo ascolto al Parlamento. Un bel governo tecnocratico e teocratico, invadente verso l’interno e invaso dall’esterno e’ il suo orizzonte preferito.

Ma il fatto e’ che il fallimento della sua politica economica non e’ stato solo denunciato dai sindacati, ma anche dal Rapporto di Bankitalia e dal Fondo Monetario Internazionale nelle stime di crescita ridotte rispetto alle previsioni causa recessione indotta dalle politiche rigoriste e prive di equilibrio e tagli agli sprechi che il governo Monti ha somministrato all’Italia. Ovviamente, a detta di Monti sono Bankitalia e FMI in errore. Anzi, scopo la ricerca di voti, promette una ripresa dell’economia proprio nel 2013, benche’ tutti gli studi dicano sia improbabile. Bersani, che scemo non e’, ha gia’ fiutato l’inghippo sui conti e da qualche giorno fa presente come sia concreto il rischio di trovare polvere sotto il tappeto. Ovvero, rischiamo una nuova manovra di aggiustamento dei conti pubblici causa dati sbagliati.

E’ nervoso il professore. E cio’ si spiega con il delinearsi costante della caduta dei consensi che la sua lista di riciclati incontra nelle intenzioni di voto. Fino a poco prima dello scioglimento delle camere, alcuni organi di stampa spacciavano sondaggi pallonari dai quali emergeva che Monti era l’uomo di cui si fidavano maggiormente gli italiani; una sorta di cucina Scavolini, insomma. Poi pero’, quando le promesse di non candidarsi hanno fatto la fine di quelle sull’equita’, i sondaggi elettorali veri e propri hanno iniziato a delineare un ben piu’ misero quadro per il centrino del professore, giustamente definito da Fassina una lista del Rotary.

La verita’ e’ che le proiezioni migliori per la sua lista non vanno oltre il 12% e che anzi, alcuni sondaggi che restano ancora chiusi nei cassetti, indicano il possibile risultato in una forchetta tra l’otto e il dieci per cento dei voti in conseguenza del recupero di Berlusconi. Ove cosi fosse, per Monti sarebbe una debacle totale, giacche’ la sola UDC ha sempre viaggiato tra il 5 e il sei per cento, al quale si dovrebbe aggiungere un 2% di FLI. Dunque quale sarebbe l’apporto del professore? Un due o tre per cento? Tanta boria per cosi pochi voti?

L’operazione elettorale di Monti, Casini e Fini, d’altra parte, e’ destinata solo a impedire che la destra o la sinistra possano vincere, che il paese abbia una chiara direzione politica dalle urne, che il bipolarismo si consolidi. Il progetto e’ impedire qualunque progetto. Il riferimento e’ alla stagione craxiana, caratterizzata dal tentativo piratesco di porsi a mo’ di Gino di Tacco sulla Rocca di Radicofani a taglieggiare i viandanti (cioe’ imporre i suoi al vincente relativo per trasformarlo in cambio in un vincente assoluto); ma potrebbe risultare inutile in assenza dei numeri necessari al Senato. Se infatti il PD e SEL dovessero riuscire ad avere la sufficiente maggioranza, il dialogo con il professore sarebbe di natura soprattutto istituzionale, relativo cioe’ alle riforme di sistema cui il prossimo governo dovra’ mettere mano.

Ma c’e’ di piu’. Quale che sara’ il risultato finale, sia esso l’otto o anche il dodici per cento, incombe il voto di Grillo. Se il M5S superasse il centrino, allora davvero Monti e Casini si ritroverebbero con il loro assemblaggio al quarto posto. Sarebbe la peggiore delle bocciature per il professore: gli italiani, che militano nei partiti, s’iscrivono ai sindacati ed eleggono i parlamenti sovrani, dimostrerebbero di saper mettere i voti ai professori.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)

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