(Fonte: Inviatospeciale.com/)
La denuncia arriva da ‘Save the Children’, che aggiunge: “Nel Paese il futuro e’ cancellato”. Il Palazzo intanto si occupa d’altro.
L’associazione umanitaria ha presentato ieri il suo’Atlante dell’infanzia a rischio’ ed i dati contenuti nel volume non sono per nulla rassicuranti.
Pessime notizie sul fronte della dispersione scolastica, dei servizi di asili nido, della disoccupazione giovanile, del numero di ragazzi ‘Neet’ che non studiano, non lavorano ne’ seguono corsi di formazione.
Crescono la denatalita’ e l’invecchiamento demografico, l’inquinamento del territorio, la penetrazione delle organizzazioni criminali e mafiose.
E su tutto questo disastro spicca il peggiore: i neonati italiani vengono al mondo gia’ con un’ipoteca di 3,5 milioni di euro di debito pubblico a testa, il piu’ alto d’Europa.
Per ‘Save the Children’ questi ‘nuovi italiani’ sono “gli ipotecati”.
Valerio Neri, direttore generale dell’associazione, ha detto: “Il futuro dei bambini e’ stretto in una morsa: da una parte il peso del debito pubblico con la contrazione della spesa sociale, aggravato dalla crisi; dall’altra il rapido invecchiamento della popolazione, che costituisce un’ulteriore sfida ai sistemi di welfare, perche’ drena risorse per le pensioni e per l’assistenza agli anziani”.
Nell’Atlante si legge inoltre che “e’ in crescita l’area della disaffezione allo studio, anche fra ragazzi senza particolari carenze affettive, relazionali o economiche: sono quasi 800.000 i giovani tra 18 e 24 anni dispersi, che cioe’ hanno interrotto gli studi fermandosi alla terza media e non iscrivendosi neanche a corsi di formazione. In Sicilia e in Sardegna la dispersione scolastica e’ 15 punti rispetto all’obiettivo europeo pari al 10 per cento con 25 giovani fra 18 e 24 anni fermi alla terza media”.
Neri ha aggiunto che “di fronte all’apparente inutilita’ di un titolo di studio anche elevato e al fallimento, che la realta’ piu’ diffusa ed evidente sembra attestare, dei valori dell’onesta’, del rispetto, del puntare sulle proprie forze e competenze i ragazzi si orientano sempre piu’ spesso verso modelli di successo facile, in cui la scuola e la stessa universita’ sono viste con distanza e perfino con sarcasmo”.
Uno sbilanciamento regionale si registra nell’offerta di servizi cruciali come gli asili-nido: “In Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Molise e’ compreso fra 2 e 5,5 il numero di bambini ogni 100 da 0 a 2 anni in carico agli asili nido pubblici o ad altri servizi integrativi, a fronte dei 27-29 in Valle d’Aosta, Umbria, Emilia-Romagna. E nel Mezzogiorno “si concentra anche la gran parte dei 314.000 ‘disconnessi culturali’: bambini e adolescenti da 6 a 17 anni che negli ultimi 12 mesi non sono mai andati al cinema, non hanno aperto un libro, ne’ un pc, ne’ navigato su Internet, ne’ fatto uno sport”.
Tuttavia per Save the Children la desolazione non si ferma li. “Le mafie per esempio: circa 700.000 minori vivono in uno dei 178 Comuni sciolti almeno una volta per mafia negli ultimi vent’anni, dislocati nella stragrande maggioranza in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, con alcune propaggini nel Lazio e in alcune regioni del Nord come Liguria e Piemonte”.
Poi, “ci sono i territori avvelenati non solo metaforicamente ma anche realmente: sono quasi un milione e mezzo i bambini e ragazzi italiani, pari al 15 per cento, che nascono e crescono in prossimita’ di impianti siderurgici, chimici, petrolchimici, aree portuali, discariche urbane e industriali, non conformi o fuori controllo e altamente nocive. Inoltre, c’e’ il cemento, che mangia verde, salute, benessere: il consumo del suolo marcia al ritmo di 100 ettari al giorno, 10 metri quadrati al secondo”.
Per non parlare del fatto che “26.000 scuole non sono state costruite con criteri anti-sismici e solo 3.700 sono a prova di terremoto”.
A muoversi in uno scenario cosi difficile e minaccioso, con pochi aiuti, poche risorse, pochi stimoli saranno per di piu’ sempre in meno i giovani e i bambini, “privi di peso politico. Secondo lo scenario demografico piu’ verosimile – prevede l’Atlante – nel 2030, quando chi nasce oggi compira’ 18 anni, ci saranno 10 milioni di minori, per un’incidenza pari al 15,4 per cento e 1 su 5 sara’ straniero. Saranno 60.000 le nascite in meno rispetto al 2011, con un decremento della natalita’ dell’1,5 per cento superiore alla media europea”.
L’associazione annuncia che formulera’ “proposte che presenteremo a maggio al probabile nuovo governo, nell’ambito della campagna ‘Ricordiamoci dell’infanzia’ a sostegno dell’infanzia a rischio in Italia.
Alcune possibili iniziative sono chiare sin da ora, come per esempio la messa a punto di un piano di lotta alla poverta’ minorile e l’innalzamento dei finanziamenti per l’infanzia almeno al 2 per cento del pil scorporandoli dal computo del debito pubblico.
“La promozione e il sostegno dell’infanzia debbono essere considerati un investimento e non una spesa”, afferma ‘Save the Children’. Per ora nessuno sembra averlo capito.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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