Ilva: una legge contro la legge

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Monti portera’ un decreto legge oggi al Consiglio dei ministri. La bozza prevede la non efficacia dell’azione della magistratura quando confligge con l’attuazione dell’Aia. Dubbi sulla costituzionalita’ del provvedimento.

L’Ilva deve vivere, nonostante i morti. Sembra che questo principio permetta di superare persino i confini della legalita’ e cosi nella riunione che si e’ tenuta ieri a Roma su siderurgico si e’ probabilmente stracciata un’altra pagina della Costituzione.

In pratica l’Autorizzazione di impatto ambientale nella quale si definiscono alcuni punti sul ‘presunto adeguamento’ delle acciaierie a standard accettabili di inquinamento diventa parte di una legge ed in questo modo la connessa autorizzazione alla prosecuzione dell’attivita’ produttiva per due anni concessa ad Ilva rende impossibile per i magistrati lo svolgimento della loro attivita’ vigilanza e repressione del crimine.

Per valutare se davvero le acciaierie procederanno al rinnovamento degli impianti si nominera’ un garante, che ricorrera’ alla consulenza dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e del parere di un non meglio identificato comitato dei lavoratori dello stabilimento.

Il presidente indagato dell’Ilva, Ferrante, ha gia’ detto che “i provvedimenti della magistratura stano provocando gravi ripercussioni sull’occupazione, ma il quadro rischia di peggiorare. Anche Genova avra’ problemi ed e’ destinata alla chiusura”.

Il normalmente barricadiero segretario della Fiom, Maurizio Landini, e’ contento: “Bene il decreto, ma con le garanzie”. Per il sindacalista “e’ necessario dare continuita’ produttiva a tutto il settore, garantendo lavoro e salute sia delle persone che vivono in fabbrica sia dei cittadini”.

Il leader dei metalmeccanici, nonostante il decreto possa essere anticostituzionale, lo ritiene un atto positivo ma, ha aggiunto, “e’ importante che ci siano due elementi di garanzia”. Il primo e’ che “i miliardi che sono necessari per bonificare l’area” dell’Ilva “siano garantiti dall’impresa o, in alternativa, dallo Stato”. E poi, “sono necessarie forme di controllo o commissariamento per garantire che gli impegni siano realizzati”, fermo restando che “nell’Aia ci deve essere il principio di tutela ambientale”.

Anche Bersani e’ d’accordo: ‘Il decreto se e’ come viene annunciato fa partire la bonifica a carico dell’azienda, ridimensionando un po’ la produzione, risolve il tema della compatibilita’ perche’ porta gli standard a livelli che in Europa andranno in vigore tra qualche anno”.

Piu’ dubbioso il presidente della Puglia, Vendola: “Nella scrittura del decreto bisogna partire dal diritto alla salute, dalla valutazione di danno sanitario. Se non c’e’ questo, qualunque intervento puo’ assomigliare, ed essere, un esautoramento dell’attivita’ giudiziaria, in conflitto con il nostro ordinamento”.

La vicenda, come sempre accade con le leggi ‘su misura’, non e’ per nulla risolta. La magistratura, se il decreto ne limitera’ l’azione, ricorrera’ alla Corte e probabilmente finira’ come sempre, ovvero con la bocciatura del provvedimento.

Il prevalere degli interessi industriali (non dei lavoratori) e’ in grado di mettere tutti d’accordo. Anche a spese della legalita’. E manca il coraggio di ripensare le strategie produttive nella citta’ pugliese. Cosi, risanamento o meno, lo stabilimento continuera’ ad essere il vero padrone di Taranto.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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