Chi ci governa e secondo quali regole? La nostra crisi di rappresentanza è in realtà una diretta conseguenza della crisi economica. L’economista più battagliera d’Europa spiega come la democrazia è diventata un lusso.
Un forte legame tra crisi economiche e l’avvento di dittature percorre la storia d’Europa. Quando le cose vanno male, sembra, non possiamo permetterci la democrazia: occorrono soluzioni rapide, prese da pochi per il bene di tutti. Ma sono le soluzioni giuste? E il bene è davvero quello di tutti? In questo nuovo pamphlet, Loretta Napoleoni indaga il legame tra l’aggravarsi della crisi e l’indebolirsi della sovranità nazionale e parlamentare. Discute le responsabilità dell’Euro, dei burocrati di Bruxelles e di unificazione fatta troppo in fretta. Punta il dito contro una generazione di politici, quella dei baby boomers, che per decenni ha servito i propri interessi, privando di fatto della rappresentanza ampi strati della popolazione, primi fra tutti i giovani.
E indica un modo per salvare quel che resta della nostra democrazia.

1. Il fiscal compact che impatto ha?
Secondo questo accordo in vigore dal 1° gennaio, lo Stato dovrà spendere solo quanto incassa con un margine dello 0,5%, 1% per gli Stati virtuosi che non superano il 60% del rapporto debito pubblico/PIL.
Oltre a questo vincolo, lo Stato dovrà rimborsare la parte eccedente il 60% di un ventesimo l’anno.
Nel nostro caso si tratta di sborsare ulteriori 55 miliardi l’anno sperando che i tassi rimangano stabili e che il nostro PIL torni velocemente a crescere.
Privando lo Stato della possibilità di fare qualsiasi investimento e obbligandolo a rientrare del debito eccedente il rapporto del 60% col PIL è prevedibile che si dovrà mantenere se non aumentare il livello di tassazione attuale e diminuire fortemente molti dei servizi essenziali aumentando la spirale recessiva attuale.
2. Il debito pubblico come si è formato?
Una volta che lo Stato ha perso la Sovranità Monetaria ovvero la sua prerogativa di emettere moneta, per finanziare il deficit – la differenza fra quello che incassa e quello che spende – deve emettere obbligazioni e venderle sul mercato attraverso il sistema delle aste gestite dalla banca d’Italia.
Alla scadenza dei titoli lo Stato può rimborsare i titoli attraverso la tassazione oppure emettere nuovi titoli di debito innescando così la crescita esponenziale del debito oggi comune a tutto il mondo.
3. Chi detiene il debito?
Attraverso apposite aste i titoli di Stato vengono venduti a banche commerciali le quali a loro volta le vendono ai loro clienti, a fondi di investimento ecc. sia in Italia che all’estero.
Non vi sono degli elenchi ufficiali dei detentori del debito pubblico, ma soltanto dei dati aggregati pubblicati dalla Banca d’Italia periodicamente nel supplemento al Bollettino Statistico.
Link http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2012/sb52_12/suppl_52_12.pdf
Vi sono Stati alcuni importanti tentativi per avere un’anagrafe del debito pubblico, di recente il deputato radicale, Marco Beltrandi ha presentato una proposta di trasparenza purtroppo rimasta del tutto inascoltata.
Link http://old.radicali.it/view.php?id=151415 On. Marco Beltrandi – Radicali gruppo PD
4. Se usciamo dall’euro cosa succede?
Tecnicamente niente di particolare perché il cambio di valuta è una cosa abbastanza comune.
Tutto il denaro circolante, depositi ecc. verranno denominati nella nuova valuta con un rapporto di 1:1; i mutui verranno denominati nella nuova valuta sicuramente per le banche italiane, le banche straniere potrebbero mantenere i mutui in euro e allora lo Stato dovrà contrattare l’uscita e la conversione con accordi mirati; il debito pubblico verrà automaticamente rinominato nella nuova valuta con lo stesso rapporto di 1:1.
La nuova valuta si adeguerà all’economia con una svalutazione nei confronti dell’euro di circa il 30-35%, svalutazione del resto già incamerata nei prezzi attuali di azioni, obbligazioni ecc.
Sicuramente ci sarà un aumento anche dell’inflazione, ma se usiamo come punto di riferimento la svalutazione che ebbe la lira nel 1992, l’aumento dell’inflazione potrebbe essere molto contenuto.
Sulle retribuzioni il potere di acquisto calerà solo su quei beni che provengono dall’estero che avrebbero un aumento pari alla svalutazione favorendo quindi la ripresa del mercato interno.
Nel caso dell’abbandono dell’euro e di una conseguente svalutazione della nuova valuta, i prezzi di borsa aumenterebbero poiché oggi i prezzi riflettono già la svalutazione che il mercato attribuisce alle imprese quotate e anche per l’aumento delle esportazioni e della domanda interna.
5. L’Italia non paga il debito: la borsa crolla e le aziende falliscono. È vero?
Probabilmente avremo l’esatto contrario come dimostrato dal caso Islandese dove l’economia si è ripresa immediatamente una volta ripudiato il debito.
La stessa cosa è avvenuta in Ecuador che ha ripudiato il 65% del suo debito considerandolo come “debito odioso” contratto per scopi contrari al benessere comune.
6. Abbandonare l’euro è impossibile. Le istituzioni, i governi non lo permetterebbero mai. E vero?
Tecnicamente non esiste alcuna norma che vieti l’uscita di un paese dall’euro, ovviamente chi ha beneficiato degli effetti di questa valuta non sarà d’accordo e farà valere le sue ragioni.
Per quanto riguarda i trattati molti costituzionalisti stanno mettendo in discussione l’anticostituzionalità del processo che ha portato alla ratifica dei trattati e degli obblighi attuali.
7. Di chi è la regia di ciò che sta accadendo?
Questa situazione è solo il frutto di quel modello di pensiero che tramite la forza prima delle armi e oggi della finanza ha sempre anteposto l’avidità ed il profitto di pochi al benessere delle popolazioni.
La differenza è che se prima avveniva negli Stati alla periferia dell’impero economico, oggi si è alzato il tiro e tocca paesi importanti e strategici come il nostro.
8. Come possiamo uscire da questa situazione? Solo facendo sacrifici?
Rimanendo in questo paradigma economico basato sul debito infinito e sulla crescita lineare abbiamo poche speranze di risollevarci.
Per uscire da questo incubo è necessario che sia noi che la politica facciamo un salto di qualità mettendo come priorità il benessere delle persone in armonia con le risorse naturali e l’ambiente.
9. Il debito può essere cancellato? E quali sarebbero le conseguenze?
La storia è piena di cancellazioni del debito, un esempio recentissimo è quello della Russia che lo scorso ottobre ha cancellato 20 miliardi ai paesi africani e negli ultimi 11 anni ha condonato oltre 80 miliardi di dollari ai suoi debitori.
10. Il signoraggio cosa è?
Poiché oggi il denaro non ha più nessun legame con un valore reale come l’oro e l’argento, chi emette denaro ha un potere reale molto importante e può disporre di beni e servizi in cambio di “carta” ovvero le banconote.
La stessa cosa avviene per le banche commerciali che attraverso la riserva frazionaria danno vita ad un moltiplicatore del credito su cui lucrano interessi.
Tratto da http://www.democraziavendesi.org/chiedi-a-noi/
http://www.democraziavendesi.org/manifesto/
http://www.democraziavendesi.org
Be the first to comment on "Democrazia Vendesi"